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CULTURA
24 agosto 2007
Fatti di Reggio Emilia. (Parte 1)
L'ispirazione non è arrivata a caso dal cielo, ma da un testo del cantante degli Offlaga Disco Pax, sentito durante una trasmissione radiofonica.




Ci sono storie grandi e storie piccole. Questa è una storia grande. E’ una storia che racconta di un pezzo d’ Italia nato e morto una quarantina di anni fa, una storia che a soli 15 anni dalla libertà dal fascismo lasciava intravedere ben poche speranze e ben più concreti scenari di lotta civile, che di fatto si verificò e perdurò almeno fino all’inizio degli anni ’80. Questa è una storia di una cittadina, Reggio Emilia, ma è anche la storia dell’ Italia e della politica che la governava. E’, quindi, una pagina non qualsiasi della storia del nostro paese.

Per iniziare il racconto e renderlo il meno pedante possibile, lo si dividerà in piccoli episodi, un racconto d’appendice direbbero Oltralpe. Per iniziare seriamente però, dobbiamo ritornare a quel 1960, ai mesi prima dell’ estate, quando ancora il sangue non aveva drammaticamente colorato le cronache dei giornali e le vite di persone qualunque.

A dispetto di tutto, l’anno 1960 si apre con un particolare entusiasmo: il boom degli anni Cinquanta aveva riempito i portafogli della classe media, le famiglie avevano quasi tutte un’automobile, e la TV faceva le sue prime comparse nelle sale non di lusso. Il 1960 è l’anno del cosiddetto “Miracolo”, dove per miracolo si suole indicare il periodo del sorpasso dei lavoratori industriali sui lavoratori agricoli. Durerà poco il primato: il tempo che l’esplosione dei servizi dia inizio anche nel Bel Paese alla terziarizzazione dell’economia. E’ l’anno del PIL più alto mai registrato e mai più realizzato; all’epoca volavano su percentuali cinesi tra il 7% e l’8% di crescita. Al Sud si assiste a una migrazione totale verso il triangolo economico e sviluppato del Nord (Milano-Torino-Genova), le campagne sono desolate e abbandonate a chi non ha voglia di salire perché troppo vecchio per investire nel futuro. Al Nord c’è lavoro, l’offerta del settore industriale è senza precedenti, al Sud c’è manodopera libera che è allettata da uno stipendio fisso e da un cambiamento delle proprie condizioni di vita. Si va al nord, si lascia tutto, non per scommessa, ma per qualcosa di più reale.

In Parlamento però le cose non sembrano andare per il meglio. C’è una perenne aria di crisi, che portò a ben tre diversi governi nel giro di un anno. E’ il periodo in cui la DC voleva fare tutta da solo, senza appoggi esterni, ma senza appoggi esterni è difficile governare. Ecco allora il succedersi di maggioranze democristiane più orientate a sinistra e maggioranze più orientate a destra, fino a quando, l’8 aprile 1960, succede qualcosa di nuovo. Succede che l’onorevole Tromboni, incaricato di formare il governo ottiene la fiducia del Parlamento con 300 voti, tutti DC con in più il placet del MSI. A 15 anni dalla fine del fascismo torna prepotente il Movimento Sociale, in un ruolo certamente non di primo piano, ma certamente chiave per la governabilità del Paese. E’ il primo governo democristiano aiutato dai fascisti. Agli occhi degli altri partiti, stupore e malumore. In tronco votarono tutti contrari al governo Tramboni. Alla fine fu 300 a 293, e Tramboni divenne Primo Ministro. In realtà la spiegazione di tutto sta nelle parole del cardinale Ottavini rilasciate il 7 gennaio di quell’anno sull’ Osservatore Romano, in cui disapprovava i recenti ammiccamenti dei democristiani coi socialisti, che definisce, parole sue, novelli anticristi. E così, pur di non mischiarsi le mani coi comunisti, la Chiesa stava avvallando un'intesa con un movimento politico nato dalle ceneri del fascismo, che solo 3 lustri prima aveva dittatorato l' Italia.

A Reggio Emilia, arriviamo,.. con calma, ma arriviamo...

(1 - continua..)

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permalink | inviato da JPier il 24/8/2007 alle 21:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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