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cinema
19 agosto 2007
Memento (2000)
Immaginiamo di avere sul tavolo 10 fotografie. Ogni fotografia è una storia. Ogni storia è collegata a un'altra. C'è un inizio e una fine, e in mezzo c'è un racconto. Poi c'è il modo con cui lo si racconta, il modo con cui si sceglie a caso una foto. E magari inizi che sei alla fine, o la storia racconta qualcosa che è già successo, ma che non ricordi o non sai, perchè ti manca il fatto precedente.
Memento è un film particolare. La storia, tratta da uno script del fratello del regista, è semplice: due tossicodipendenti entrano in una casa, stuprano e uccidono una donna, colpiscono gravemente il marito. Da quel momento l'uomo entrerà nel tunnel di una strana malattia, che gli impedisce di ricordare. Dopo qualche minuto non ricorda nulla di quello che ha fatto, i volti e i nomi delle persone che ha incontrato. Da quel giorno, dalla morte della moglie, inizia per lui una nuova vita con un solo scopo: trovare chi ha ucciso la moglie e vendicarla. Per vivere è costretto a segnarsi tutto su post-it, fa foto ai luoghi che frequenta per ricordarseli, alla sua macchina per riconoscerla, alle persone che incontra. Dietro ogni fotografia una didascalia, per capire di cosa si tratta, per darle un senso. Sul suo corpo sono tatuati gli indizi raccolti nel tempo che dovrebbero portare all'omicida della moglie. Non ha amici, e quelli che si ritrova a frequentare sfruttano la sua malattia, il suo desiderio di vendetta. Non si può dire altro, ogni parola in più è rivelare troppo.
Ottimo il montaggio: il flashback è il motore del film, il tempo che si racconta non è il presente, nè il futuro. E' un gioco a incastri, un puzzle che solo alla fine trova la sua chiara e sconvolgente fine.
Film cervellotico e impegnativo, tra i migliori usciti nei 2000.
Il regista, Christopher Nolan, ha già consegnato alla propria storia 2 film consistenti: Insomnia (2002) e Memento (2000). Ora si sta divertendo girando il blockbuster Batman: il cavaliere nero. Suo è anche Batman Begins. Inutile dire che la bellezza della sua cinematografia sta lontano da Gotham City.

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cinema
17 agosto 2007
Hollywoodland (2007)
Giocato su due piani temporali diversi. Da una parte Ben Affleck/Superman cerca di farsi strada nel difficile mondo del cinema, annaspando tra le centinaia di attori in erba, flirtando con la moglie del boss della MGM, infine trovando il ruolo del successo per poi finire steso per terra con una pallottola in testa. Suicidio si dirà. Ed è qui che prende il filo la seconda storia, quella di un investigatore privato (Andrien Brody) in cerca del caso della vita, stanco di inseguire mogli traditrici e uomini tristi e infedeli, stanco di vivere in un residence di quart'ordine con la compagna, disposto a tutto pur di iniziare una nuova viva decente. Per lui è omicidio. In realtà lo è per la mamma dell'eroe morto, che si affida inconsapevole all'investigatore di terza categoria, convinta di aver assoldato uno dei migliori. Brody è un marito, separato, con un figlio che vive con la madre e il di lei nuovo compagno.
Il bimbo è piccolo e come tutti i bambini era un appassionato di superman. Quando però apprende la notizia del suicidio dell'attore, si chiude in se stesso. Attraverrso gli occhi del figlio si descrive Hollywood come macchina dei sogni, creatrice e distruttrice. Poi a un certo punto per l'investigatore i soldi non conteranno nemmeno più, la sua vita prende vie sempre sbagliate, e l'unica ancora alla vita è la soluzione del caso. Suicidio o omicidio.... diventa una sfida personale.

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cinema
29 luglio 2007
Saturno Contro.
Ozpetek. Ferman Ozpetek è turco, ma è uno dei pochi registi di cui possiamo vantarci di aver cresciuto. Per il fatto forse di essere un omosessuale/regista/famoso viene accostato a Pedro Almodovar. Certo i livelli sono differenti, e mai mi sognerei di spingermi a così alti paragoni. Certo qualcosa in comune hanno, ma hanno soprattutto più di un qualcosa di differente. Almodovar è un eccentrico, colorato, trasgressivo e provocatore. Ozpetek è molto più borghese, famigliare, monocolore. Ozpetek è anche il suo cinema. Le storie che racconta sono quelle di una comunità, perchè nel cinema di Ozpetek un tema importante, forse il tema della sua cinematografia, è la comunità, il gruppo, il clan. Un insieme di adulti, trentenni e oltre, alcuni eccentrici altri decisamente normali e ordinari che vivono in simbiosi l'uno nell'altro. Anche il personaggio più extra-ordinario viene descritto come una persona normale, perchè l anormalità del mondo, si sa, non è quella del gruppo. COsì come la morale condivisa non è quella del gruppo. Il clan appunto, un insieme di individui che diventa un mondo a sè, impermeabile a ciò che accade fuori, ma discraziatamente permeabili a tutti i disequilibri interni. La comunità c'era nelle Fate Ignoranti, c'è in Saturno Contro.
Il film racconta di un'amicizia e di un amore, di un inizio e di una fine, dei vari tipi di amore, di un amore tradizionale che si rompe per tradimento e di un amore omosessuale che si rompe per cause esterne. La mano di Ozpetek è leggera, mai invasiva. E' un regista, per questo, borghese: a lui non interessa stupire, ammaliare, fare il giullare, divertire e stupire (tutte cose che sono proprie di Almodovar, giusto per tornare al discorso di prima): ciò che conta è il racconto, e la descrizione deve ssere la più normale possibile, lo scopo è quello di rendere ordinario un gruppo extra-ordinario. Forse in questo suo desiderio si intravede una difficoltà di emancipazione vissuta, o forse chissà, quello che è certo è che l'obbiettivo è la normalizzazione di situazioni, considerate dalla nostra società, non normali.

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cinema
23 luglio 2007
Il codice Da Vinci.
D'accordo, si arriva in ritardo, ma coi tempi che corrono e la filmografia mondiale a portata di click, un film appena uscito vale un film uscito 50 anni fa. Vale nel senso della discussione. Cambiano i tempi e cambiano le attitudini. Andiamo al film.
Direi che è un ottimo film d'azione condito da una spy-story dall'intreccio complicato e per molti controverso: in realtà occorerebbe sempre riportare le cose ai fatti, senza lanciarsi in voli pindarici. Quindi che si lasci da parte la noiosa querelle laici/religiosi che ha accompagnato l'uscita del libro prima, del film poi e le imminenti riprese di un nuovo film tratto da un romanzo di Dan Brown. Il COdice da Vinci non è un saggio, non ha la pretesa di storizizzare chissachè, si muove certamente tra le pieghe del verosimile, concedendosi a ragionissima di romanzarci una storia, un racconto, chepoi diventa una sceneggiatura. Il film è del resto una spy-story, condita con gli ingredienti già visti in film come "Indiana Jones" o "La Mummia". Molto curati i particolari, e abili a ottenere i permessi per girare un po' ovunque a Parigi (Louvre compreso). Tom Hanks ha un insolito capello lungo ed è credibile nel personaggio che interpreta, non certo come lo straordinario Ian McKellen, ma è giuato così.
Forse un po' troppo lungo, ma non annoia e non perde tempo in particolari inutile. Va da sè che di blockbuster si tratti, tratto da un romanzo bestsellers.. insomma la qualità sta da altre parti.

Curiosità:

  • Sophie Marcea fece un provino per il ruolo della protagonista femminile, ruolo che invece andò a Audrey Tautou.
  • Le riprese al Louvre vennero fatte solo di notte, mentre di giorno a museo aperto, tutto l'equipaggiamento era nascosto. C'è da aggiungere che i dipinti su cui vengono ritrovate delle scritte sono ovviamente delle copie, così come il sangue sul pavimento,.. non è il vero pavimento in legno caratteristico del Louvre, ma una copia ricostruita in uno studio.

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22 luglio 2007
United 93.
Se n'è fatto un gran parlare l'anno scorso o più. Dopo un periodo di rielaborazione del lutto, Hollywood si è decisa a raccontare la vicenda che più ha colpito il mondo moderno dalla fine del comunismo. Il film è diretto in modo per nulla manieristico, anzi, bellissime sono le sequenze simil amatoriali, che riescono a render ancor più l'idea di essere, noi stessi spettatori, al centro dell'azione. Meglio la prima parte della seconda, un po' perchè da metà film in poi, quando il volo United 93 è partito l'intreccio e la sua rappresentazione confluiscono nel solito stereotipato film d'azione. Forse più sopra la media rispetto ai tanti film su disastri aerei, bombe su aerei e via dicendo. La prima aprte è decisamente molto più interessante, fosse solo perchè riesce a raccontare l'11 settembre da un osservatorio a noi per lo più sconosciuto: quello delle torri di controllo. Ecco che si imparano i meccanismi di funzionamento del controllo aereo ed ecco che gli eventi che abbiamo mandato a memoria ritrovano una qualche parvenza di novità in virtù della diversa prospettiva.
Chi vi ha trovato solo un moto patriottico, nazionalista, di riscossa, di lotta tra buoni e cattivi è rimasto, purtroppo per lui solo in superficie.

Curiosità:

  • Gli attori che impersonavano gli ostaggi e quelli che impersonavano i dirottatori stvano in hotel diversi durante il periodo delle riprese, per cementare ancor più il gruppo.
  • Su richiesta dei registi, non vennero proiettati trailers di film prima dell'inizio del film.
  • I piloti e le hostess del volo United sono veri piloti e vere hostess della United Airlines.
  • Una parte degli incassi del primo week-end (1,15 milioni di dollari) è stata devoluta in beneficenza al Memorial United 03 in Pennsylvania.

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cinema
18 luglio 2007
Notte prima degli esami - Oggi.
Faccio a buon diritto parte di quella schiera di cinefili snob con la puzza sotto il naso. Quindi quando mi sono ritrovato per caso a vedermi "Notte prima degli esami - oggi", senza aver visto il primo tra l'altro, seduti accanto a me c'erano tutti i pregiudizi che potete immaginare. Se però una recensione inizia così, qualcosa è successo nel corso del film, e quel qualcosa ha smussato e temperato certe opinioni pregresse. Non è un buon film, ma è un ottimo passatempo. Non è una stronzata, è entertainment godibile. Molti gli episodi che riescono a ricalcare la vita di un giovane oggi, e sono molto limitate le steteotipizzazioni - anche se quando ci sono, risultano davvero strazianti a vedersi. Il cinema italiano e soprattuto la commedia italiana vive quasi esclusivamente di stereotipi: si faccia caso, funziona sempre così. A venir rappresentato è non solo l'uomo medio, ma il buono, il cattivo, il bello, il dananto, il sensibile, lo sfigato, con tutte le derivazioni psicologiche, di atteggiamenti o altro che lo contraddistinguono. Mancano le sfaccettature, manca l'imprevedibilità, perchè nel cinema italiano (la commedia principalmente) il caso non esiste e tutto è preconfenzionato. Del resto i Sordi e i Verdone hanno creato e vissuto di personaggi. Sempre rimanendo in tema, un film come "3 metri sopra il cielo" è quanto di più brutto possa e abbia offerto la commedia italiana. Che sia diventato un caso e un evento sta al di fuori dal cinema, e dal film, sta nel marketing, nel libro cult o generazionale, sta nell'esser riuscito a creare gruppo/comunità/identità (ed è uno dei grandi meriti di Moccia e di chi lavora intorno a lui). Tornando al film, per non annoiare chi legge con pensieri sparsi e inconcludenti, "Notte prima degli esami - oggi" riesce a sfuggire al sistema dello stereotipo (a volte), forse perchè non ha interesse nell'approfondire di per sè i personaggi. A essere rappresentati infatti sono situazioni più che persone, situazioni reali, vissute, vere, su cui ognuno può rivedere se stesso, un amico, un parente. Per questo il film può meglio essere avvicinato ai vari "Manuale d'amore", per rimanere dalle nostre parti. Quello a cui gli sceneggiatori non sono riousciti a sfuggire è la circolarità dei temi affrontati: tutto deve tornare, deve essere inquadrato, deve avere una fine dato l' inizio. A far così si rieschia di cadere nel grottesco, di far cadere una commedia nel circuito del film comico. Mi spiego meglio: è ridicolo, circolare e comico che il presidente della commissione sia anche la vittima involontaria di incidenti accidentali causati nelle settimane precedenti dal protagonista della storia. E cosìaltri esempi.
Una nota a margine e breve la dedico alle scene di nudo, che sono davvero molte e esplicite. Non si vuole sottendere alcuna critica moralistica, al più rilevo quest'aspetto che mi ha colpito al punto da parlarne. A mio parere molte scene di nudo sono del tutto fuori luogo. Poi certo che mi si spiegherà che il sesso è parte integrante della vita di un giovane, d'accordo, però...
Poi può essere che abbia preso una cantonata io, e che a rivederlo il film perda della qualità - seppur minima - che ho rilevato. Anche se dubito che lo rivedrò mai.

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