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piertorri
POLITICA
7 ottobre 2008
Chiesa, la stabilità della fede e l'instabilità dei soldi.
Non sono uno di quelli che disconosce la possibilità della Chiesa di intervenire nei dibattiti pubblici. Ne intuisco la strategicità e l'opportunità per certi aspetti. Non ne condivido spesso le linee, ma sono cose personali. Ritengo anche che la Chiesa, intervenendo in un dibattito pubblico, sia necessariamente soggetta a critiche, riflessioni e accuse. Il pensiero della Chiesa non è per vinconlante, non è veriterio per forza, non è il Verbo. E proprio per questo è criticabile e mi capita spesso di farlo. Non riconosco l'infallibilità della CHiesa, anzi ritengo che storicamente sia ben facile dimostrare il contrario.
Nei giorni scorsi, a seguito delle tempeste economiche che stanno arrivando anche nella periferia dell' Impero, la Chiesa si è premurata di ricordare quanto i soldi siano "instabili" e quanto invece la fede sia stabile. Quanto sia "meno opportuno" ricercare la ricchezza e quanto sia "più opportuno" ricercare la fede.
Ebbene, poco tempo prima, la Chiesa, lamentando un forte calo nelle donazioni attraverso l'8 per mille, ha lanciato una campagna pubblicitaria a tappeto, che ha coinvolto tutti i media, proprio per tentare di arginare questo fenomeno di disaffezione alla donazione epr la Chiesa Cattolica che si è registrato nell'ultimo anno.
A voi trarne le opportune conclusioni.

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permalink | inviato da JPier il 7/10/2008 alle 19:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
13 novembre 2007
Preghiere che si riformano.
Si era pensato di trasformare l' Ave Maria in "Rallegrati, Maria". Poi però ci si è resi conto che quell' Ave era troppo radicato nella cultura, anche se molto anacronistico. Allora i fedeli continueranno a dire "Ave Maria, piena di grazia". Rallegrati rimarrà solo per certi aprte della liturfìgia ufficiale, e solo per l'officiante.
Quello che cambia, anche pe ri fedeli è il "Padre Nostro". Infatti laddove prima si diceva:

...e non ci indurre in tentazione...
Da oggi si dovrà dire:

...e non abbandonarci alla tentazione...

Il cambiamento è figlio di discussioni teologiche, che partivano dalla considerazione: non può essere Dio a indurci in tentazione, ma siamo noi che ci allontaniamo da Dio e ci abbandoniamo quindi alle tentazioni. E' una rivisitazione, anche interpretativa, certamente forte, in quanto si va a toccare uno dei più discussi temi, quelli del bene e del male, e soprattutto della presenza del male. Ora il male è considerato una scelta d'arbitrio, punto e basta. Prima era arbitrio più Dio che dava la possibilità di allontanarsi da lui (il passo più significativo al riguardo è la mela di Adamo e Eva).

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permalink | inviato da JPier il 13/11/2007 alle 13:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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