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SPORT
20 settembre 2007
Tra NBA e basket europeo.
Nell'editoriale della SettimanaSportiva, Claudio Limardi interviene spiegando le differenze tra basket europeo e americano e non solo:

Il fatto è che le competizioni per squadre nazionali sono un'anomalia all'interno della stagione cestistica, un incrocio tra quanto accade nella NBA e quello che succede in Europa, dove giocano tutti i migliori europei e sudamericani che non sono in America e i migliori americani che non sono nella NBA. Nella NBA è massimo il livello di talento individuale ed il gioco delle squadre riflette lo sconfinato atletismo dei singoli, rispettando la capacità di alcuni fuoriclasse di crearsi da soli tiri e opportunità. In Europa non c'è lo stesso tipo di talento né tecnico né atletico. La prima ragione è che chi lo ha è nella NBA. Quindi il gioco riflette le caratteristiche delle squadre europee che sono basate sulla profondità dell'organico, l'elevata intensità difensiva, i ritmi alti, l'equilibrio tra primo e secondo quintetto, tant'è vero che mentre nella NBA gli starting-five cambiano raramente perché le gerarchie sono rispettate, in Europa vengono variati di continuo senza modificare gli equilibri globali. Tra il primo e l'ottavo giocatore di una squadra NBA – colpa dell'espansione – la differenza è enorme, è quella tra Kobe Bryant e Jordan Farmar, tra LeBron James e Ira Newble, la differenza tra il primo e l'ottavo uomo del Panathinaikos è indecifrabile (il primo problema sarebbe capire chi è il numero 1, Diamantidis forse, e il secondo chi è l'ottavo, magari Becirovic o Vujanic, o Hatzivrettas). La squadra NBA si basa sulla capacità del singolo di battere il proprio uomo dal palleggio e di conseguenza di calamitare raddoppi che vengono battuti pescando i compagni liberi. La squadra europea di alto livello non ha giocatori davvero in grado di batterti nell'uno contro uno, non ha lunghi immarcabili in post basso, dunque non alimenta raddoppi e basa il suo gioco sulla circolazione della palla e sull'esasperata esecuzione del pick and roll. Quando entrano in scena le nazionali si verifica una sorta di fusione nucleare tra due modi diversi di giocare. Hanno successo le squadre che riescono a fondere meglio la classe dei solisti e il gioco di squadra cui sono abituati tutti gli altri. Il top è stata l'Argentina campione olimpica, la Grecia è espressione pura del basket europeo, la Spagna è la versione moderna dei biancocelesti, la Germania e la Francia pagano al momento lo squilibrio fortissimo tra Nowitzki e gli altri, tra Parker e i compagni, quindi difettano di continuità. La Turchia è un disastro nonostante Okur e Turkoglu perché avrebbe la pretesa di piegare il talento dei giocatori NBA allo stile europeo senza rispetto per la loro abilità. Paga il disprezzo atavico del suo allenatore (Boscia Tanjevic) per tutto ciò che è americano. La nazionale americana è in difficoltà perché è interamente espressa dalla NBA ma costretta a giocare con regole, arbitraggi e stili opposti. Può vincere adattandosi, ma non è facile, oppure puntando su una superiorità fisica, tecnica, atletica e una profondità schiaccianti. Di recente non c'è riuscita, a Las Vegas nel preolimpico è sembrato di sì. Pechino ci darà risposte in questo senso.

Un altro allenatore italiano, che peraltro non è mai stato famoso per la sua passione per la NBA, ha coniato una definizione eccellente del gioco in voga in Europa: pallamanistico. In effetti quando tutto si basa sulla penetrazione del playmaker con scarico e poi una serie di passaggi perimetrali in attesa che finalmente qualcuno abbia lo spazio per prendersi un tiro senza la mano del difensore addosso, si sta giocando a pallamano. Con il canestro al posto del portiere e della porta. E con regole un po' più severe riguardo l'infrazione di passi…


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permalink | inviato da JPier il 20/9/2007 alle 19:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
SPORT
9 settembre 2007
Il chiacchiericcio sul basket.
Credo che il basket sia uno degli sport preferito dai bloggers. Vado a sensazione.
Siamo approdati in Spagna per gli Europei con aspettative da terzo posto in su, vincendo in amichevole con qualsiasi squadra, forti di un roster decisamente di livello: con la scelta numero uno del draft dell'anno scorso Bargnani (che per poco ha perso il titolo di Rookie dell'anno), con Belinelli già con le valige per San Francisco, con Bulleri e via andare. S'è fermato giusto il solo Gallinari. Siamo arrivati in Spagna per far bella figura, divertire e divertirci.

Siamo passati alla seconda fase perdendo due partite su tre e con un mister che diceva:

Siamo decisamente in crescita. Ho visto una buona squadra.

Abbiamo perso ieri contro la Lituania in un match in cui siamo stati quasi sempre sotto e non abbiamo convinto come squadra e invece dai microfoni di Lauro sentiamo:

Questa è un'ottima squadra. Occorre non deconcentrarci e faremo strada.

Su quattro partite ne abbiamo perse tre. Io un esame di conoscenza me lo farei. E forse partirei dalla testa, dalla testa di gente che è arrivata in Spagna per stravincere, troppo consapevole del proprio valore e incapace di giocare di forza. Ci sono cose che davvero non quadrano. Ci sono stati, ancora ieri, errori imperdonabili dovuti alla leggerezza: siamo riusciti addirittura a perdere palla su rimbalzo difensivo al secondo fallito tentativo dai liberi degli avversari.
Poi certo, speriamo che tutto si risolva, che le cose inizino a girare, che le teste siano più concentrate sulle partite. Che non ci si monti più la testa, e a onor del vero le parole di Recalcati e dei Lauro di turno certo non aiutano.
Umiltà.

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SPORT
17 agosto 2007
Inside NBA Owners: Atlanta Hawks
Inizia con oggi un viaggio nel mondo della NBA, in particolare si andrà a parlare dei proprietari delle franchige NBA, cercando di scoprire curiosità o altro. Ci saranno racconti più interesanti, altri meno, alcuni più approfonditi, altri meno. Il cammino sarà tendenzialmente lungo, a lungo termine direi; dandoci un orizzonte mi auguro di completare tutte le franchige prima dell'inizio della stagione, orientativamente a Ottobre. Fatti due calcoli non scommeterei sulla scadenza nemmeno un apio di centesimi. Sarà quel che sarà.



Si inizia in rigoroso ordine alfabetico.

Si parte male, ma l'ordine alfabetico è tra i metodi più semplici e ordinati.
Si parte male, perchè gli Atlanta Hawks non hanno un solo proprietario, quindi una storia e un racconto. Partiamo da lontano, ma nemmeno tanto. Partiamo dal marzo 2004, quando Ted Turner (si, quello capo della Turner Warner), l'allora boss degli Atlanta Hawks decide di vendere. Ecco che un gruppo di executives, manager, e finanziatori vari si riuniscono in una cordata, fondano una società a cui danno il nome di Atlanta Spirit LLC, che si occupa esclusivamente della  squadra di basket Atlanta Hawks, della squadra di hockey sempre di Atlanta (gli Atlanta Trashers) e della Philips Arena, vero motore macinasoldi della società. E' un arena dove oltre agli eventi sportivi delle due squadre vengono ospitati eventi di vario tipo, per lo più grandi spettacoli e concerti. Non mancano ristoranti e supermercati.
Ma i soldi la Atlanta Spirits li ha perchè dietro c'è la United Communications Group, una delle più importanti multinazionali nell'information business. Ecco, l'owner dietro agli Atlanta Hawks è proprio la UCG.

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permalink | inviato da JPier il 17/8/2007 alle 10:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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