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SPORT
30 agosto 2007
Lucarelli cirillico.
L'altra sera il suo Shahkhtar ha battuto il Salisburgo di Giovanni Trapattoni e si è quindi preso il suo posto al sole nella Champions League che verrà - i gironi verranno estratti stasera alle 18:30.
Curiosa la maglia di Lucarelli in versione cirillica, con il nome che diventa:





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televisione
16 agosto 2007
Lamberto Sposini e i lavori fuffa.
Lamberto Sposini ce lo aveva spacciato per un lavoro interessante e di alta responsabilità, con margini di sviluppo interessanti, una nuova impegnativa sfida. La sfida era quella di direttore editoriale dello Sport per la TV digitale 3 Italia. Ruolo che fino a poco tempo prima era di Massimo De Luca. Massimo De Luca si era trovato improvvisamente senza lavoro a causa della soppressione di Pressing Champions League, dopo il passaggio dei diritti alla Rai. Senza lavoro, ha accettato la prima cosa che gli era capitata sotto mano: la direzione editoriale dello sport di 3 Mobile.

Che invece non si trattasse di una sfida con sviluppi interessenti, ma di un lavoricchio da poco e nulla, lo si era capito fin da subito, ma lo si capisce ancor meglio oggi dal nome del sostituto: il pensionatissimo Gianfranco De Laurentis, che ricordiamo andò in pensione con Dribbling qualche anno fa, salvo poi riproporsi saltuariamente per programmi a chiamata. Visto anche come conduttore in qualche rete nazionale, ma di nicchia come Odeon TV. Non un ruolo di primo piano come ce lo voleva spacciare Sposini, ma un lavoricchio fuffa, temporaneo, in attesa di qualcosa di meglio.
Ad affiancare Gianfranco De Laurentis, non sia mai che la testa del pensionato RAI non sia a pienissimi giri, Giovanni Galli, si proprio lui, l'ex portiere!

Sposini resta consulente editoriale della compagnia telefonica. Giusto pe rnon perdere un'entrata mensile.

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SPORT
15 agosto 2007
Valentino Rossi e il messaggio a reti unificate.
Come non essere d'accordo con Massimo Mantellini che ieri scriveva:

Stefano Tura va ad un appuntamento a Londra convinto di intervistare Valentino Rossi sulla faccenda delle contestazioni fiscali e si vede invece consegnare da un tizio una videocassetta di due minuti con tanto di sfondo di caminetto londinese e libreria stracolma di libri il cui passaggio fondamentale e' la smentita della relazione del campione con Elisabetta Canalis. Ed il colmo e' che il TG1, immagino dopo qualche patema, decide pure di trasmetterla cosi' com'e', senza alcun contraddittorio. Prossima volta, ad organizzarla meglio, si potrebbe tentare un comunicato a reti unificate.





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SOCIETA'
9 agosto 2007
La parabola discendente di Valentino Rossi
C'era un tempo, nemmeno tanti anni fai in cui Valentino Rossi era un campione vincente del motociclismo. Illuminava le domeniche con gare da fenomeno. Divertiva e si divertiva. Nelle interviste era sempre solare, sempre con la battuta pronta. Si divertiva e divertiva anche qui. Della sua vita privata si sapeva poco o nulla, una storiella con Martina Stella e poi pochissimi nomi, mai noti ai più, sempre geloso della propria privacy. Si innamorava sempre della ragazza della porta accanto, quelle che incontriamo anche noi, quelle che fanno l'università, le impiegate o le commesse o altro.

Ora qualcosa è cambiato, si è inclinato. Da un paio d'anni Rossi sulle piste non c'è (parafrasando il noto telecronista Guido Meda). Non riesce più a vincere e quando lo fa, non diverte. La sua vita privata è diventata sempre più normalizzata allo status che ha, e quindi si accompagna semrpe più di frequente con donne di livello. L'ultima è Elisabetta Canalis, reginetta del nulla, ma che è risucita a fare dell'immagine e dello status symbol la sua fortuna(della serie che 3 ragazze su 4 vorrebbero essere come la Canalis, vestire come la Canalis, vivere come la Canalis). Sui giornali non si parla d'altro, ma di questo non si può rimproverare niente a Valentino Rossi. Se non la scelta della ragazza con cui passare l'estate. Poi i pettegolezzi ci dicono che vanno a fare il bagno nudi all'alba per non essere visti. Smentite che danno la Canalis da altri parti, su altre spiagge, oltreoceano. Affari loro. Affare un po' di tutti, invece, se il buon Valentino Rossi decide di non pagare le tasse, anzi di evaderle per ben 25 milioni di euro. Cose che non t'aspetti da uno che hai conosciuto quando era un pischello, un ragnetto, una briciola; che l'hai visto crescere con la faccia simpatica, amato da tutti e odiato dal solo clan Biagi (cioè Biagi, gli amici di Biagi e i tifosissimi di Biagi).

Sembrava l'immagine bella dell' Italia, quelal che diverte, si diverte evince. Non per niente è diventato testimonial plurimilionario di qualsiasi cosa. Non per niente la FIAT ha sponsorissato la Yamaha. Ora Valentino Rossi è in caduta libera su tutti i fronti.
Ed ora, se Valentino Rossi voglia o meno correre in Formula Uno non interessa più nessuno.
E' il tempo, che tutto crea e tutto distrugge.

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spettacoli
27 luglio 2007
Slamball.
Lo Slamball è quella strana cosa che ci arriva da Italia 1 la sera tardi. Lo presentano come uno sport tra il basket, l'hockey e l'atletica. In sostanza si tratta di una partita di basket con la sostanziale differenza che nelle aree ci sono dei materassi elastico (quelli su cui ci divertivavamo più o meno tutti da bambini). E' uno sport inutile, ma che sport poi? Ne parla anche Daveblog:

Ci sono questi giocatori di basket che zompettano di qua e di là col pallone in mano; quando arrivano in zona canestro possono usufruire di tre trampolini elastici che nelle intenzioni dell'inventore di questa cosa inguardabile dovrebbero favorire viruosismi che manco gli Harlem Globetrotters. Tutti invece si traduce in schiacciate su schiacciate, tanto che alla terza schiacciata ti rompi vagamente le cosiddette (Dan Peterson, che di questa pseudodisciplina non sa NIENTE, si limita a spiegare ad libitum che le schiacciate valgono tre punti, pessimamente assistito dal solito, odioso, Giacomo Valenti).



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16 luglio 2007
La palestra ecosostenibile.
C'è del magico se a ideare e realizzare cyclettes e tapie roulant sia un tale, un francese, che si chiama Gambarotta. C'è dell'esotico e basta invece nel realizzare la prima palestra ecosostenibile, palestra ecologica, palestra verde o come la volete chiamare voi, a Hong Kong. A finanziare e dare spazio alle bizzare idee di un ecoingegnere è la catena della California Fitness, che riempe di palestre e centri fitness tutta l' Asia. Arrivando alla notizia, che è lì l'interessante: Gambarotta ha progettato e poi messo in opera una serie di macchinari da palestra (cyclettes, tapie roulant, step), che oltre ad occuparsi canonicamnete dei nostri muscoli e della nostra ciccia, riesce a convertire l'energia motoria/meccanica che noi realizziamo in energia elettrica. Questa energia viene poi utilizzata dalla palestra per luci, riscaldamento e quant'altro. Noi pedaliamo e ci facciamo tonici. Noi pedaliamo, l'ambiente sta meglio, e la California Fitness ha meno spese di elettricità. In realtà però, i macchinari e tutto il sistema di conversione è ancora molto costoso e ci vogliono parecchi anni prima di rientrare dell'investimento, ecco dunque perchè siano solo le grandi catene a potersi permettere di tuffarsi in questo nuovo buisness.
Ma noi di sogni ne abbiamo bisogno, anche se solo utopie e lontane chimere preferiamo affidarci a quanto dice Rob Deverux: “Anche tenendo un ritmo moderato di esercizio, una persona che corre su un tapie roulant per un’ora al giorno ‘produce’ 18 kilowatt di elettricità, la cui generazione tradizionale vale oltre 4 tonnellate di CO2 l’anno!” e ancora "Se la cosa continua così bene come sta andando sono sicuro che anche le altre nostre strutture nel mondo adotteranno questo sistema"

Sito California Fitness
Video

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calcio
7 luglio 2007
Capello adiòs.
Si parla di calcio.
Per molti, Paolo Ziliani, è la voce che dà pepe e voti a Controcampo. Per altri, pochi, Paolo Ziliani è anche un giornalsita serio, di peso, capace di dire cose scomode e controcorrente. Piace per questo, perchè in mezzo al nulla del vociare giornalistico, c'è ancora qualcuno (lui non è il solo, ce ne sono molti, da Olivari in giù) che ama raccontare il proprio pensiero in barba ai perbenismi e ai leccaculismi che hanno reso paracula la categoria dei giorlisti tutta.
Bene, Paolo Ziliani racconta in un suo articolo ripreso d Indiscreto, ma già comparso nel suo sito, il suo pensiero su Capello. Condividendo appieno quanto dice, provo a tradurlo in pillole. Capello ha vinto il campionato spagnolo, dopo una lunga rincorsa al Barcellona. Capello che vince e che viene esonerato. Un'eresia, tanta e tale da far sobbalzare i solutamente pantofolai nostri giornalisti.
La Spagna invece ci insegna sempre qualcosa di nuovo e nooi stupidi a non capire. Nella fattispecie, la Spagna ci ha insegnato che più di vincere contano altre cose:
  • Ad esempio conta che non puoi emarginare un giocatore dell'importanza sportiva e commerciale di Beckham, solo perchè ha annunciato il suo definitivo passaggio a una squadra oltreoceano. Che è come dire che non si fa lavorare un tuo dipendente perchè sai che l'anno prossimo cambierà lavoro e andrà da un'altra parte. Non puoi farlo, non puoi farlo allenare da solo e a parte. Non puoi mandarlo in tribuna. Non puoi con disinvoltura raccontare ai giornalisti quanto tu sia un uomo probo e quanto sia stupido Beckham. La storia come tutti sanno, si è risolta con il ritorno in squadra di Beckham, che ha portato la squadra allo scudetto.
  • Ad esempio conta che non puoi offendere i tuoi tifosi, perchè sono quelli che pagano i biglietti allo stadio, l'abbonamento in tv e acquistano merchandising vario. Non puoi, perchè sono loro che animano la squadra, sia emotivamente sia commercialmente. Perchè se prendi quello che prendi al Real, è perchè il Real, dietro, ha tifosi in abbondanza che spendono per il Real. Ci si riferisce, anche, al gesto del dito medio che il sobrio Fabio Capello ha regalato in mondovisioni ai tifosi del Real, che lo fischiavano e contestavano. E' dura la vita della gente abituata a comandare e ad avere in torno degli yes-sir.
Sono i due esempi più emblematici. Bene la Spagna ci insegna questo, che non basta vincere, ma che occorre anche qualcosa d'altro: la si può chiamare come si vuole, addirittura etichetta, ma stando bassi anche morale, onestà, buone maniere. Tutte cose che per il Real contano, com eocntano per qualsiasi società che vive alla luce del consumatore, che offre servizi. Non puoi risultare antipatico e strafottente allo stesso tempo, duro e arcigno. Non puoi affidarti a Fabio Capello se vuoi avere appeal nel pubblico.

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televisione
5 luglio 2007
La morale nel Wrestling?
Italia Uno ha deciso di eliminare dal proprio palinsesto telesivo qualsiasi riferimento al Wrestling, dopo l'episodio di cronaca che ha visto tragicamente protagonista uno dei più importanti fighters del circuito. Si è molto discusso di questa scelta e del diverso modo in cui si è affrontata un'altra morte recente, quella di Guerrero.
Al netto della mia totale incompetenza del mondo wrestler, mai frequentato in Tv nè nei videogiochi, non riesco proprio a rinunciare a esprimere qualche idea, a costo di passare per lo sbrodolone di turno, finto intellettuale, che si mette a pontificare.

Mi vengono in mente un paio di cose: la prima è che mio cuginetto andò a vedersi lo spettacolo del Wrestling a Milano, penso fosse al forum, e tornò a casa deluso perchè si rese conto di quanto tutto fosse finto, si rese conto dei pugni che non arrivano mai in faccia e di tutto il resto - mannaggia alla mamma che gli ha preso i biglietti vicino al ring, o per fortuna. La seconda cosa è che la stessa WWE ha deciso di eliminare tutto il merchandising del killer suicida e riediterà tutti i video eliminando i combattimenti del fighter de quo. Quindi è evidentemente una cosa che fa scalpore.
Una nota morale, a margine, me la concedo anch'io, forse è banale, chissà. Il differente trattamento tra Guerrero e Benoit sta nel fatto commesso. Un personaggio che muore per overdose può rimanere un mito (penso a tutti i morti di overdose che ho avuto come poster in camera nel corso della mia adolescenza). Diverso è il caso di un personaggio che uccide moglie e figlioletto (a cui dava già vitamine e altro per gonfiarsi e aveva 7 anni) e che viene visto dalla società, da me e da voi, giusto o non giusto che sia, un elemento deviato e quindi non passibile di diventare mito. L'obiezione che verrebbe è, che ne so, Charles Manson, ma in fondo le camerette con il poster di Charles Manson erano poche e chi l'aveva era considerato un "deviato". Così come deviati sono i fan delle Erike e degli Omar. Questo, forse, il motivo del differente trattamento.

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