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POLITICA
22 novembre 2007
Berlusconification 2.
Ci va giù al solito pesante Ezio Mauro, figlioccio di Eugenio Scalfari. L'antiberlusconismo è stato da sempre uno dei temi cari al giornale di Milano, e la legge sul conflitto d'interessi una bandiera costante, che mai ha trovato efficaci riscontranze in politica, nemmeno col centro-sinistra al governo. Le belle parole in campagna elettorale ("il conflitto d'interessi verrà risolto nei primi tre mesi di governo") si sono sbriciolate davanti ad una realtà di ingovernabilità, con un paio di voti traballanti al Senato.

Ezio Mauro, alla luce di quanto pubblicato sul suo giornale, cavalca ancora una volta l'onda del conflitto di interessi, e rievoca scenari un po' fantapolitici per la verità in cui siamo un po' tutti manipolati. La realtà è un'altra, come al solito, ma non meno drammatica. Che Berlusconi sia un'anomalia tutta italiana (e thailandese) lo rileva anche il più fervente sostenitore di FI, che Berlusconi non debba fare politica è un concetto che difficilmente potrà passare.

In un mondo ideale Berlusconi non dovrebbe fare politica, non dovrebbe essere concesso a un industriale così potente, proprietario dell'impero mediatico privato italiano, di fare politica. Per una ragione di buon senso. Alla luce dei 13 anni di politica berlusconiana, si è rivelato ciò che era chiaro ai meno: che Berlusconi è sceso in campo perchè temeva di perdere le proprie aziende, di andare in carcere e di pagare i conti con la giustizia. I motivi sono questi, poi fatti passare come "sono sceso in campo perchè altrimenti sarebbero saliti i comunisti". I comunisti per Berlusconi sono i nemici, e lo sono anche paradossalmente anche per i suoi elettori, che in realtà poco avrebbero da aver paura. I comunisti in realtà non sono altro che persone di moderato buon senso, con un senso di giustizialismo medio, nati e rifondati dalle ceneri del PCI e confluiti nel PDS. Gente di buon senso, non cattivi personaggi, biechi invidiosi del soldo berlusconiano.

Al governo Berlusconi ha cercato di mantenere lo status quo televisivo e mediatico ed è riuscito a mantenere tutte le licenze che deteneva, ha accelerato sul digitale terrestre, su cui Mediaset ha investito molti miliardi, prevedendo anche leggi di vendita agevolata dei decoder. E al fratello Paolo dava soldi pubblici per una società di costruzione e vendita di decoder. Poi si sa, Paolo è Paolo, e quindi la società è fallita.
A livello giudiziario è intervenuto direttamente sul codice penale, ha usato tutti gli strumenti politici e di tutela parlamentare per allungare i processi riuscendo in tutti i casi a prescrivere il reato. La prescrizione poi viene spacciata per Berlusconi come assoluzione, ma non è così. Stesso discorso per la "mancanza di reato".

In 13 anni di politica Berlusconi ha fatto crescere di molto il fatturato della sua azienda, portandola ad essere uno dei più grandi player internazionali, capace di comprare la Endemol in vendita sul mercato internazionale con molti concorrenti alla finestra.

Ma Berlusconi ha fatto molto anche per i suoi elettori. Ha agevolato soprattutto le piccole-medie imprese, eliminando molta burocrazia, e soprattutto quella burocrazia più fastidiosa che aveva il sapore del controllo. Ha allentato i controlli della Guardia di Finanza, riducendo in modo impressionante il numero dei riscontri sull'evasione. Ha usato i soldi pubblici, indebitandosi, per le infrastrutture (Ponte dello stretto e via altri) e per la diminuzione delle tasse. Certo le tasse sono scese, ma poi sono salite (centro-sinistra) per riequilibrare il bilancio. I conti si fanno sempre alla fine e li paga sempre il cittadino, non è questione di destra e di sinistra. Se le tasse scendono e non si hanno entrate, poi occorre rialzare le tasse, e alla fine c'è un buono (Berlusconi) che abbassa le tasse indebitandosi e un cattivo (Prodi) che alza le tasse eliminando il debito. Poi andrebbe spiegato agli italiani che il debito si paga e si paga con gli interessi ogni anno, come un mutuo.
E poi Berlusconi ha fatto bene a tutti gli evasori, a chi si è costruito abusivamente un piano della propria villetta, o l'intera casa, o una finestra, o una servitù o altro. A tutti questi una serie di condoni che hanno salvato la vita e la faccia. Il fallimento non era più da codice penale, ma aveva solo una valenza amministrativa. Per i falliti niente più carcere. Sai che sollievo... (con tutto poi, che è plausibile pensare all'esclusione del carcere per i falliti, ma con pene più severe riguardo ad esempio a future attività intraprese. Un fallito non dovrebbe più svolgere attività imprenditoriali, e dovrebbe col proprio lavoro aiutare la comunità per un certo determinato numero di anni. Questasarebbe uan giusta pena, senza carcere, ma con l'obbligo ai servizi sociali per tot anni, e l'interdizione eterna all'imprenditorialità).

Tutti questi - e in un paese che vive di medio-piccole imprese, di piccoli imprenditori e di artigiani sono tanti -, devono ringraziare Berlusocni e lo fanno votandolo. Sono gli stessi poi che ora scendono in piazza, che nei bar parlano di Prodi come di un comunista che fa pagare solo le tasse. Argomenti piccoli, da bar per l'appunto, che lasciano il tempo che trovano, e la giustificazione nell'insipienza politica e sociale. Ma si sa che è tutta una questione di interesse personale.

In conclusione, al netto delle paranoie di Ezio Mauro, va considerata una volta per tutte l'anomalia italiana. Il problema è che ora siamo in un momento in cui Veltroni e Berlusconi sembrano andare a braccetto, almeno viste le ultime dichiarazioni d'apertura di Berlusconi. Il punto è che non ci può essere sempre un "ma ora non è il momento". Il momento deve essere il prima possibile, perchè eliminare Berlusconi dalla scena politica non è un atto di tirannide, ma un atto democratico.

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permalink | inviato da JPier il 22/11/2007 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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