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POLITICA
31 ottobre 2007
Il Papa, l'obiezione di coscienza e Federfarma.
Siamo costretti, dietro prescrizione medica, a consegnare il farmaco o a procurarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile. Se non si modifica l'articolo 38 del testo unico delle leggi sanitarie non si può fare altrimenti.
A dirlo è Franco Caprino, presidente di Federma, l'associazione di categoria che raccoglie 16 mila farmacie sparse in tutta Italia. A stimolare il dibattito, se mai ce ne sarà uno - cosa che non credo, come è giusto che sia - un intervento del Papa, raccolto proprio durante l'incontro del pontefice con gli esponenti dei farmacisti cattolici - non sapevo dell'esistenza dei farmacisti cattolici, non ne capsico le ragioni - ai quali ha rivolto l'invito di praticare l'obiezione di coscienza, cioè la scelta di non fare, nei casi di vendita di prodotti farmaceuti contrari all'etica religiosa, quindi aborto e eutanasia. Per l'eutanasia non ci sono problemi, perchè è illegale in Italia e quindi non esistono prodotti legali venduti in farmacia. Per l'aborto invece ci sono le pillole del giorno dopo. Il Papa chiede dunque ai farmacisti cattolici di non vendere quei prodotti.
Caprino recepisce l'osservazione del Papa, ma ne dichiara l'illegalità perchè il farmacista non può esimersi dal vendere certi prodotti a propria discrezione. Questo perchè il farmacista è un concessionario pubblico, e quindi esplica una funziona pubblica, tutelata e avvalorata dalla licenza per l'appunto emessa dallo stato, che lo obbliga a fornire qualsiasi tipo di medicinale legale ai clienti, dietro prescrizione medica. Non c'è alcuna possibilità di disvrezionalità.
Se ne parlò, di discrezionalità, anche per temi più frivoli, come gli oggetti di masturbazione femminile, che le farmacie vendono. I farmacisti che non le tengono sono comunque obbligati a reperirle nel più breve tempo possibile, nel caso in cui il cliente ne abbia fatto richiesta.
Va da sè dunque che l'obiezione di coscienza chiesta dal Papa è contraria alla legge e può figurarsi al più come proposta da lanciare in Parlamento.
La Chiesa invece considera fattibile l'obiezione senza bisogno di cambiare la legge, in quanto ci sono dei cavilli legislativi che potrebbero lasciare intendere la possibilità di discrezionalità del farmacista. Un po' come è possibile e qui legale per un medico rifiutarsi di fare un aborto.

Va ricordato che proprio da obiezioni di coscienza illegali si giunse poi alla legalizzazione di tale strumento.
E' stato con l'obiezione di coscienza non legalizzata di numerosi giovani che si è giunti nel 1972 alla legge 772 che legalizzava l'obiezione di coscienza per il servizio militare. Ed ancora è stato con il diniego non legalizzato di numerosi studenti e ricercatori che si è giunti alla legge 413/93 sulla sperimentazione animale. (Agenzia Radicale)
E' interessante però la questione, perchè l'obiezione di coscienza è una scelta personale che riguarda se stessi in prima persona e quindi:
L'obiezione di coscienza è stata legalizzata come conseguenza di comportamenti che se eventualmente messi in atto causano "direttamente" l'azione ritenuta immorale. Con la 772/1972 ad esempio, si è evitato di obbligare il soggetto a partecipare eventualmente in una battaglia in cui avrebbe dovuto uccidere dei soldati.

Nel caso in questione invece, la responsabilità del compimento dell'atto risiede esclusivamente nella decisione della persona che va ad assumere il farmaco. Non sembra pertanto che ci siano i margini anche ideologici per poter concedere un tale diritto.




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SOCIETA'
31 ottobre 2007
La Chiesa di Maradona.
Sì, c'è una chiesa di Maradona, il giocatore di calcio.
E' attiva dal 1998, ha delle proprie prieghiere, una propria liturgia e conta su 80 mila fedeli per lo più sudamericani. Tra i praticanti ci sono Ronaldinho, Riquelme e Owen. Va da sè che leggendo il nome di un brasiliano, fervente cristiano evangelista qual'è Ronaldinho e soprattutto Owen, anglosassone e protestante, qualche domanda ce la si pone. La risposta è presto detta: non è una vera e propria confessione religiosa, anzi non lo è affatto, è più assimilabile ad una sorta di setta (citiamo Scientology), in cui un leader carismatico (Maradona) viene idolatrato dai suoi fans/fedeli.
Nel mondo non è neppura annoverata come setta, ma è invece classificata come "parodia" di una chiesa, ciò avvalorato dal fatto che nella chiesa maradoniana vengono stravolti i dieci comandamenti e asserviti alla causa e quindi:
  1. Il pallone non si disonora, come disse D10s nel suo omaggio
  2. Ama il calcio sopra tutte le cose
  3. Dichiara il tuo amore incondizionato per il calcio
  4. Difendi la 'camiseta' dell'Argentina, rispettando la gente
  5. Diffondi la parola di Diego Maradona in tutto l'universo
  6. Loda i templi dove predicò e i loro tappeti sacri
  7. Non proclamare il nome di Diego in nome di un unico club
  8. Ama sempre i principi della Chiesa maradoniana
  9. Usa Diego come secondo nome e chiama così i tuoi figli
  10. Essere una testa calda.
Il tutto ebbe origine quasi dieci anni fa, il 30 Ottobre 1998, quando Hernan Amez e Hector Campomar decisero di festeggiare la nascita di Maradona, come fosse una vera e propria divinità. Insomma,. una goliardia tra amici, spensieratezza su spensieratezza. Poi al gruppo si unirono altri due maici, poi amici degli amici, e poi visto che si è in Argentina e i miti sono un politico, la moglie del politico, un automobilista e per l'appunto un calciatore, non è stato certo difficile raccogliere consensi. Poi il passaparola e i media hanno fatto il resto fino al traguardo degli 80 mila, un intero stadio tutto adorante il dio Maradona.
La parodia scherzosa della chiesa continua non solo con le tavole, ma anche con le date: succede infatti che il 1960 è considerato l'anno zero. Oggi, 2007, è considerato il 47 d.D. (dopo Diego)
Poi anche le preghiere della chiesa maradoniana sono prese e parodiate dalla liturgia cattolica. Così il Padre Nostro, diventa Diego Nostro:
Diego nostro che stai nei campi.
Sia santificato il tuo sinistro e venga a noi il tuo calcio.
Siano esaltate le tue qualità, come in cielo così in terra.
Dacci oggi la nostra dose quotidiana di gol, perdona le nostre pedate,
come noi perdoniamo la camorra napoletana, fai in modo che noi non cadiamo nella tentazione di disonorare la palla e liberaci da Havelange.
Diego


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musica
30 ottobre 2007
I Mogwai sui Radiohead.
Stuart L Braithwaite dei Mogwai parla bene della politica distributiva dei radiohead, di cui già si è parlato, ma non nasconde alcune perplessità. Soprattutto riguardo ai recenti rumours che lasciano intendere che "In Raibows" verrà venduto anche nei negozi a aprtire dall'anno prossimo via Parlophone. E tutto questo dopo aver fatto spendere ai propri fans quaclhe sterlina per dei file mp3 di qualità media (160kpbs), lontana dalla qualità cd. Insomma paventa una beffa ai danni dei fans e alle loro tasche:

The situation for the download of the Radiohead record, In Rainbows, was the first issue to raise a few eyebrows, as the buyer (and we have to presume that a lot of people paid for it) had no control over the bit rate; all of which were 160kbps, which is nowhere near the quality of a compact disc. The other option is a box set (the ‘discbox’) which will contain the CD, a copy of the record on vinyl and codes to download mp3s. This costs £40, which is a tad expensive but may well come in beautiful packaging and be an artefact of such aesthetic greatness that the price totally justifies the cost. FYI, Shellac have given away a CD alongside vinyl copies of their last two records free of charge – a CD costs less than fifty pence when manufactured in any significant quantity.

On hearing of Radiohead's removal of the major labels from their particular food chain I was full of admiration and respect. It was only when rumours started to fly that a normal CD edition of the record would be available in the new year on their regular label Parlophone that I began to worry. Since this is just a rumour I can only say that if they are indeed going to release the record as normal after having their biggest and most loyal fans into buying a CD and vinyl box set at four times the normal price in time for Christmas and having pocketed fortunes by getting people to pay for low quality mp3s in advance then they should hang their heads in shame.


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SPORT
30 ottobre 2007
Pensiero definitivo sugli arbitri.
Mi ritrovo completamente in quanto dice oggi Paolo Ziliani su settimanasportiva.it :
Questi i titoli dei tre quotidiani sportivi di domenica 28 ottobre, all'indomani di Napoli-Juventus 3-1. “Il Napoli e l'arbitro battono la Juventus” (Gazzetta dello Sport); “Bergonzi-Juve 3-1” (Tuttosport); “Napoli vola, furia Juve” (Corriere dello Sport). Ma anche i più importanti quotidiani politici non scherzano e pubblicano addirittura in prima pagina titoli così: “Due rigori fantasma: l'arbitro affonda la Juve” (Corriere della Sera); “Due rigori fantasma: Juve ko al San Paolo” (la Repubblica); “L'arbitro condanna la Juve” (La Stampa). Ora, premesso che il signor Bergonzi, arbitro di Napoli-Juventus, si è letteralmente inventato sia il primo, sia il secondo rigore concessi al Napoli (Chiellini è intervenuto sulla palla e Zalayeta si è platealmente buttato), dimenticandosi semmai di punire col rigore – nel primo tempo – una strattonata di Chiellini ai danni di Lavezzi ben più sospetta; chiarito che gli errori dell'arbitro hanno pesato terribilmente sul risultato finale (passato dall'1-1 al 3-1 per il Napoli), resta da capire una cosa.

Come mai dopo Fiorentina-Juventus 1-1, e cioè tre settimane fa, e non nel Medioevo, non abbiamo letto titoli di questo tenore sulla Gazzetta dello Sport, su Tuttosport, sul Corriere dello Sport, sul Corriere della Sera, su la Repubblica e su La Stampa? Eppure, l'arbitraggio di Rizzoli a Firenze era stato catastrofico né più né meno di quello di Bergonzi a Napoli: con la differenza che ad essere stata sfavorita era stata la Fiorentina, cioè l'avversaria della Juventus. Lo ricordiamo tutti: Rizzoli, il numero 1 della scuderia-Collina, aveva convalidato il gol di Iaquinta a dispetto del più clamoroso fuorigioco attivo della storia del calcio (Trezeguet che passeggia bellamente davanti a Frey al momento del tiro); e due rigori colossali, sempre per falli di Chiellini (su Semioli il primo, su Vieri il secondo) non erano stati accordati dal giovane arbitro alla squadra viola. Ebbene: il giorno dopo, lunedì 8 ottobre 2007, nessuno di noi ha trovato sui giornali titoli come “Rizzoli-Fiorentina 1-1”, “La Juventus e l'arbitro fermano la Fiorentina”, “Due rigori non dati: l'arbitro affonda la Fiorentina” e via dicendo. E ancora: se a Napoli, a fine partita, il presidente della Juventus, Cobolli Gigli, ha fatto il giro delle dieci tivù mettendo in scena il Rito del Pianto, nessuno ricorda pianti e strepiti di Della Valle dopo i furti, pure clamorosi, di Fiorentina-Juventus.

Domanda: dopo Calciopoli, la Juventus è diventata una squadra uguale alle altre o è rimasta “più uguale” delle altre? Sarebbe bene che qualcuno ce lo spiegasse: in questo caso, più i direttori dei giornali che i dirigenti del Palazzo. Perché la verità è una: arbitrare è sicuramente difficile, i nostri arbitri sono mediamente scarsi e però, vivaddìo, ora sbagliano liberamente, e non a comando. Per capirci: ricordate il prode Bertini che nel famoso Juventus-Milan 0-0 negò, al pronti-via, due incredibili rigori al Milan per falli di Zebina (su Crespo e su Kaladze), bloccò Shevchenko a tu per tu con Buffon per un fuorigioco inesistente e riuscì addirittura nell'impresa di compiere il capolavoro di fermare Kakà lanciato verso il gol per accordare una punizione “a favore” del Milan? Ebbene: gli scempi di Bertini, addirittura pacchiani e superiori – per gravità – agli scempi commessi da Bergonzi a Napoli e da Rizzoli a Firenze, avvenivano – com'è stato dimostrato – per obbedienza a un piano pre-ordinato. Bertini, come De Santis, come Pieri e tanti altri, era semplicemente un arbitro che faceva gli interessi della Cupola moggiana, in pratica un killer di risultati.

Riassumendo. La differenza tra il calcio di Calciopoli e il calcio dopo-Calciopoli è questa: oggi si vede Rizzoli sbagliare tutto a favore della Juventus (Fiorentina-Juventus 1-1, 7 ottobre 2007) e venti giorni dopo Bergonzi sbagliare tutto a sfavore della Juventus (Napoli-Juventus 3-1, 27 ottobre): ai tempi di Calciopoli, la seconda ipotesi non era prevista. Non era contemplata. E insomma: una volta gli arbitri erano scarsi e manovrati, oggi sono solo scarsi. Nella speranza che diventino bravi, c'è di che essere contenti. Noi almeno la pensiamo così. Non è vero Carlo Verdelli (direttore della Gazzetta dello Sport), Giancarlo Padovan (direttore di Tuttosport), Alessandro Vocalelli (direttore del Corriere dello Sport), Paolo Miali (direttore del Corriere della Sera), Ezio Mauro (direttore de la Repubblica), Giulio Anselmi (direttore de La Stampa) eccetera eccetera eccetera?

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musica
29 ottobre 2007
Stylus Magazine chiude.
Dopo cinque anni, la conosciutissima webzine musicale Stylus chiuderà i battenti a partire dal 31 Ottobre, giorno in cui verrà pubblicato un "Greatest Hits", retrospettiva su Stylus Magazine.
Alcuni dei critici musicali di Stylus, i migliori, verranno assunti da Pitchfork.com, che ad oggi è la migliore webzine musicale.
Qui, l'ultimo editoriale del Chief Editor Todd Burns

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musica
29 ottobre 2007
Nirvana e Cold Case.
Nel giorno in cui si celebra il trentennale dell'uscita americana di "Never Mind The Bollocks", avvenuto proprio il 29 Ottobre 1977, arriva la notizia che la morte di Kurt Cobain è stata l'ispirazione per un episodio del serial tv "Cold Case", andata in onda settimana scorsa su CBS col titolo "Thrill Kill".
Cold Case è una sorta di X-Files, solo che i casi irrisolti non sono legati al paranormale e all'estraterrestre. 

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SOCIETA'
29 ottobre 2007
Muri anti pipì a Parigi.
A Parigi, si sa, chi urina sui muri viene multato. Sono 450 euro che se ne vanno. E l'anno scorso ne sono state fatte 2000 di multe di tal fatta. Ora per eliminare il fenomeno sono stati ideati da un architetto dei muri anti-pipi. Tu mi urini sul muro? bene il muro ti restituirà tutto, gettandotelo addosso e sui piedi.
Per chi sa il francese...

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28 ottobre 2007
La figlia di Kurt Cobain cresce.
Frances Bean è la figlia di Kurt Cobain e Courtney Love. Fino a qualche tempo fa, le poche foto viste raccontavano una ragazza carina. Poi all'improvviso la si è rivista ed è subito sembrata una bruttissima copia di Kelly Osbourne o una bella copia di Boy George, fate voi. Ecco la foto:






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SPORT
28 ottobre 2007
Il contrappasso della Juventus.
Che sia giusto no, quello no. Non è giusto che una squadra di calcio subisca a torto sistematici errori arbitrali. Non lo è stato mai giusto. Solo che per dieci anni i tifosi bainconeri non se ne rendevano conto e si nascondevano dietro al "siamo la squadra più forte, più continua. Vinciamo perchè abbiamo gli Zidane, i Nedved i Trezeguet". Il che è anche vero, ma che non giustifica il trattamento di favore lungo 10 anni. E lo sia detto senza odio tifoso. Ieri il Napoli ha vinto per 3 a 1 contro la Juventus con due rigori inesistenti. Due tuffi clamorosi, uno di un ex (Zalayeta). Giocatori della Juventus incazzati, il presidente Cobolli Gilli infuriato. Un po' come Galliani qualche giorno fa, un po' comei giocatori del Milan che si ritengono vittime di chissà che cosa da parte degli arbitri. Insomma le due squadre che hanno dominato gli anni Novanta si ritrovano a dover subire le indecisioni degli arbitri. E' il contrappasso di anni di favoritismo. Ingiusto, ma è così.

Che sia utile per i tifosi juventini, che faccia loro capire cosa si prova a stare dall'altra parte. Perchè è più facile correre in discesa, quando agli altri è concesso al massimo la pianura dell'imparzialità.

L'unica differenza è che non si griderà, quest'anno, allo scandolo, a arbitri taroccatori. Perchè non ce ne sono. Non ci sono connivenze. Ci sono solo arbitri che sbagliano,c ome hanno sempre sbagliato, ma ch se proprio devono scegliere, danno il torto alle ex grandi del calcio dei Novanta. E' già un passo in avanti, almeno si è estirpata la mafia che scriveva a tavolino il comportamento degli arbitri, sempre pro-juve.

Che poi la storia degli arbitri anti-juve è decisamente una cazzata. basta avere la memoria più lunga dei dirigenti juventus, dei suoi giocatorie di alcuni dei tifosi. Basta ricordarsi il derby col Torino e la trasferta a Firenze.

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musica
27 ottobre 2007
Playlist of the Week.
Considerazioni sparse sui dischi ascoltati questa settimana.

BAD BRAINS, BAD BRAINS (1982)
E' l'esordio dell'incendiaria band di Washington. E' il 1982. In copertina, è disegnato il Campidoglio, sede del Senato americano, colpito da un fulmine. I Bad Brains diretti sul potere, colpiscono e distruggono il simbolo della loro città e della politica. Il tutto nasce dall'idea di un chitarrista di jazz fusion che si ritrova innamorato dei Clash e dei Sex Pistols, più dei primi in realtà. Importa in America i germi della contaminazione punk e reggae, ridisegnando la situazione della scena alternative americana, e fonda i Bad Brains, uno dei massimi esponenti del punk hardcore americano degli anni '80. Va detto poi che i quattro componenti del gruppo sono afro-americani, alle prese con un genere, il punk, che nasce bianco, ma che in America trova le giuste contaminazioni anche con altri modi, finendo a creare un genere nuovo: l'hard-core. Questo debutto è stato pubblicato solo su cassetta/MC. E' una pietra milaire del genere, album assolutamente da avere. Mescola accelerazioni punk, tendenti al metal ("Fearless Vampire Killers") con vari e rilassati inserti reggae ("Jah Calling", "Leaving Babylon", "I Luv I Jah"), il funk metal di "I" con i singoli "Pay To Cum" e "Right Brigade".

BAD BRAINS, ROCK FOR LIGHT (1983)
Al secondo album i Bad Brains continuano a riproporre la risucita formual dell'esordio, coniugando l'hardcore punk con la sua velocità vocale/sonora e il reggae. Permane l'orgoglio di un nero che si ritrova a suonare e cantare un genere prettamente bianco: tale sentimento continuerà nell'ìanthemico "I Against I", che ha però molta più luce, molta più melodia, molta più malinconica.
E' un album che riprende l'innovazione dell'esordio e che manca delle qualità aggiuntive del terzo; per tutto questo, dei tre, è quello meno brillante.

BAD BRAINS, I AGAINST I (1986)
La partenza è orientata decisamente su ambienti più propriamente metal. Lo speed metal procede poi con "I Against I". Insomma con questo album i Bad Brains uniscono il punk hardcore con lo speed metal. Insieme a tutto questo, viene aggiunto anche un tocco di melodia. La stessa titletrack è esplicativa e vale più di altre parole. Poi la melodia e un approccio più rock oriented diventano la colonna vertebrale di pezzi come "Re-ignition", che sussurra quasi di new wave. New wave che continua con "Secret 77", davvero molto british, al limite contagiata da qualche sound plasticoso anni '80. Altra gemma è "Sacred Love", della quale si racconta che sia stata registrata via telefono mentre il cantante si trovava in prigione "I'm in here, you're out there, We know whats right".
Riassumendo: "I Against I" è l'album più maturo dei Bad Brains, nel quale il gruppo sintetizza al meglio l'hardcore punk, la velocità di un cantato quasi rap-metal, le divagazioni melodiche (in questo album più che mai) e certe inevitabili influenze con la new wave. E poi, per fare un po' di storia del rock, la nascita del grunge passa anche da questo album.

BASSI MAESTRO, FOTO DI GRUPPO (1998)
Alla seconda prova Bassi Maestro conferma la qualità della sua proposta musica. Il suo rap è accostabile per certi aspetti alel cose di Frankie HNRG: fatte evidentemente le dovute proporzioni. Nel disco Bassi Maestro scrive e racconta storie un po' malinconiche e decadenti, evidenziando le storture stesse del mondo hip hop ("MC generico", "Emcee") e del mondo in generale ("Il tipo di persona"). E' stato il singolo "Cosa resterà", grazie a un discreto airplaying del video, a far conoscere ancor più il suo nome in giro per la penisola. Il sample utilizzato di qualche secondo è il "Cosa resterà degli anni '80" di Raf. Anche qui siamo in atmosfere malinconiche e nostalgiche, che diventano drammatiche al limite delle paranoie da suicidio in "A Male".

BASSI MAESTRO, BACKGROUND (2003)
Il discorso si fa più compiuto. Così come la mission di Bassi Maestro. Il convergere verso sonorità più pop lo porta a  districarsi in un genere molto americano, poco usuale dalle nostre parti. Le basi non sono troppo orchestrali, troppo elaborate, ma non sono nemmeno grezze e sempliciotte come quelle d'inizio carriera. Una via di mezzo riuscita. Anche le atmosfere sono meno tristi e malinconiche, in favore di una scelta stilistica più varia. Rimane l'ego, l'autoreferenzilità e le liriche sempre condite di critiche su tutto e tutti. Tornando alle basi, cose che si sentono ad esempio nella titletrack non si sarebbero sentite mai in "Foto di gruppo". Con questo album Bassi Maestro importa le cifre stilistiche tipica dell'hip hop americano: a volte il gioco riesce, altre no. Si perde l'inventiva, l'amatorialità e un flow lento e declamatoria, in favore di una posa più delicata, dolce e popolare. E' considerato tra i migliori dischi dell'artista. In realtà piace meno, perchè è molto poco personale. In "Hip Hop Derelicts" appare chiaro l'autoreferenzialità e l'orgoglio da ego e la predilizione per l'America. Molto gangsta rap, anche se mancano basi serie e potenti. Anche "Senza di te" è uno smielato rapping che nel chorus ci mette dentro un po' di soul e qualche rigo di inglese. Troppo poco. E' un album da wannabe, che certamente si distingue dalla media della scena italiana, ma risulta in realtà incompiuto.

BUFFALO KILLERS, BUFFALO KILLERS (2003)
La prima cosa che fanno venire in mente sono i Black Crowes, Kings of Leon e figliocci vari (gli ultiimi che mi vengono in mente sono i Two Gallants). Intensi usi di tastiere hard rock ("San Martine Des Morelle"), chitarrone elettriche e un sound poderoso da rock band del sud. In "SS Nowhere" si aggiungono i suoni sixties dei Cream e dei Rolling Stones. I toni sono quelli del classic rock, la lunghezza dei brani è generalmente sostanziosa per permettere le divagazioni strumentali. "Heavens You Are" è una ballata filtrata da un tocco di psichedelia e avvicinabile per certi aspetti al british touch (che sia Beatles o Jesus & Mary Chain): tra l'altro si dilunga per ben oltre i sei minuti e quindi, sempre per quella cosa dell'inglesità, infleunzata dal folk rock blues prog - definizione complessa, ma che spiega al meglio il brano. "The Path Before Me" è un po' anthemico coro da stadio, un po' hard rock condito di tradizione.
"With Love" è invece una ballad un po' troppo facilotta ("hey you..what would you do.. with my love"). "Children of War" rispolvera Neil Young.

BEIRUT, THE FLYING CLUB CUP (2007)
La band del New Mexico ha da sempre perseguito una personalissima via musicale. Anche inquesto loro secondo disco si ritrovano le deviazioni zingare est-europee e il folk à la Neutral Milk Hotel (Barnes fa parte dei Beirut, tanto per sottolinearne l'influenza, e sono continue ele collaborazioni con A Hawk and a Hacksaw). A questo si aggiunge una buona dose melodica. La via cantautorale di Condon ricalca le strade battute da Conor Oberst e Sufjan Stevens (la splendida corale "A Sunday Smile"). Il cantato di Condon è a tratti marcatamente elegiaco ("Guyamas Sonora"), ma tale da non sembrare manieristico. The Flying Club Cup è l'album della maturità dei Beirut, che sono ormai sulla scia delal completezza sonora dei Decemberists e degli Arcade Fire. Rimangano ancora un gradino sotto i due citati, ma la via è ormai imboccata. In "Cliquot" c'è la collaborazione dei Final Fantasy. L'album è stato scritto prevalentemente in Francia, e sis piegano anche così brani come "La banlieu", "Nantes", "Cliquot", e "Un dernier verre (pour la route)". Coinvolgente il riff acustico dell'ukulele in "The Penality". Rimangono anche gli episodi bandistici (le conclusive "St Apollonia" e "The Flying Club Cup"). Decadente e malinconica la melodia di Un Dernier Verre (Pour la Route).

DAVID BYRNE, GROWN BACKWARDS (2007)
"Glass, Concrete & Stone" e "The Man Who Loved Beer" potrebbero fuorviare l'ascoltatore: brani ben confezionati, certamente pop acustici, ma anche rock con riff melodici e molto apprezzabili. Poi però, con il proseguo dell'album, David Byrne prende direzioni completamente diverse, quasi illogiche considerando l'incipit. Au Fond Du Temple Saint" è pop orchestrale, rivisitazione dell'opera lirica di Bizet, con la seocnda voce di Rufus Wainwright. Il resto del disco snocciola tutte le possibili combinazioni degli elementi considerati prima e Byrne trova un certo equilibrio. Anche "Empire" potrebbe essere un brano pop-rock, invece viene infarcito di fiati e archi rendendolo qualcosa di simile a dei REM alle prese con la musica colta. I Tosca Strings sono la chamber-band che accompagna David Byrne in questo lavoro. L'epica è rappresentata da "Au Fond Du Temple Saint" (dall'opera di Bizet), "Un Di Felice, Eterea" (da Verdi). E' un album maturo e complesso, difficilmente assimilabile in prima battuta, ricco di atmosfere, e sintesi degli amori musicali trasversali di David Byrne - un autore che può fare quello che vuole, che gode di una libertà a dir poco invidiabile, e attraversa ogni campo della musica.

EINSTURZENDE NEUBAUTEN, ALLES WIEDER OFFEN (2007)
Sulla scia dei due precendenti album gli Einsturzende Neubauten continuano a seguire la via melodica. Abbandonati quasi del tutto i rumori e le pause come elemento sonico, ci si imbatte in ballads melodiche come "Nagorny Karabach" e "Ich hatte ein Wort". Rimane qua e là la passata passione per l'industrial ("Weil, weil, weil"), che è stato scelto come singolo dell'album.


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