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POLITICA
17 ottobre 2007
Il secondo video di Zoro: la video cronistoria della Sinistra.
Il secondo episodio della viodeo-biografia di Zoro e della sinistra italiana è quasi più esilarante del primo, di cui già si era parlato!



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POLITICA
16 ottobre 2007
L' Africa armata è un suicidio annunciato.
D'accordo tutto. La storia, il colonionalismo. Un clima certamente poco agevole. Nazioni nati a tavolino con confini squadrati da menti europee. Popoli abbandonati, lasciati soli, aggrappati alle loro tradizioni, al passato. L' Africa è un problema sotto tanti punti di vista, ed è un problema su cui occorerebbe discutere con più frequenza. Ma va da sè che è più economicamente rilòevante intervenire in Iraq che nel Darfur.
Aq uesto, alle colpi occidentali, si sommano le colpe africane. Perchè se su 50 paesi più della metà sono dittature significa che la democrazia è un concetto sconosciuto e le libertà, una parola senza significato. Se, tanto per dire, l' Europa decide di annullare il debito (come chiedeva perentoriamente Jovanotti in una canzone qualche anno fa), quei soldi che si ritrova ad avere in più dove vanno a finire? Siamo sicuri che servono per l' Africa, per debellare le malattie infettive, l'AIDS, la mortalità infantile, la malnutrizione?
Pare proprio di no, perchè dal 1990 al 2005, secondo uno studio apparso oggi sul Corriere, sono stati spesi ben 200 miliardi di euro in armi. Significa che i governi dei paesi africani hanno usato 200 miliardi di soldi in kalashnikov e altro, e nulla o poco più in sanità e educazione.
Succede allora che per colmare il vuoto governativo arrivano le associazioni di volontariato occidentali, che costruiscono ospedali, ponti, infrastrutture, pozzi. Forniscono medicinali e alimenti, vestiti e computer. La domanda è se questa strada è la soluzione ai problemi o un palliativo. La vera soluzione è, va da sè, la responsabilizzazione dei governi africani e una dura e seria reprimenda di tutte le guerre che animano il continente africano. Il processo è certamente lungo, ma va affrontato.
Riporto la dichiarazione della Presidente della Liberia:

Sono da sempre preoccupata per la devastazione dell'economia africana prodotta dalle guerre. Con la mostruosa cifra persa nei conflitti, in questi anni avremmo potuto debellare l'Aids e sarebbero avanzati fondi sufficienti per construire scuole e ospedali e portare così la media del continente a un livello di istruzione e sanità accettabili. Nel mio paese, ad esempio, il conflitto ha quasi totalmente dilapidato le risorse minerarie e agricole. Siccome praticamente tutte le armi impiegate nelle guerre dell'Africa arrivano da fuori io rivolgo un nuovo appello ai governi del Mondo affinché lavorino al Trattato sul controllo del commercio delle armi, trovino finalmente un accordo e lo applichino. E' un primo indispensabile passo per ridurre la violenza in Africa e nel resto del Mondo. I danni che le guerre causano devono essere chiari a tutti.

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POLITICA
15 ottobre 2007
Fini si candida a sindaco di Roma?
E' quello che sembrerebbe mettendo insieme i pezzi di un puzzle dai contorni poco chiari:
  • Fa una manifestazione a Roma, dove raccoglie consensi forti, portando in piazza centinaia di migliaia di persone.
  • Va in giro per Roma su un elicottero a scovare le magagne dell'amministrazione Veltroni in tema sicurezza.
  • Annuncia che continuerà a mettere in risalto quello che non va bene a Roma
  • Dichiara che Roma è la città con la più alta imposizione fiscale
  • Dichiara che Veltroni si deve dimettere da sindaco di Roma, essendo stato nominato segretario del PD

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POLITICA
15 ottobre 2007
A consuntivo sul PD.
Considerando che si è di parte, ma che si è sempre cercato e si cerca di essere il più equilibrati possibile, quello che stupisce sull'affluenza non il numero in sè (3,4 milioni), ma il numero associato al momento storico-politica italiano.

Le primarie sono arrivate nel momento più alto della contestazione anti-politica, a 5 settimane dal Vaffanculo-Day, in un momento in cui il governo sembra arenato e incapace di prendere decisioni forti. In mezzo a tutto questo, al sentimento di fastidio nei confronti della politica e dei suoi privilegi, al sentimento di sconforto per tutti coloro che hanno creduto in Prodi e nel programma e si ritrovano con in mano ancora troppo poco. In un periodo in cui, sondaggi alla mano, in una eventuale nuova chiamata alle urne il centro-destra avrebbe gioco facile. In mezzo a tutto questo ci sono state 3,4 milioni di persone che hanno deciso di andare a dare il proprio sostegno alla nascita del PD e indirettamente andando a sostenere Prodi.

Poi si è di parte e magari non si è capito nulla, ma da questi parti si pensa così!

NB.

A margine. Ieri sera mi sono imbattuto quasi per caso sull'approfondimento del TG1 sulle primarie. Non so se sia stata una mia sensazione o se sia stata condivisa dai più - e si consideri che ancora non ho letto i giornali -, ma la trasmissione è stata inguardabile. Inizia male col giornalista dal fluente capello raccolto all'indietro che impallava Romano Prodi mentre lo intervistava. Poi Riotta ha spiegato al suo inviato l'abc della informazione. L'audio che arrivava dal collegamento esterno con Prodi e Veltroni era inascoltabile per qualità scadente e per il fastidioso ritorno in studio. A questi problemi tecnici si aggiungeva una pochezza nelle domande da far rabbrividere Mario Giordano.

Mario Giordano, di cui si è parlato già troppo, a che merita altra menzione perchè oggi apre il suo terzo giorno di lavoro come direttore de Il Giornale con un titolone in prima pagina sui brogli delle primarie. Nell'articolo si portano due esempi: una ragazza minorenne che ha votato 3 volte e un immigrato plurivotante.

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POLITICA
14 ottobre 2007
La mia esperienza alle primarie.
Stamattina sono andato a votare per le primarie del PD. Il seggio era in una sala studio per universitari e liceali gestita da una cooperativa. Gli scrutatori erano tre, con un'età superiore ai 65 anni. Ho riconosciuto anche un consigliere di circoscrizione in quota Margherita; lo ricordo perchè quando feci lo scrutatore nelle elezioni 2006, lui era presente in qualità di osservatore. Arrivo, consegno carta d'identità e scheda elettorale. Scopro che 1€ non è la quota fissa, ma è a discrezione del votante. Io ho messo 1€. Quando sono arrivato c'erano 3 persone dentro per votare, poi ne sono arrivate altre 3. Tutte con un'età superiore ai 70 anni. Due erano suore, due avevano i nipotini con loro. C'era anche una badante con una signora anziana. La badante non ha votato. Insomma ero l'unico giovane. Era anche un orario abbastanza mattiniero per una domenica mattina, le 9 e mezza. Mi accorgo che la registrazione del mio nominativo è complessa tanto e quanto quella delle elezioni nazionali. Insomma non è una cosa amatoriale come si potrebbe pensare. C'è un registro vuoto, dove viene inserito il mio nome e cognome, domicilio, numero di telefono e la mia firma. Poi c'è un secondo registro, ch ein realtà non è un registro e funziona come un libretto degli assegni. Lì si segna solo il mio nome e il numero progressivo (che identifica quanti sono andati a votare). Una parte rimane a loro, una parte a me. Come ricordo. Le schede sono due: noto che nel nome delle liste è compreso il nome del candidato. Nel mio collegio non c'erano liste per tutti i candidati. Ce n'erano però due per Veltroni. Nessuna lista di Adinolfi, nè di Garowski. Per le nazionali c'era Letta, due di Veltroni e Bindi. Per la regione c'era Veltroni, Bindi e un'altra che non ricordo.
Mi ero informato prima di andare a votare sulle liste. Quindi sapevo cosa fare. Ho votato. Ho messo le due schede nelle rispettive urne. Mi hanno restituito la scheda elettorale, la carta d'identità, mi hanno dato il tagliandino, ho firmato sul registro e sono uscito.
Il mio seggio comprendeva tutti i collegi di Bergamo Città Alta. Alle 9:30 io sono stato il 25esimo votante.

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POLITICA
2 settembre 2007
Corea del Nord senza nucleare e con molto petrolio.
Il febbraio scorso era stata chiusa la centrale nucleare più grande del paese. Pe rintenderci quella in cui era stata costruita la bomba atomica fatta esplodere dalla Cina qualche mese fa e che ha creato parecchi malumori un po' a tutti. Oggi la Corea del Nord ha firmato un trattato col quale si impegna ad abbandonare definitivamente il nucleare e il suo utilizzo bellico. E' un passo definitivo, soprattutto segna la fine di un periodo di forti tensioni tra Occidente e Corea del Nord, acuito dai discorsi di Bush che inseriva il regime di Pyongyang nell'asse del male, per via di quei suoi pensieri da fumeti, per via di quella sua cultura americanizzata e mediovale da bene e male. Senza diventare ciechi tuttavia, rimane il problema di uno stato, la Corea del Nord, in mano a un dittatore comunista che riesce a vivere solo grazie agli aiuti cinesi e allo sfruttamento del proprio popolo che vive nell'obra e in povertà. Di Pyongyang si parla sempre della Piramide, un grattacielo mai finito e completamente disabitato, un mostro di cemento in mezzo alla capitale, ma con in cima una gru. E' lì da anni quella gru, ma serve per dire al popolo che si sta lavorando. Si ricordi poi che sono vietate le foto dei turisti, perchè potrebbero mettere in cattiva luce il regime, mostrando la tragic averità. Va da sè che i turisti non sono i benvenuti, spesso bloccati, e i turisti non vanno certo in Corea del Nord.

Concludiamo con un'osservazione: la Corea del Nord, in cambio della fine della sua era nucleare, riceverà degli aiuti e sovvenzioni. Tali aiuti saranno nella forma di barili di petrolio. Niente medicinali, soldi, infrastrutture, know how, cibo, ma un milione di tonnellate di petrolio. E' il petrolio la vera ricchezza, ma riempirà le tasche delle solite persone, e la povera gente rimarrà povera. Il regime continuerà a tiranneggiare e noi a non vedere.

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CULTURA
24 agosto 2007
Fatti di Reggio Emilia. (Parte 1)
L'ispirazione non è arrivata a caso dal cielo, ma da un testo del cantante degli Offlaga Disco Pax, sentito durante una trasmissione radiofonica.




Ci sono storie grandi e storie piccole. Questa è una storia grande. E’ una storia che racconta di un pezzo d’ Italia nato e morto una quarantina di anni fa, una storia che a soli 15 anni dalla libertà dal fascismo lasciava intravedere ben poche speranze e ben più concreti scenari di lotta civile, che di fatto si verificò e perdurò almeno fino all’inizio degli anni ’80. Questa è una storia di una cittadina, Reggio Emilia, ma è anche la storia dell’ Italia e della politica che la governava. E’, quindi, una pagina non qualsiasi della storia del nostro paese.

Per iniziare il racconto e renderlo il meno pedante possibile, lo si dividerà in piccoli episodi, un racconto d’appendice direbbero Oltralpe. Per iniziare seriamente però, dobbiamo ritornare a quel 1960, ai mesi prima dell’ estate, quando ancora il sangue non aveva drammaticamente colorato le cronache dei giornali e le vite di persone qualunque.

A dispetto di tutto, l’anno 1960 si apre con un particolare entusiasmo: il boom degli anni Cinquanta aveva riempito i portafogli della classe media, le famiglie avevano quasi tutte un’automobile, e la TV faceva le sue prime comparse nelle sale non di lusso. Il 1960 è l’anno del cosiddetto “Miracolo”, dove per miracolo si suole indicare il periodo del sorpasso dei lavoratori industriali sui lavoratori agricoli. Durerà poco il primato: il tempo che l’esplosione dei servizi dia inizio anche nel Bel Paese alla terziarizzazione dell’economia. E’ l’anno del PIL più alto mai registrato e mai più realizzato; all’epoca volavano su percentuali cinesi tra il 7% e l’8% di crescita. Al Sud si assiste a una migrazione totale verso il triangolo economico e sviluppato del Nord (Milano-Torino-Genova), le campagne sono desolate e abbandonate a chi non ha voglia di salire perché troppo vecchio per investire nel futuro. Al Nord c’è lavoro, l’offerta del settore industriale è senza precedenti, al Sud c’è manodopera libera che è allettata da uno stipendio fisso e da un cambiamento delle proprie condizioni di vita. Si va al nord, si lascia tutto, non per scommessa, ma per qualcosa di più reale.

In Parlamento però le cose non sembrano andare per il meglio. C’è una perenne aria di crisi, che portò a ben tre diversi governi nel giro di un anno. E’ il periodo in cui la DC voleva fare tutta da solo, senza appoggi esterni, ma senza appoggi esterni è difficile governare. Ecco allora il succedersi di maggioranze democristiane più orientate a sinistra e maggioranze più orientate a destra, fino a quando, l’8 aprile 1960, succede qualcosa di nuovo. Succede che l’onorevole Tromboni, incaricato di formare il governo ottiene la fiducia del Parlamento con 300 voti, tutti DC con in più il placet del MSI. A 15 anni dalla fine del fascismo torna prepotente il Movimento Sociale, in un ruolo certamente non di primo piano, ma certamente chiave per la governabilità del Paese. E’ il primo governo democristiano aiutato dai fascisti. Agli occhi degli altri partiti, stupore e malumore. In tronco votarono tutti contrari al governo Tramboni. Alla fine fu 300 a 293, e Tramboni divenne Primo Ministro. In realtà la spiegazione di tutto sta nelle parole del cardinale Ottavini rilasciate il 7 gennaio di quell’anno sull’ Osservatore Romano, in cui disapprovava i recenti ammiccamenti dei democristiani coi socialisti, che definisce, parole sue, novelli anticristi. E così, pur di non mischiarsi le mani coi comunisti, la Chiesa stava avvallando un'intesa con un movimento politico nato dalle ceneri del fascismo, che solo 3 lustri prima aveva dittatorato l' Italia.

A Reggio Emilia, arriviamo,.. con calma, ma arriviamo...

(1 - continua..)

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POLITICA
20 agosto 2007
Sarà la destra a salvare la sinistra.
Da circa un anno, da quando cioè la sinistra ha vinto le elezioni si paventano scenari apocalittici da fine governo, vita, tutto. Se da una parte c'è una ben evidente situazione di ragionevole incertezza dovuta prevalentemente a una maggioranza in senato tenuta in piedi da un paio di ottantenni, più che da inevitabili scontri di posizione su qualsivoglia argomento, tuttavia per il momento Prodi è riuscito a superare i vari malumori, mostrando in più occasioni il pugno duro e ricordando le conseguenze di una caduta di governo. La certezza dell'annuncio del suo ritiro dalla politica a fine mandato rende ancora più faticosa qualsiasi battaglia, perchè Prodi ha pochi interessi personali (e politici) da difendere per il futuro. Si diceva prima che nel giro di un anno lo spettro della fine del governo è stato sventolato alla piazza nelle occasioni più varie, risultando solo un tentativo buffo del politichese di parlare ai malumori e allo stomaco di elettori propri e, non sia mai, disillusi.
Tutto normale, si dirà, e lo è. E' un discorso e osservazioni talmente ovvie, che il leggerle non suscita alcun pensiero ulteriore. Tuttavia ora aggiungiamo un virgolettato di un deputato, che complice il calore ferragostano e lo svacco da ferie, ha così proferito, pregando l'anonimato:

«Se Berlusconi crede di portarci alle urne subito, senza nemmeno farci maturare il vitalizio  da parlamentare che scatta il 28 ottobre 2008, fa male i suoi conti. Se poi ci mette pure agli  ordini della Brambilla... Saremo almeno una decina, al momento di far cadere Prodi, fuori dall’aula con un terribile mal di pancia».

N.B. Questa temeraria esternazione in tempi in cui anche chi non legge mai lo ritroviamo sotto l'ombrellone con il libro "La Casta" in mano, non ha nulla a che vedere con la bufala del nuovo partito delle libertà.

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POLITICA
18 agosto 2007
Mastella, Mastellone, ancora Mastella.
Non parliamo del suo blog, lo giuriamo. Ci divertirebbe l'idea, ma tant'è.
Stupiti, invecem ci ritroviamo a parlarne quasi bene.
L'antefatto o la questione è un po' la solita: è giusto che persone in attesa di giudizio e in generale persone indagate abbiano il diritto di candidarsi o di ricoprire attivamente ruoli politici?
Da queste parti la risposta è chiara, un po' meno dalle parti di Mastella, ma non ci si può stupire visto il passato trasformista del nostro. L'idea che si ha è :

  • chiunque venga indagato debba essere temporaneamente sospeso dagli incarichi politici che ricopre. Sospeso da deputato, senatore, consigliere regionale/provinciale/comunale, ministro, sottosegretario e via dicendo.
  • Qualora venga condannato in primo grado dovrebbero essergli sospesi tutti i benefici patrimoniali (stipendio, pensione, agevolazioni fiscali, bonus, portaborse, rimborso spese).
  • Qualora venga poi riconosciuto colpevole anche nel terzo tgrado di giudizio la sospesione dovrebbe diventare definitiva.
  • Qualora l'ultimo grado di giudizio lo dichiari non colpevole, la sua posizione dovrebbe essere ripristinata, con il montante di tutti i benefits persi nel tempo trascorso e il risarcimento danni.
Questo è un po' il pensiero di chi scrive. E' un discorso da fantapolitica, da "io vorrei", roba che andrebbe benissimo sul blog de iMille, ma non aspiro a tanto.
Ora però dobbiamo tirar fuori l'aggancio con Mastella, altrimenti il bellissimo titolo del post è lì solo da specchietto delle allodole...
Il collegamento è un'intervista recentissima a Mastella, comparsa nel numero di questa settimana de "L'espresso":

In attesa della sentenza, i politici sospettati non dovrebbero essere sospesi?
"A me è successo un fatto. Io non ho candidato a Roma una persona al consiglio regionale, perché mi mandarono una fedina penale secondo la quale non aveva i criteri di moralità che immaginavo. Il giudice mi ha condannato a risarcirlo con 150 mila euro, che ho pagato sull'unghia".

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POLITICA
15 agosto 2007
Il Campanile e il finanziamento pubblico.
Se ne era parlato per ore e ovunque del finanziamento pubblico ai giornali considerati organo di partito. Finanziamenti a cui potevano accedere chiunque presentasse la dichiarazione di due deputati o senatori. Un paio di nomi e si era organo di partito. Altri finanziamenti arrivavano se si costituivano delle cooperative di giornalsti fuffa. Fece parlare in ambiente musicale il caso de "Il Mucchio", che prendeva un finanziamento statale proprio perchè era costituito da una cooperativa di giornalisti. Faceva pagare poi un prezzo di mercato, e ci infilava paginate di pubblicità. Insomma molte entrate a cui seguivano editoriali piagnistei che andavano ad elemosinare copie a chiunque. Roba francamente imbarazzante. Io sono un abbonato di Blow Up, rivista musicale più di nicchia, ma che non ha un finanziamento statale, che paga mensilmente i suoi collaboratori e che non ha all'interno alcuna pagina di pubblicità. Sopravvivono di abboanmenti e vendite reali in edicola.
Ma arriviamo a "Il Campanile".
E' l' organo dell' Udeur di Mastella, non viene venduto in edicola.
Un giornale che non viene venduto in edicola. Vabbè. Andiamo avanti.
Certo che ce ne sono di giornaliche non vendono in edicola, si dirà, vivono di abbonamenti si aggiungerà. Ebbene, "Il Campanile" ha una tiratura di 3000 copie, di queste ne vengono vendute solo un terzo. In pratica nemmeno i tesserati Udeur sono abbonati al loro giornale. Fa ridere solo a scriverne. In compenso, in quanto organo di partito, Il Campanile prende 1.125.000 euro all'anno.

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