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SOCIETA'
22 agosto 2007
Dentro la notizia. Un delitto per l'estate.
C'eravamo abituati troppo bene l'estate scorsa, curiosi e divertiti nel leggere le intercettazione dei Corona, Lele Mora e del vippame di turno. Rallegrati nell'apprendere che quello di cui si parlava sottovoce, accadeva veramente. Di quanto una bella ragazza (Gregoracci) sia disposta a fare per apparire televisione. Per non parlare del calcio, della coppa del mondo vinta, delle sentenze e della Juve in B. Insomma, un'estate a tutti gli effetti unica e irripetibile.

Poi succede che in provincia di Pavia, una giovane ragazza di 26 anni viene trovata uccisa a colpi di martellate in testa. Viene trovata dal suo fidanzato, che era passato di lì perchè non le rispondeva al telefono. Chiara, la vittima, era in casa da sola perchè i genitori e il fratello erano via. Chiara viene uccisa la mattina del giorno in cui il fidanzato Alberto trova il cadavere nel primo pomeriggio.

A tutti gli effetti appare fin da subito un delitto ostico, con molte somiglianze con quello di Cogne: pensiamoci bene, manca l'arma del delitto, non ci sono moventi chiari, non ci sono testimoni, non ci sono impronte o altro lasciate dall'omicida. In più c'è una campagna mediatica portata avanti da quelle persone che potrebbero essere gli assassini.

C'è il fidanzato Alberto che nonostante gli interrogatori da 8 ore a botta non crolla, ma ci sono alcune discrepanze, che in realtà sono due: ricorda di aver visto il viso pallido e bianco di Chiara,mentre all'arrivo del 118 era completamente ricoperto di sangue, come del resto era un mattatoio la casa - perchè, ricordiamocelo, la ragazza è morta a colpi in testa per sfondamento del cranio. L'altra discrepanza è il colore del pigiama, che Alberto ricorda rosa, mentre secondo gli inquirenti è impossibile riconoscere il colore stando in cima alle scale con la luce tenue della cantina. Poi ci si chiede come mai non sia sceso per controllare se non fosse ancora viva, o per qualche altro motivo, dato che istintivamente è naturale avvicinarsi al corpo della vittima, sopratutto se un tuo caro. Alberto invece è rimasto in cima alle scale, non è sceso, per evitare di inquinare le prove; è un gesto da persoan fredda, equilibrata e in quei momenti difficilmente lo si è.  C'è da dire che  anche pensando al fidanzato, manca un movente. Erano una coppia normale, senza litigi, molto tranquilla, studiosa. Non avevano mai dato problemi. Non c'era un motivo passionale che potesse far pensare che dietro ci potesse essere un delitto passionale. Importanti sono stati anche gli interrogatori con le confidenti di Chiara, per accertarsi che non ci fossero problemi di coppia. Tra le ocnfidenti, le principale erano due cugine gemelle.

Le gemelle appiano subito nella loro particolarità. Molto magre, al limite dell'anoressia per chi scrive, sempre insieme, sempre presenti, sempre pronte a rispondere (soprattutto Stefania) con linguaggio forbito e veloce alle curiosità dei giornalisti. Parlano con un distacco tale da inquietare l'uomo della strada, quasi che non si rendessero conto che la loro cugina/amica/confidente è stata uccisa barbaramente a martellate, senza alcun motivo valido al momento. Poi si viene a sapere che le due gemelle avevano fatto un fotomontaggio per dare ai giornali una foto con loro due insieme a Chiara. Poi ci sono dichiarazioni contro la stampa, e via dicendo. Un comportamento almeno bizzarro, ma che alcuni spiegano come forma di autodifesa. Allonatano il pensiero della morte di Chiara, come per nasconderlo, per non soffrire.

L'altra gemella, Paola, è la wannabe a journalist. Studia alla Iulm per diventare autrice televisiva o cose simili. Ma è un persoanggio tutto particolare anche lei. Dice ai giornalisti di aver fatto una stage presso un giornale locale, che il giorno dopo smentisce tutto; dice di aver scritto parecchi articoli e di curare una rubrica periodica, ma il direttore del giornale smentisce anche questo. Noi l'abbiamo vista in televisione con le stampelle e una gamba ingessata. Dietro il gesso un incidente in bicicletta acuito dai gorssi problemi muscolari dovuti all'anoressia.- Qualche giorno prima la morte di Chiara, ha tentato il suicidio.

E forse anche qui si concentreranno i carabinieri, perchè quello che pare possibile, l'unica cosa che pare possibile, è la gelosia. La gelosia per una vita normale, quelal che conduceva Chiara, serena e tranquilla. Senza particolari malesseri. E allora inizia a prefigurarsi un'idea di movente. E forse quel corpo lasciato a metà delle scale è dovuto al peso del cadavere, per altro di corpuratura molto magra anhce per Chiara, accompagnato alla debolezza fisica dell'assassino. Che, ricordiamolo, ha suonato il campanello, Chiara ha aperto la porta in pigiama, perchè ha riconosciuto la vittima, poi si è girata, come per andare in soggiorno, dando le spalle all'assassino che con un oggetto contundente ha colpito forte alla testa, poi al mento, poi di nuovo alla testa. Chiara muore in pochissimi secondi. L'assassino prende il corpo, con lo scopo di spostarlo da lì, forse per metterlo in cantina, o nasconderlo o chissà. Ma non ce la fa, e lancia il corpo per le scale, è troppo pesante. Poi, ma questo invece è ancora tutto da dimostrare, pare che sia andato in bagno per farsi una doccia e pulirsi dal sangue che l'ha ricoperto.

Tornando alla cornaca, passano i giorni e il giallo si infittisce. Brunone Vespa si starà mordendo le mani, così come Mentana. Viene mandato un avviso di garanzia al fidanzato, per permettere agli inquirenti di indagare su di lui. E così fanno, entrano nella sua casa e se ne esscono con tre macchine, due biciclette e un computer.

Infine c'è un'impresa edile che va dai carabinieri per denunciare la scomparsa di un mazzuolo. In altre occasioni non l'avrebbero fatto, ma vista la situazione del paese di Garlasco, hanno pensato di avvertire i carabinieri. Ottima idea, va detto, soprattutto, perchè il cantiere edile si trova presso la "Croce garlaschese", dove lavora come volontaria la cugina di Chiara (sempre la solita Stefania), e il cantiere si trova anche a pochi passi dalla casa del findanzato Alberto.

Secondo gli inquirenti l'assassino è di Garlasco e conosceva bene la vittima.

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permalink | inviato da JPier il 22/8/2007 alle 12:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
ECONOMIA
18 agosto 2007
Dentro la notizia: Valentino Rossi e il fisco.
Valentino Rossi ha 28 anni, di questi ne ha trascorsi più della metà su di una moto vincendo 7 titoli mondiali.
Il suo strapotere in pista unito ad una simpatia travolgente lo hanno portato ad essere un personaggio globale.
Rossi è diventato non solo un fenomeno sulle due ruote, ma era anche la faccia bella, pulita e simpatica di un'Italia desiderosa di farsi vedere. E quindi insieme alla Moda, al lusso, alla Ferrari, c'era anche Valentino Rossi. Amato da tutti e quindi appetito da qualsiasi pubblicitario. Valentino Rossi inizia a guadaganre molto, troppo, milioni di dollari all'anno, ma non sembra dargli troppo alla testa, anzi fino al mese scorso sembrava il solito semplice ragazzo di Tavullia. Poi si scopre che l' Agenzia delle Entrate di Pesaro sta indagando da qualche tempo su Valentino Rossi e un paio di giorni dopo salta fuori che verranno chiesti 110 milioni di euro di risarcimento, cifra che comprende l'evasione, la multa e gli interessi passivi.
Ma cosa ha fatto Valentino Rossi?
Andiamo dentro la notizia, cerchiamo di sgombrare tutti i dubbi e dare risposte chiare e comprensibili a tutti.
Innanzitutto partiamo dall'inizio. Da quando Valentino Rossi, già residente a Londra, manda una lettera di sollecitazione alla Telecom per coprire anche la zona di Tavullia con l'ADSL. La Telecom  è stata per un po' (via Tim) lo sponsor di Valentino Rossi, che poi  però è Fastweb (e qui, mormorano i maligni potrebbe esserci la prova che Telecom abbia aiutto l' Agenzia delle Entrate nel suo lavoro,.. per ripicca insomma. Tutto possibile visto il marcio scoperto in Telecom). La richiesta era strana, soprattutto perchè Rossi risultava non residente, e quindi non interessato all'ADSL del paese delle Marche dove vive invece la sua famiglia. Si dirà: l'ha fatto per spendere il suo nome, così famoso, per sveltire le pratiche o altro. Fatto sta che l' Agenzia delle Entrate inizia a drizzare le orecchie e a indagare.
I primissimi accertamenti portano a una nuova scoperta: lo yacht di proprietà di Valentino Rossi è ancorato nel porto di Vallugola, a 10 km da Tavullia.
Poi scoprono che a Pesaro sono state assicurate otto autovetture (una Bmw M5, una Bmw M3, due Porsche, una Mini Cooper, una Mitsubishi, una Mercedes Sprinter, una Fiat Magnum) direttamente possedute o intestate a parenti e società riconducibili al pilota. Questa è la prima prova concreta che Valentino Rossi mantiene il domicilio a Tavullia, nonostante sia residente a Londra. Breve excursus in campo del diritto: la residenza è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale, dove per dimora si intende il luogo in cui una persona si trova ad abitare; il domicilio è luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi.
Cosa significa? Che in quel momento, per gli investigatori, Valentino Rossi continuava ad avere a Tavullia il centro dei suoi affari e interessi, è lì che intesta le sue auto, è lì che richiede il collegamento adsl, è lì che ha il suo yacht. Londra è solo il posto dove, forse, vive.
Subito è partita la contestazione e si ricordi che il requisito previsto dalla legge italiana per poter esigere il versamento delle tasse è l'esistenza di legami con l' Italia. I legami sono stati verificati e quindi via con la contestazione.
Cosa aveva fatto Valentino Rossi dal 2000 ad oggi? Aveva chiesto e ottenuto la residenza a Londra, e ha sfruttato una legge inglese detta "resident but non domiciliated", che è un regime fiscale che obbliga a dichiarare solo i redditi prodotti in Inghilterra e solo su questi vengono calcolate le tasse. Il problema è che Valentino Rossi non produce reddito in Inghilterra, quindi nel corso degli anni denuncia cifre ridicole. In Italia invece non paga le tasse, fornisce il modello 730 con solo i redditi da fabbricati, ma per un valore irrisorio, quasi 500 euro, in quanto si fa scudo con il fatto di essere residente a Londra  e quindi non passabile di tassazione in Italia. Valentino Rossi pensava in questo modo di intascare tutto il lordo dei suoi contratti milionari, senza dare nulla all'erario. Riassumendo: in Inghilterra paga solo quello che produce in Inghilterra, in Italia paga solo su cifre da 1000 euro all'anno, perchè, pensa, che la sua residenza inglese sia un ottimo motivo per non pagare le tasse in Italia. Negli ultimi anni ha in pratica guadagnato quasi il doppio di quanto avrebbe dovuto.
Nel 2003 al governo c'è Berlusconi, che con la sua politica dei condoni ha distrutto l'etica civile. Chi sbaglia, evade, costruisce abusamente non viene punito, ma paga una multa di solito irrisoria, ritornando pulito. Valentino Rossi e i suoi commercialisti tentano il grande colpo, e aderesiscono al condono 2003 sapendo bene di trovarsi nel torto. E' ridicolo il pagamento, solo 100 euro. Con solo 100 euro, Valentino Rossi credeva di aver risolto i suoi problemi con il fisco italiano. Poi però, continua a proseguire con la sua politica di evasione.
A questo punto gli amici fiscalisti di Valentino Rossi devono trovare qualche modo per nascondere tutti i soldi che il campione intasca, i suoi redditi derivanti dal contratto con la Yamaha e quelli da sponsorizzazioni (Fastweb, Nastroazzurro, FIAT, Tim).
Come fare? Semplice, si creano una serie di società, che fanno girare i soldi da una parte all'altra, in modo da raggirare il più possibile i controlli. Succedeva dunque che il contratto con la Yamaha non era intestato a Valentino Rossi, ma a una società estera, e così per tutti gli altri contratti, tutti intestati a società estere a lui riconducibili.
L'Agenzia delle Entrate ha però ricostruito perfettamente tutta la matassa delle società, con sedi a Londra, San Marino, Dublino e altri paesi. Sono società che hanno nei loro bilanci entrate per pubblicità per gli stessi valori delle sponsorizzazioni di Valentino Rossi, società che sono riconducibili a Valentino Rossi. In questo modo Valentino Rossi non sottoponeva a tassazioni i suoi redditi da lavoro, che sono poi quelli più ingenti.
Il prossimo passo sarà verificare chi ci sia dietro le società, se solo Valentino Rossi o anche altri prestanome. La verifica sarà complicata soprattutto per le società con sede a Londra e a Dublino, paesi che difendono la privacy delle società, a costo di difendere evasori e delinquenti.
Quali sono gli scenari possibili?
In realtà è solo uno, a meno che Valentino Rossi non voglia dare battaglia al fisco italiano.
Valentino Rossi infatti ha ora 60 giorni di tempo, a cui si somma la pausa estiva, per poter trovare un accordo con il fisco, trovato il quale dovrà poi risarcire dell'importo stabilito. Così facendo la sua posizione tornerà limpida, il procedimento nei suoi confronti si fermerà. Se opterà per la linea dura, Rossi dovrà rispondere di due reati: dichiarazione infedele e omessa dichiarazione.
Entrambi puniti con la reclusione da uno a 3 anni.
Intanto a Brno, dove domenica si corre per la MotoGP, si è dimesso dalla Yamaha lo spagnolo Marc Canela per incompatibilità di ruoli. Marc Canela infatti, oltre a essere stipendiato dalla Yamaha, ha dichiarato di essere l'intestatario di una delle società d'immagine di Valentino Rossi.

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permalink | inviato da JPier il 18/8/2007 alle 9:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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