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ECONOMIA
9 ottobre 2008
Premier League in crisi finanziaria.
Non è certo la prima cosa a cui si pensa, quando si aprono i giornali di questi tempi. però su Le Monde vengono spiegate bene le implicazioni della crisi finanziaria sulla Premier League, dove i proprietari di molti club sono finanzieri o fondi d'investimento, che stanno vivendo un periodo nerissimo...
“Il calcio sull’orlo del crack“. E’ il titolo di un’inchiesta pubblicata ieri da Le Monde nella quale il quotidiano francese si sofferma sulle conseguenze devastanti dello tsunami finanziario nella Premier League. “La crisi dei sbubprime e la probabile recessione economica del Regno Unito stanno minacciando l’equilibrio finanziario della maggioranza dei club inglesi” sostiene Le Monde, secondo il quale alcune delle società calcistiche più ricche del campionato appartengono a magnati (spesso americani) sommersi dai guai. Tra i casi più eclatanti citiamo il proprietario del Manchester United, lo statunitense Malcolm Glazer, incapace di trovare i fondi necessari per rimborsare il prestito colossale contratto durante l’acquisto dei Red Devils nel 2005. Oggi, “le banche d’affari della City sarebbero alla ricerca di un acquirente”. Ma i disagi della squadra più titolata della Premier League sono soltanto la punta dell’iceberg. Presi alla gola dalle loro obbligazioni finanziarie, Tom Hicks e George Gillett, proprietari texani del Liverpool F.C., hanno rimandato alle calende greche la costruzione di un nuovo stadio destinato a sostituire il mitico Anfield Road. Ma i tifosi di capitano Steve Gerrard possono consolarsi: molto peggio è andato al club rivale dell’Everton, ormai ufficialmente in vendita. E che dire dell’agonia in cui rischia di sprofondare il Tottenham Hotspur in seguito al miliardo di euro persi dal suo principale azionista, il magnate britannico Joe Lewis, con il fallimento di Bear Stearns? La lista purtroppo non si ferma qui. Il collasso dell’economia islandese sta mettendo nei guai il presidente del West Ham, l’imprenditore Bjorgolfur Gudmandsson, già in difficoltà dopo il fallimento della compagnia aerea low-cost XL (sponsor principale del West Ham), mentre la caduta libera delle vendite di Sports Direct, una catena di dsitribuzione specializzata negli articoli sportivi, ha costretto Mike Ashley a mettere in vendita il Newcastle.
(panorama.it)

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SOCIETA'
2 ottobre 2008
Prostitute mondali.
Su Panorama si legge:

Prostitute a tempo determinato per gli amanti del pallone? Per quanto possa apparire bizzarra, l’idea, proposta dalla polizia sudafricana in vista dei prossimi Mondiali del 2010, sta facendo proseliti in quello che, Blatter permettendo, sarà il primo Paese africano ad ospitare la Coppa del mondo di calcio. Durante la manifestazione sportiva migliaia di ragazze, tolte dalla strada, sarebbero ospitate in strutture legali e protette, pronte a soddisfare gli appetiti sessuali dei tifosi e a rimpinguare le casse del Tesoro sudafricano perennemente in bolletta.

La proposta, fatta propria da una schiera di parlamentari decisi a convertirla in legge, parte dal presupposto che la domanda di sesso a pagamento schizzerà alle stelle con l’arrivo dei tifosi, come già successo nella precedente edizione in Germania. Perché quindi non legalizzare quello che accadrebbe comunque, come hanno dichiarato i vertici della polizia locale? Secondo le forze dell’ordine, il provvedimento permetterebbe alle prostitute di lavorare in un ambiente più sano e protetto, riducendo così i casi di violenza sessuale in un Paese dove ogni 26 secondi viene stuprata una donna. Mentre la polizia potrebbe concentrarsi sulla sicurezza dei tifosi.

L’idea ha suscitato un vespaio di polemiche tra le associazioni cristiane, timorose che il provvedimento sia una specie di cavallo di Troia per la legalizzazione totale della prostituzione, senza contare il possibile aumento del tasso di sieropositivi nel Paese, già oltre il 20 percento


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calcio
1 ottobre 2008
I calciatori fascisti nella SERIE A.
Da Repubbica.it :

L'outing di Christian Abbiati, portiere del Milan fascista nel privato e ora anche in pubblico, ha allargato praterie di potenziali rivelazioni nel mondo del calcio italiano, da sempre silenziosamente a destra. Quelle parole rimbalzate in tutta Europa - "del fascismo condivido ideali come la patria, i valori della religione cattolica e la capacità di assicurare l'ordine" - sono sottoscritte, oggi, da una crescente platea di calciatori e dirigenti italiani.
La forza delle frasi rivelatrici di un portiere che è abituale frequentatore dei leader di Cuore nero, succursale dell'estremismo nero milanese e luogo di riferimento per gli ultrà dell'Inter, più che nell'indicare il solito revisionismo pret a' porter italiano che vuole un fascismo buono prima del '38 ("rifiuto le leggi razziali, l'alleanza con Hitler e l'ingresso in guerra", ha detto Abbiati) segnala come anche i calciatori, notoriamente pavidi nelle dichiarazioni, oggi comprendono che queste "verità" si possono finalmente dire: il vento del 2008 non le rende più pericolose per le loro carriere.

Sono diversi i campioni italiani che indossano numeri sinistri e sventolano effigi del Ventennio per poi giustificarsi: "Non lo sapevo". Il portiere Gianluigi Buffon, figlio di famiglia cattolica e impegnata, è stato sorpreso in quattro atti scabrosi. La maglia con il numero 88 che rimandava al funesto "Heil Hitler" segnalata dalla comunità ebraica romana, poi la canottiera vergata di suo pugno con il "Boia chi molla". Nel 2006, durante le feste al Circo Massimo per la vittoria del mondiale, si schierò - mani larghe su una balaustra - davanti allo striscione "Fieri di essere italiani", croce celtica in basso a destra. E i suoi tifosi, gli Arditi della Juventus, un mese fa a Bratislava gli hanno ritmato "Camerata Buffon" ottenendo dal portiere un naturale saluto. Quattro indizi, a questo punto, somigliano a una prova.

E' da annoverare tra i fascisti per caso il Fabio Cannavaro capitano della nazionale che a Madrid sventolò un tricolore con un fascio littorio al centro: "Non sono un nostalgico, ma non sono di sinistra", giura adesso. Nel 1997, però, pubblicizzò in radio le prime colonie estive Evita Peron, campi per adolescenti gestiti dalla destra radicale. Il suo procuratore, Gaetano Fedele, assicura: "Un calciatore può essere strumentalizzato inconsapevolmente".

Nella capitale si sta consumando un pericoloso contagio tra la curva della Roma, egemonizzata dalla destra neofascista, e i giovani calciatori romani. Daniele De Rossi, capitan futuro destinato a sostituire Totti, è un simpatizzante di Forza Nuova. E l'altro romanista da nazionale, Alberto Aquilani, colleziona busti del duce - li regala uno zio - mostrando opinioni chiare sugli immigrati in Italia: "Sono solo un problema".

Molti portieri la pensano come Abbiati, poi. L'ex Stefano Tacconi fu coordinatore per la Lombardia del Nuovo Msi-Destra nazionale ed è stato condannato per aver usato tesserini contraffatti giratigli dal faccendiere nero Riccardo Sindoca. Matteo Sereni, figlio della destrissima scuola Lazio, oggi che è portiere del Torino continua a dormire con il busto di Mussolini sulla testiera del letto.

Il problema è che i calciatori navigano dentro un mare di ipocrisia che consente di tenere "Faccetta nera" nella suoneria del cellulare senza provare sensi di colpa. Questione di maestri. L'ex allenatore della Lazio Papadopulo non si è mai preoccupato delle svastiche in curva "perché in campo non vedo oltre la traversa". Spiega Gianluca Falsini, difensore oggi al Padova: "Giocatori di sinistra ce ne sono pochi e la nostalgia per il Ventennio ti viene per colpa dei politici contemporanei". Già. Nel campionato 2007-2008 in campo sono raddoppiati gli episodi di razzismo: sono stati sei. Mario Balotelli, stella emergente dell'Inter, italiano di origini ghanesi, così racconta l'ultima partita contro la Primavera dell'Ascoli: "Dall'inizio alla fine mi hanno detto: "Non esistono neri italiani". Era lo slogan dei fascisti, volev
o uscire dal campo".

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SOCIETA'
2 gennaio 2008
Steward e poliziotto in UK.
Se ne parla a fasi alterne, come fossero lune, ma scandite da eventi tragici, morti di tifosi e poliziotti, che rispolverano il tema "sicxurezza negli stadi", ne fanno una battaglia sociale, salvo poi stemperare il tutto col passare dei giorni per non dire dei mesi.
In quelle occasioni si tira fuori, come un full in una partita di poker, il modello inglese.
All riguardo ho trovato un'informazione curiosa, di cui, in tanto strillare, mai avevo sentito parlare.
In sostanza gli stati inglesi, come noto, sono di proprietà pubblica: ciò significa molte cose, anche dal punto di vista economico per le società, ma quello che non si sottolinea mai è che, in quanto luoghi privati, il rispetto dell'ordine deve essere mantenuto dal proprietario. Ciò significa che le suadre di calcio, proprietarie degli stadi, devono o dovrebbero pagare la polizia perchè questa si occupi della sicurezza. Di fatto non avviene, perchè si è calcolato che è molto più conveninete addestrare e pagare dei propri dipendenti addetti alal sicurezza (gli stewards pe rl'appunto) che pagare le prestazioni della polizia. In Italia gli stadi non sono di proprietà privata, sono pubblici, e quindi l'ordine viene mantenuto dalla polizia, senza che la squadra paghi alcunchè. Ci pensa lo stato.

Ora, in Inghilterra, sioprattutto in vista degli eventi del 2012, c'è un gran discutere sul ruolo della polizia negli eventi sportivi. Infatti se è vero che all'intenro degli stadi la sicurezza è garantita da privati, all'esterno dello stadio e quindi in tutti i luoghi limitrofi a occuparsi dell'ordine pubblico è la polizia. COn la conseguenza che, in presenza di una partita di calcio, il Comune deve sempre e comunque aumentare gli operativi nelle vicinanze dello stadio in maniera spropporzionata rispetto a quello che normalmente sarebbe necessario se nonci fosse l'evento sportivo.
Di fatto, lo svolgersi stesso di un evento sportivo, ancorchè all'interno di un luogo privato, comporta un costo epr la collettività, dato dal mantenimento della sicurezza al di fuori dello stadio.
Per questo motivo, secondo molti, la polizia dovrebbe essere pagata dall'organizzatore dell'evento, per le prestazioni che offre all'esterno dello stadio.
Si legge dal The Guardian, ripreso da settimanasportiva.it:
La Metropolitan Police Authority, ovvero la Polizia londinese, ha intenzione di votare una proposta che costringerebbe i club di calcio, rugby e cricket, e tutte le manifestazioni pre-Olimpiadi 2012 a pagare anche per la presenza FUORI dagli stadi. Secondo la notizia pubblicata dal Guardian, i dirigenti della Met Police sanno che non esiste un fondamento legale per la proposta, ma in caso di approvazione della maggioranza dei votanti verrebbero fatte le pressioni necessarie per la creazione di una legge apposita. In caso contrario, e qui siamo quasi al ricatto, i club che non intenderanno pagare potrebbero correre qualche rischio per il mantenimento del certificato di sicurezza per il loro impianto. «Alla Met non può essere imposto per legge di fornire il servizio di vigilanza per un evento commerciale che si svolge all'interno di uno stadio - era scritto nel documento di proposta - e la mancata fornitura di questo servizio può risultare nella diminuzione della capienza ufficiale dell'impianto per decisione delle locali autorità». Un lato della questione che per il momento è sottotraccia, ma che può avere sviluppi importanti: nel bilancio dei club londinesi potrebbe infatti pesare molto più la voce "sicurezza", e non si tratterebbe di somme leggere.

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SOCIETA'
14 novembre 2007
Come funziona il bagarinaggio oggi.
Le nuove leggi hanno quasi completamente eliminato il fenomeno dei bagarini in quasi tutti gli stadi, tranne a Napoli. Ecco come funziona il bagarinaggio aggiornato alle nuove stringenti regole di emissione dei biglietti:

La pratica del bagarinaggio è il vero cancro del sistema di distribuzione del Napoli. Il club, in virtù del circuito Lis Ticket, è in grado di vendere i tagliandi attraverso le sessantuno rivendite autorizzate, al botteghino dello stadio e via telematica o call center, con pagamento in carta di credito, bonifico bancario o versamento postale. Procedure all’avanguardia, non c’è dubbio, tuttavia molta gente denuncia inefficienze. L’elemento di distorsione è legato proprio all’attività dei bagarini. Vediamo perché, con l’aiuto di un rivenditore che conosce perfettamente i meccanismi perversi, che si innescano dal momento in cui parte la vendita dei biglietti per una gara. “Oggi per un bagarino è facilissimo reperire tagliandi – l’ammissione è di Edoardo De Bury, titolare dell’Azzurro Service, la più antica e famosa rivendita napoletana –, spingere i parenti a fare la fila, muniti di regolari documenti di amici e conoscenti, non basta più. In questo modo al massimo si riescono ad accumulare cinquanta biglietti. Oggi ogni bagarino ne vende centinaia. Come fa ad averli? Semplice – confessa De Bury – approfitta della connivenza di una parte dei punti vendita del circuito Lottomatica. Alcuni tabaccai o rivenditori, per i quali risulta sconveniente e fastidioso vendere i tagliandi durante la giornata lavorativa, comunicano ai clienti che i biglietti sono terminati, oppure che è finita la carta per stamparli. Nel frattempo, d’accordo con un bagarino, stampano tutti i biglietti che possono durante la notte, in orario di chiusura, per poi venderglieli in blocco al prezzo maggiorato di tre, cinque euro per tagliando”. E’ una notevole fonte di guadagno per il rivenditore, che in questo modo intasca dai tre ai cinque mila euro in un solo giorno, senza affaticarsi più di tanto. E pensare che vendendo regolarmente i biglietti gli verrebbe riconosciuto un ‘misero’ compenso lordo, variabile tra i 36 centesimi (curva) ed 1 euro e 20 (tribuna). La rivelazione spiegherebbe il perché dell’improvviso volatilizzarsi dei biglietti nel giro di poche ore (il ritmo lento delle procedure prevede che non possano terminare prima di tre giorni lavorativi) e dell’elevato numero di tagliandi in mano ai bagarini.

I rivenditori cui si riferisce De Bury, riescono a stampare fino a mille tagliandi a testa, solo perché non rispettano le normali procedure di vendita. “Che impongono di esibire un documento originale da parte dell’acquirente, il quale ha la facoltà di acquistare fino ad un massimo di quattro biglietti, mostrando altrettanti documenti originali. Così recita la legge, ma non tutti la applicano. Io ho quattro stampanti per l’emissione di biglietti – spiega ancora il titolare dell’Azzurro Service, rivendita speciale del circuito Lottomatica – e riesco a stamparne al massimo mille al giorno, chiedendo i documenti a tutti. Coma fa un rivenditore ordinario, che ha una sola stampante, per di più meno veloce delle mie, ad emettere in poco tempo quasi mille tagliandi? Può farlo solo se inventa i nomi degli acquirenti e li stampa quando non ha nient’altro da fare, cioè durante la notte. Del resto – aggiunge – è sufficiente dare un’occhiata all’orario di emissione che c’è sui biglietti dei bagarini: nella maggiore parte dei casi va dalle 21 alle 4 del mattino dopo”. La denuncia di De Bury è circostanziata, tuttavia deve essere valutata con accuratezza e cautela, poiché non è sostenuta da prove schiaccianti.

(http://www.napolissimo.it)

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SPORT
13 novembre 2007
Due notizie dal calcio: di webazionisti e sessuofili.
Ci sono almeno due notizie curiose provenienti dal mondo del calcio e dintorni: la prima è l'acquisto di una squadra di calcio attraverso internet e i web-azionisti - e rappresenterebbe un esperimento strambo di soccer team management in cui gli azionisti votano dal web cessioni, acquisi e formazioni. La seconda è una squallida notizia di cronaca che vede coinvolta un'intera squadra di calcio (il Thun che fece bene qualche anno fa in Champions League) accusata di rapporti sessuali consensuali con  una quindicenne. Già in carcere 11 giocatori.


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SOCIETA'
31 ottobre 2007
La Chiesa di Maradona.
Sì, c'è una chiesa di Maradona, il giocatore di calcio.
E' attiva dal 1998, ha delle proprie prieghiere, una propria liturgia e conta su 80 mila fedeli per lo più sudamericani. Tra i praticanti ci sono Ronaldinho, Riquelme e Owen. Va da sè che leggendo il nome di un brasiliano, fervente cristiano evangelista qual'è Ronaldinho e soprattutto Owen, anglosassone e protestante, qualche domanda ce la si pone. La risposta è presto detta: non è una vera e propria confessione religiosa, anzi non lo è affatto, è più assimilabile ad una sorta di setta (citiamo Scientology), in cui un leader carismatico (Maradona) viene idolatrato dai suoi fans/fedeli.
Nel mondo non è neppura annoverata come setta, ma è invece classificata come "parodia" di una chiesa, ciò avvalorato dal fatto che nella chiesa maradoniana vengono stravolti i dieci comandamenti e asserviti alla causa e quindi:
  1. Il pallone non si disonora, come disse D10s nel suo omaggio
  2. Ama il calcio sopra tutte le cose
  3. Dichiara il tuo amore incondizionato per il calcio
  4. Difendi la 'camiseta' dell'Argentina, rispettando la gente
  5. Diffondi la parola di Diego Maradona in tutto l'universo
  6. Loda i templi dove predicò e i loro tappeti sacri
  7. Non proclamare il nome di Diego in nome di un unico club
  8. Ama sempre i principi della Chiesa maradoniana
  9. Usa Diego come secondo nome e chiama così i tuoi figli
  10. Essere una testa calda.
Il tutto ebbe origine quasi dieci anni fa, il 30 Ottobre 1998, quando Hernan Amez e Hector Campomar decisero di festeggiare la nascita di Maradona, come fosse una vera e propria divinità. Insomma,. una goliardia tra amici, spensieratezza su spensieratezza. Poi al gruppo si unirono altri due maici, poi amici degli amici, e poi visto che si è in Argentina e i miti sono un politico, la moglie del politico, un automobilista e per l'appunto un calciatore, non è stato certo difficile raccogliere consensi. Poi il passaparola e i media hanno fatto il resto fino al traguardo degli 80 mila, un intero stadio tutto adorante il dio Maradona.
La parodia scherzosa della chiesa continua non solo con le tavole, ma anche con le date: succede infatti che il 1960 è considerato l'anno zero. Oggi, 2007, è considerato il 47 d.D. (dopo Diego)
Poi anche le preghiere della chiesa maradoniana sono prese e parodiate dalla liturgia cattolica. Così il Padre Nostro, diventa Diego Nostro:
Diego nostro che stai nei campi.
Sia santificato il tuo sinistro e venga a noi il tuo calcio.
Siano esaltate le tue qualità, come in cielo così in terra.
Dacci oggi la nostra dose quotidiana di gol, perdona le nostre pedate,
come noi perdoniamo la camorra napoletana, fai in modo che noi non cadiamo nella tentazione di disonorare la palla e liberaci da Havelange.
Diego


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SPORT
30 ottobre 2007
Pensiero definitivo sugli arbitri.
Mi ritrovo completamente in quanto dice oggi Paolo Ziliani su settimanasportiva.it :
Questi i titoli dei tre quotidiani sportivi di domenica 28 ottobre, all'indomani di Napoli-Juventus 3-1. “Il Napoli e l'arbitro battono la Juventus” (Gazzetta dello Sport); “Bergonzi-Juve 3-1” (Tuttosport); “Napoli vola, furia Juve” (Corriere dello Sport). Ma anche i più importanti quotidiani politici non scherzano e pubblicano addirittura in prima pagina titoli così: “Due rigori fantasma: l'arbitro affonda la Juve” (Corriere della Sera); “Due rigori fantasma: Juve ko al San Paolo” (la Repubblica); “L'arbitro condanna la Juve” (La Stampa). Ora, premesso che il signor Bergonzi, arbitro di Napoli-Juventus, si è letteralmente inventato sia il primo, sia il secondo rigore concessi al Napoli (Chiellini è intervenuto sulla palla e Zalayeta si è platealmente buttato), dimenticandosi semmai di punire col rigore – nel primo tempo – una strattonata di Chiellini ai danni di Lavezzi ben più sospetta; chiarito che gli errori dell'arbitro hanno pesato terribilmente sul risultato finale (passato dall'1-1 al 3-1 per il Napoli), resta da capire una cosa.

Come mai dopo Fiorentina-Juventus 1-1, e cioè tre settimane fa, e non nel Medioevo, non abbiamo letto titoli di questo tenore sulla Gazzetta dello Sport, su Tuttosport, sul Corriere dello Sport, sul Corriere della Sera, su la Repubblica e su La Stampa? Eppure, l'arbitraggio di Rizzoli a Firenze era stato catastrofico né più né meno di quello di Bergonzi a Napoli: con la differenza che ad essere stata sfavorita era stata la Fiorentina, cioè l'avversaria della Juventus. Lo ricordiamo tutti: Rizzoli, il numero 1 della scuderia-Collina, aveva convalidato il gol di Iaquinta a dispetto del più clamoroso fuorigioco attivo della storia del calcio (Trezeguet che passeggia bellamente davanti a Frey al momento del tiro); e due rigori colossali, sempre per falli di Chiellini (su Semioli il primo, su Vieri il secondo) non erano stati accordati dal giovane arbitro alla squadra viola. Ebbene: il giorno dopo, lunedì 8 ottobre 2007, nessuno di noi ha trovato sui giornali titoli come “Rizzoli-Fiorentina 1-1”, “La Juventus e l'arbitro fermano la Fiorentina”, “Due rigori non dati: l'arbitro affonda la Fiorentina” e via dicendo. E ancora: se a Napoli, a fine partita, il presidente della Juventus, Cobolli Gigli, ha fatto il giro delle dieci tivù mettendo in scena il Rito del Pianto, nessuno ricorda pianti e strepiti di Della Valle dopo i furti, pure clamorosi, di Fiorentina-Juventus.

Domanda: dopo Calciopoli, la Juventus è diventata una squadra uguale alle altre o è rimasta “più uguale” delle altre? Sarebbe bene che qualcuno ce lo spiegasse: in questo caso, più i direttori dei giornali che i dirigenti del Palazzo. Perché la verità è una: arbitrare è sicuramente difficile, i nostri arbitri sono mediamente scarsi e però, vivaddìo, ora sbagliano liberamente, e non a comando. Per capirci: ricordate il prode Bertini che nel famoso Juventus-Milan 0-0 negò, al pronti-via, due incredibili rigori al Milan per falli di Zebina (su Crespo e su Kaladze), bloccò Shevchenko a tu per tu con Buffon per un fuorigioco inesistente e riuscì addirittura nell'impresa di compiere il capolavoro di fermare Kakà lanciato verso il gol per accordare una punizione “a favore” del Milan? Ebbene: gli scempi di Bertini, addirittura pacchiani e superiori – per gravità – agli scempi commessi da Bergonzi a Napoli e da Rizzoli a Firenze, avvenivano – com'è stato dimostrato – per obbedienza a un piano pre-ordinato. Bertini, come De Santis, come Pieri e tanti altri, era semplicemente un arbitro che faceva gli interessi della Cupola moggiana, in pratica un killer di risultati.

Riassumendo. La differenza tra il calcio di Calciopoli e il calcio dopo-Calciopoli è questa: oggi si vede Rizzoli sbagliare tutto a favore della Juventus (Fiorentina-Juventus 1-1, 7 ottobre 2007) e venti giorni dopo Bergonzi sbagliare tutto a sfavore della Juventus (Napoli-Juventus 3-1, 27 ottobre): ai tempi di Calciopoli, la seconda ipotesi non era prevista. Non era contemplata. E insomma: una volta gli arbitri erano scarsi e manovrati, oggi sono solo scarsi. Nella speranza che diventino bravi, c'è di che essere contenti. Noi almeno la pensiamo così. Non è vero Carlo Verdelli (direttore della Gazzetta dello Sport), Giancarlo Padovan (direttore di Tuttosport), Alessandro Vocalelli (direttore del Corriere dello Sport), Paolo Miali (direttore del Corriere della Sera), Ezio Mauro (direttore de la Repubblica), Giulio Anselmi (direttore de La Stampa) eccetera eccetera eccetera?

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SPORT
28 ottobre 2007
Il contrappasso della Juventus.
Che sia giusto no, quello no. Non è giusto che una squadra di calcio subisca a torto sistematici errori arbitrali. Non lo è stato mai giusto. Solo che per dieci anni i tifosi bainconeri non se ne rendevano conto e si nascondevano dietro al "siamo la squadra più forte, più continua. Vinciamo perchè abbiamo gli Zidane, i Nedved i Trezeguet". Il che è anche vero, ma che non giustifica il trattamento di favore lungo 10 anni. E lo sia detto senza odio tifoso. Ieri il Napoli ha vinto per 3 a 1 contro la Juventus con due rigori inesistenti. Due tuffi clamorosi, uno di un ex (Zalayeta). Giocatori della Juventus incazzati, il presidente Cobolli Gilli infuriato. Un po' come Galliani qualche giorno fa, un po' comei giocatori del Milan che si ritengono vittime di chissà che cosa da parte degli arbitri. Insomma le due squadre che hanno dominato gli anni Novanta si ritrovano a dover subire le indecisioni degli arbitri. E' il contrappasso di anni di favoritismo. Ingiusto, ma è così.

Che sia utile per i tifosi juventini, che faccia loro capire cosa si prova a stare dall'altra parte. Perchè è più facile correre in discesa, quando agli altri è concesso al massimo la pianura dell'imparzialità.

L'unica differenza è che non si griderà, quest'anno, allo scandolo, a arbitri taroccatori. Perchè non ce ne sono. Non ci sono connivenze. Ci sono solo arbitri che sbagliano,c ome hanno sempre sbagliato, ma ch se proprio devono scegliere, danno il torto alle ex grandi del calcio dei Novanta. E' già un passo in avanti, almeno si è estirpata la mafia che scriveva a tavolino il comportamento degli arbitri, sempre pro-juve.

Che poi la storia degli arbitri anti-juve è decisamente una cazzata. basta avere la memoria più lunga dei dirigenti juventus, dei suoi giocatorie di alcuni dei tifosi. Basta ricordarsi il derby col Torino e la trasferta a Firenze.

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televisione
22 ottobre 2007
Dipollina al lunedì.
Ci sono alcune cose che fanno bene. Diventano riti seriali. Tra queste la lettura di Dippolina al lunedì che commenta divertito e divertente la domenica sportiva:
A Controcampo non ci pensano nemmeno ad andare in onda contro il Gran premio più atteso dell´anno e rimandano tutto alle 19,20. Ma a quel punto mancano pochi giri ed è tutto aperto, Piccinini fa due presentazioni veloci e lancia la pubblicità ridendo, mentre tutti occhieggiano i monitor con la corsa.
Cairo è conosciuto per tre cose: quello che tutti sanno è che ha la stessa voce di Berlusconi, e usano le stesse parole fuori uso da decenni (sono gli unici che proferiscono la parola "giuoco"), quello che in molti sanno è che è anche il presidente del Torino, quello che sanno in meno è che fa l'editore.

Sky Calcio Show, Urbano Cairo in collegamento, gli chiedono: «Berlusconi ha detto che se rinascesse vorrebbe essere Kakà. E lei?». Cairo: «Io vorrei essere Berlusconi».
Il cirdo di Biscardi continua a fare grandi ascolti che rivelano di gran lunga il livello intellettivo dell'italiano medio, lo stesso che si lamenta della politica, tanto per intenderci e che è forse peggio, al massimo uguale. Ieri Biscardi è riuscito a rubare il mestiere di comico dell'assurdo à la Maurizio Milani:
«Sulla moviola in campo ci appoggiano tutti! Ci chiamano da tutte le federazioni, dalla Federazione francese ci ha telefonato anche Platinette»


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