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SOCIETA'
11 novembre 2007
Morire in autogrill.
Al di là di tutto e del chiacchiericcio, degli inevitabili sbrodolamenti e dei populismi che seguono sempre episodi del genere, andiamo al fatto.
In un autogrill si ritrovano per caso un gruppo di tifosi della Lazio e uno della Juventus. Iniziano gli sfottò e poi una rissa (poi qui occorerebbero le immagini della sorveglianza per capire meglio). Repubblica in mattinata parlava di sprangate contro i tifosi della Juventus. In Autogrill non si accorgono di nulla, nè i tifosi entrano e fanno casino. Tutto avviene fuori. Poi sentono il rumore della sirena, allora tutti entrano nelle loro macchine e se ne vanno evidentemente a medio-alta velocità. Poi succede che dalla pattuglia dall'altra parte dell'autostrada, nell'autogrill di fronte per intenderci, un poliziotto prende la pistola e probabilmente mira alle gomme per fermare la macchina. Sparando da 30 metri fa compiere al proiettile una traiettoria che attraversa le 6 corsie dell'autostrada, con rischio altissimo di creare infortuni e ferite a terzi. La mira è sbagliata, d'altronde è una macchina che viaggia a velocità in ripresa (parta da 0 km/h, ma è lanciata in velocità), e colpisce il lunotto posteriore dell'auto, il vetro si rompe e la pallottola entra trafiggendo al collo il ragazzo che muore sul colpo.
Questi sono i fatti.
Questo è il punto.
Da qui si deve partire. Tutto il resto è ininfluente. Il calcio è solo un contorno e nulla ha a che vedere con questa tragedia se non il fatto che i protagonisti erano tifosi.

Poi aggiungerò altre considerazioni.

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permalink | inviato da JPier il 11/11/2007 alle 21:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
2 novembre 2007
Ma cosa dice la Sinistra radicale sul caso Rom?
Dopo la morte della signora Reggiani, seviziata, rapinata e stuprata da un rom ubriaco, il problema dell'immigrazione illegale e delinquente è tornato sui tavoli della politica. COn temi del genere ognuno fa il proprio gioco, perchè sono temi importanti, fondanti anche di una comunità, con il rischio di certe posizione di passare per xenofobi o chissà cosa. Si è subito presentato in prima fila Fini, che è riuscito a presentarsi al campo rom per fare un comizio antigovernativo. Poi si è d'accordo con Fini su quasi tutta la linea e la sinistra moderata, Veltroni e Prodi, hanno compreso che la sicurezza è un tema fondamentale, che riguarda tutti, elettori di destra e di sinistra. Sarebbe bastoto dare uno sguardo alla piramide dei bisogni di Maslow, per capirlo, ma va bene così.
Il problema è capire cosa pensa Rifondazione Comunista e i comnisti italiani su questi temi. Perchè nei telegiornali o sui giornali non hanno preso una posizione, non sono usciti allo scoperto con loro proposte o idee, si sono defilati, lasciando il campo ai più moderati del PD. In un clima rovente di movimentazione popolare sull'emergenza immigrati, i partiti che ancora hanno nel loro nome la parola "comunista" hanno taciuto, pechè le loro posizioni sarebbero risultate anti-popolari.
Allora sono andato sui siti dei giornali di partito per capire come è stato affrontato l'argomento, almeno su quelle pagine. La rasssegna stampa riguarda oggi, 1 novembre, il giorno dopo la morte della donna.

Liberazione.

Liberazione apre con altre notizie il proprio giornale, relegando le proprie osservazione sulal vicenda rom a pagina 5. Non si fa alcun riferimento di cronaca, ma ci sono due interventi. Il primo è di Angela Azzaro, la quale osserva che i pericoli per le donne non vengono dai rom, ma dagli italiani, in quanto le violenze sessuali e violenze in generale si risolvono in famiglia. Il dare la colpa allo straniero è un modo per allontanare il problema.
E' un massacro quotidiano che avviene dentro la famiglia da parte di mariti, di padri, di fratelli e di fidanzati. Ma nessuno di loro parla, dice qualcosa contro quella che è una vera calamità. Bocche cucite. Facce indifferenti. Nelle stesse ore che tutte le agenzie di stampa e i telegiornali sparavano in primo piano la notizia del "romeno", un bravo italiano dava fuoco alla convivente sudamericana. Perché Prodi o il suo successore Veltroni non hanno chiesto di espellere gli italiani, di autoespellersi da questo paese perché incivili?
E' il cosidetto benaltrismo, ovvero quel fenomeno tanto diffuso della politica italiana. "il problema non è il rom, ma ben altro, è l'italiano, il padre, lo zio, il prete". COn questa formula linguistica, i politici italiani hanno scoperto la scappatoia ai problemi. Quindi Rifondazione Comunista pratica benaltrismo in questo caso, rifuggendo il problema rom, chiamando l'immigrato un capro espiatorio, e affermandoc he i problemi sono ben altri.
E' per questa ragione che non crediamo al loro sdegno. Il loro sdegno non c'è. C'è l'approfittarsi di avvolti contro la preda che è il diverso, il migrante: il capro espiatorio su cui costruire una società normalizzata, standardizzata, sicura solo per loro, per i loro obiettivi, per la loro poltrona.
Non ci sono scuse, non c'è possibilità di capire. Il legame tra la storia di Giovanna Reggiani e l'approvazione del decreto sulle espulsioni da parte del governo non è l'indignazione o la solidarietà nei confronti della donna. Non c'è neanche un po', neanche una traccia. E' importante su questo fare chiarezza, anche tra di noi, tra noi donne che ci battiamo contro la violenza.
Dobbiamo prendere le distanze dal teatrino di ieri, da questo clima di guerra, anticostituzionale, pretendere che non venga giustificato in nostro nome, per la nostra libertà.
La nostra libertà è da un'altra parte, nella direzione opposta. Dobbiamo respingere chi ci usa per alimentare scontri di civiltà con paesi lontani, ma anche vicini come la Romania che fa parte dell'Ue.
Il secondo editoriale della stessa pagina è sulla stessa linea. Dopo un'ampia intoroduzione di pura cronaca, parte ilpensiero del giornalista:
L'orrore passa rapidamente in secondo piano, rimpiazzato da una caccia alle streghe che Massimiliano Smeriglio, segretario romano e deputato Prc, prova a scongiurare, dopo aver espresso la solidarietà alla famiglia della vittima, con un appello a chiunque ricopra ruoli pubblici. «L'aggressore va assicurato alla giustizia non perché rumeno ma perché ha commesso un crimine efferato. È importante, infatti, ricordare che appartiene alla comunità anche la donna, testimone oculare, che ha permesso il ritrovamento del corpo e alla quale va il nostro ringraziamento». Però, tranne Laura Boldrini, portavoce dell'Onu per i rifugiati, non sembra ricordarsene nessuno.
E ancora:
«Nessuno, giustamente, si scaglia contro gli abitanti di Garlasco o di Erba per omicidi anche più violenti ed efferati e lo stillicidio di donne uccise o di morti sul lavoro non ha mai prodotto nessun Consiglio dei ministri straordinario», fa sapere Salvatore Cannavò, deputato Prc di Sinistra critica. E la caccia alle streghe cancella il dato reale che «la principale causa di morte tra le donne sia la violenza domestica - ricorda Donatella Coppola del collettivo femminista La Mela di Eva, tra i promotori della manifestazione del prossimo 24 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne: «Non sia questo l'ennesimo caso di strumentalizzione per varare interventi repressivi e securitari
Sono cose sottili, che però hanno un senso e un'interpretazione. Entrambi gli articoli muovono dalla considerazione che non c'è un'emergenza romena. Non se ne aprla, non si citano dati che fanno riferimento alal delinquenza romena, salita al primo posto della microcriminalità. Il problmea è anche che la comunità romena è la più ampia in Italia e va bene. La seconda considerazione è che si pone il problema sulla violenza sessuale, che è svicolare forse dal problema. Il motivo che ha spinto il romeno a affiancare la donna è stato il desiderio di soldi. Una rapina semplice e semplice. Poi di soldi non ce n'erano, lui è ubriaco, si è messo a picchiare la donna, e poi l'ha pure stuprata. I giornali comunisti invece partono dal presupposto, per questo errato, che il movente principale sia stato lo stupro. Del benaltrismo si è già detto.
Evidentemente Rifondazione Comunista è contraria ai pacchetti violenza, ricordando che non ci sono stati pacchetti urgenti o decreti leggi sul lavoro, quando ci sono stati morti sul posto di lavoro.

Il Manifesto.

Altro giornale comunista è Il Manifesto. Qui il problema è la non reperibilità degli articoli sul sito del giornale, in quanto occorre abbonarsi a pagamento. Quindi si spossono intravedere solo le idee, ma a volte bastano, come le prime dieci righe del direttore Polo all'indomani della morte di Giovanna Reggiani:
Forse sarebbero bastati un paio di lampioni su quella strada, per evitare a Giovanna Reggiani il buio e l'orrore in cui è stata trascinata. Non sarebbero stati necessari decreti d'urgenza e leggi speciali che trasformano un delitto individuale nell'annuncio di un repulisti di massa. E non serviranno a salvare altre future vittime.
Di certo sarebbe bastata una maggiore attenzione alla vita quotidiana delle periferie per cercare una soluzione al violento degrado in cui giacciono migliaia di persone. Non serve inseguire la destra sul terreno che le è più naturale e vincente. Non servirà a cacciare le paure metropolitane e nemmeno...

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permalink | inviato da JPier il 2/11/2007 alle 10:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SPORT
11 settembre 2007
Tornelli negli spogliatoi?
Se abbiamo capito bene e non lo abbiamo letto su Topolino, alla prima giornata di campionato un allenatore di serie A ha dato un calcio ad un altro allenatore di serie A. Alla seconda giornata un giocatore di una ex grande squadra zebrata è uscito dal campo incazzoso per una espulsione meritata e si ritrova a schiaffeggiare uno steward sardo e provocatore. Poi più niente per la pausa dedicata alle qualificazioni europee o alle amichevoli inutili per le sudamericane. Sugli spalti niente di anormale da segnalare nelle due giornate di campionato (anche se ci si è rifatti con gli interessi in occasione dell'inno francese).
Vien da chiedersi se non sia il caso di mettere tornelli anche davanti agli spogliatoi...
Giusto per fare un po' di selezione anche dal basso, cioè da quelli che salgono su dallo spogliatoio e si mettono a rincorrere un pallone su un prato verde.

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permalink | inviato da JPier il 11/9/2007 alle 18:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
6 settembre 2007
I nuovi hooligans.
E' tutta una questione di spazio. Non importa se vicino, dentro o fuori lo stadio. L'importante è il contatto, lo scontro, l'ostentazione di forza, orgoglio e appartenenza. In Inghilterra gli stadi sono sicuri, ci vanno bambini e mamme. Niente problemi, stewards ovunque, posti seduti anche in curva, ma lì le curve non ci sono perchè gli stadi sono costruiti geometricamente rettilinei e non sono un'ellisse come i nostri. Un po' per storia, un po' perchè abbiamo avuto il vizio di costruire stadi con lapista d'atletica, credendo chissà come chissà perchè nella polivalenza dello sport. Ma al Delle Alpi, al San Paolo o al San Nicola si gioca preferibilmente soloa calcio e il sogno di meeting di atletica o altro rimangono per l'appunto sogni. Tornando all'argomento, al calcio inglese e al suo tifo. Il testosterone del folle tifoso inglese rimane, è da dire, quasi fosse una tara. E dunque, come lasciar sfogare l'inferocito tifoso se non può più liberamente armeggiare di pugni e cazzotti nelle prossimità dello stadio? Semplice, andando a divertirsi in periferia, lontano dallo stadio, dalla polizia e dal calcio. Già perchè solo così si capisce finalmente che il tifo pericoloso non è figlio del calcio e non deve essere il calcio a eliminarlo, ma è un fenomeno sociale che trova nello stadio il momento di aggregazione e la scintilla per la nascita di dissapori. Ma si sa, son cose che si sanno.


Anche il modo di scontrarsi con l'avversario è cambiato. Non più mega risse a ridosso dello stadio, ma appuntamenti fissati via telefonino, come è avvenuto poco tempo fa, durante Roma-Bruges, quando gli ultras capitolini hanno avvicinato i tifosi belgi consegnando a uno dei loro capi un numero pulito di cellulare. Della serie: «Noi abbiamo gli uomini per scontrarci. Se volete, fateci uno squillo».

A questo e altro si aggiungono anche note puramente estetiche, perchè, s', esiste anche un vestirsi ultrà:

Sempre dall’Inghilterra gli hooligans nostrani hanno importato un modo diverso di vestirsi in curva. Via le giacche militari o i bomber, spariscono gli anfibi e le sciarpe. Al loro posto è arrivata la moda casual: abiti firmati, dalla Lacoste alla Stone Island e ai cappellini della Burberry, diventati grazie al film Green Street - Hooligans un simbolo dei teppisti inglesi. Questi costosi capi di vestiario vengono acquistati a basso prezzo grazie all'onnipresente e-Bay.

Questo e molto altro lo si può leggere nell'articolo di ieri su La Stampa.

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permalink | inviato da JPier il 6/9/2007 alle 10:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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