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piertorri
ECONOMIA
1 ottobre 2008
Depositi salvi?


Parrebbe che anche nel caso in cui la nostra banca fallisse, i nostri soldi depositati ci tornerebbero comunque indietro. Non i soldi investiti in azioni invece. Almeno pare.

Ascoltando e leggendo le diachiarazioni dei bancari italiani si evince che il sistema bancario è perfetto, che le banche sono solide e che è tutto un bel mondo. Mi piacerebbe ritagliare ora questi peani dei Profumo di turno e poi riprenderli tra qualche tempo.

Gli enti locali e molte banche (UBI per esempio) hanno riempito il portafoglio azionario dei clienti (i secondi) e le proprie come debito (i primi) con titoli e rapporti con due banche belghe (Dexia soprattutto) che sono state nazionalizzate l'altro giorno. Una bancorotta di Dexia avrebbe creato problemi devastanti a moltissimi enti locali italiani (la Regione Lazio, il comune di Roma) e banche (UBI).

Vedremo.
In tanto i più furbi hanno disinvestito qualche anno fa. Molti lo stanno facendo disperatamente adesso con perdite grosse. I più speranzosi mantegono le azioni in attesa di un futuro più roseo, sperando di recuperare parte di quello che hanno perso in questi anni.


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permalink | inviato da JPier il 1/10/2008 alle 17:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ECONOMIA
11 settembre 2007
Vendita di sportelli bancari.
Qualcuno se ne sarà già accorto girando per la città con gli occhi non sulla strada.
Ora che le fusioni bancarie sono alle spalle, che il giro di vite è finito, che i nuovi equilibri hanno superato l'estate, la Consob, le normative sulla Concorrenza, Almunia, ora si passa alla fase operativa, quella che è più visibile più o meno a tutti. La spartizione degli sportelli bancari, le filiali insomma.
Funziona che a seguito di una fusione l' Antitrust impone la vendita di un tot di sportelli, per evitare concetrazione nelle mani dei soliti gruppi. Le fusioni più importanti sono state quelle tra Intesa e San Paolo, tra Unicredit e Capitalia, tra Popolari Unite e Banca Lombarda. A ciascuna di esse l' Antitrust ha indicato il numero di filiali da vendere. E' un'occasione imperdibile  per le medio-piccole banche che vogliono aumentare la loro capillarità, il loro fatturato e altro senza ricorrere a fusioni o acquisizioni. Così se Intesa San Paolo sta già avviando discussioni (alcune già andate in porto: i meno sprovveduti si saranno accorti che la vecchia filiale Intesa sotto casa loro si è trasformata tutto a un tratto in filiale Carige ad esempio) con Carige, Veneto Banca e altre, nel prossimo mese toccherà alla vendita degli sportelli di ex Ubi e Unicredit-Capitalia.
Per il momento Monte Paschi di Siena ha fatto un'offerta risibile e non accettata sugli sportelli Intesa, e la Banca Poplare di Milano non si è ancora esposta.

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permalink | inviato da JPier il 11/9/2007 alle 11:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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