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SOCIETA'
30 novembre 2007
Polizia, Aldrovandi e forse la verità.
Se n'è parlato di striscio, non qui, ma su tutta la stampa qualche settimana fa come spalla alla notizia della morte del tifoso laziale in autogrill. Di questo se n'è discusso abbondantemente anche qui. La storia di Federico Aldrovandi è quella di un ragazzo di diciotto anni, che dopo una serata con gli amici muore. Muore proprio davanti alla polizia, testimoni di un suicidio. Ecco quello che dissero i 4 poliziotti, ora imputati, all'epoca:
Ma ancora non capivamo bene in che circostanze. Solito ci ha riferito che non sembrava più lui. Che i suoi colleghi gli avevano raccontato che si era fatto male da solo sbattendo la testa contro il muro, che gli agenti erano intervenuti per fermarlo ma che non avevano fatto nemmeno in tempo a toccarlo, perché gli era morto davanti. Mi ha anche consigliato di non andare a vederlo.
A parlare è la mamma che riferisce quanto apprende quella terribile mattina dal capo della Digos di Ferrra e amico di famiglia, perchè i figli sono cresciuti insieme. Lei alla fine accetta il consiglio, non va a vedere il figlio disteso in un letto di obitorio. Ci va uno zio, quello con pù pelo sullo stomaco. Quando esce, è sconvolto.
Quindi per dire: una pattuglia si trova in giro per servizio quella notte, e capita proprio nel momento in cui un ragazzo, che fino a qualche minuto prima aveva passato una serata come le altre con gli amici, si dà delle testate contro un muro. Scendono dalla macchina, corrono verso di lui, ma non c'è più niente da fare. Il ragazzo è morto.

Guardate che non si sta inventando niente, è tutto vero. Vero nel senso che è la versione ufficialidei quattro poliziotti, testimoni per caso di una morte strana, testimoni del primo suicidio per testate. COse da cartoni animati. Ma è la versione ufficiale, la versione che va avanti. La versione che la mamma non accetta. Ma a nessuno importa.

In realtà all'inizio anche la mamma si mette il cuore in pace, per quello che si può. Il figlio si è suicidato, questa è la verità. Piaccia o non piaccia. Poi, due giorni dopo, viene convocata dalla Questura e lì viene aggredita perchè sul quotidiano "Il Carlino" venne usata la parola "sfigurato":
Il questore Elio Graziano voleva sapere perché avessimo detto quelle cose ai giornali, ma io e mio marito non avevamo mai parlato con nessun giornalista, forse l'aveva fatto il nostro legale (Fabio Anselmo, ndr). Il Questore ha anche aggiunto che fino a quel momento avevamo ricevuto un trattamento di favore, perché alla stampa era stata fornita la versione del malore. Al colloquio era presente anche il capo della Mobile Pietro Scroccarello, che ci ha detto che le indagini sulla morte di Federico sarebbero state indirizzate al centro sociale “Link” di Bologna, dove nostro figlio aveva trascorso la serata. Secondo loro Federico aveva assunto sostanze e ha aggiunto che poteva succedere anche nelle migliori famiglie
Quindi la mamma, il padre e la famiglia si raffronta con la nuova verità: un malore. E' già meglio. Fosse anche per il  modo in cui altrimenti sarebbe morto il figlio. Quindi la prima testimonianza dei poliziotti è falsa, o meglio, non verosimile, non corrispondente la vero. Ma quasi non interessa più a nessuno. Alla famiglia viene detto di lasciare a casa il legale che hanno e di avere fiducia nella polizia e nella questura.
Poi arriva la notizia dell'autopsia che rivela che la morte del ragazzo non era dovuta alle percosse:
Era la prima volta che sentivamo parlare di percosse, fino a quel momento ci avevano detto di un malore
Insomma, c'è un padre e una madre con un figlio morto. Con il capo della Digos, amico di famiglia, che porta la notizia a casa loro. Poi la testimonianza, la prima, quella delle testate, viene insabbiata, non se ne sa più niente, non è vera, tutto falso. Insomma, questi genitori pensano che il loro figlio sia morto per un malore. E cosa pensa un genitore? Che il loro figlio è andato in quel dananto centro sociale (il Link di Bologna) dove andava sempre e si è preso della droga, è stato male, perchè la droga era troppa e tagliata male (giustificazione per mandar giù meglio il boccone). Insomma è una ricostruzione chiara, verosimile. Cerchi di metterti il cuore in pace, perchè sì, succede, ne si sente di cose del genere sui giornali. Poi certo che mica ci pensi che capiti a te, a tuo figlio. Solo che, si chiedono, ma che centrano le percosse? Un malore.. muori, overdose, quello che è, ma le percosse?

I genitori iniziano a pensar male. Retropensieri. Le orecchie si drizzano, e non ci si fida più di nessuno, nemmeno della polizia, soprattutto della polizia. Che dice, dice dice, cambia versione in continuazione. E poi che centrano le percosse? Allora viene fatta un'autopsia di parte, per capirci e salta fuori che:
Il nostro medico legale, il dottor Zanzi, ci ha detto che Federico era stato pestato violentemente, anche se nessuno dei colpi ricevuto risultava mortale
A questo punto è tutto più chiaro, ma tutto più oscuro. E' chiaro che la polizia sta coprendo qualcosa, perchè se il corpo è pieno di lividi e percosse e non ci sono tracce di droghe, vuol dire solo una cosa: che il figlio è morto perchè pestato a sangue e poi lasciato lì, morente, sull'asfalto, fino a che non sono arrivati i 4 poliziotti (ora imputati) e hanno visto il ragazzo sbattere la testa contro il muro più volte e quando sono accorsi il ragazzo era morto.
Ecco, non ha senso. E il senso ce l'avrebbe solo se i 4 poliziotti avessero colpito e pestato a sangue il ragazzo, poi lasciato lì a morire. E poi, con calma, chiamare i soccorsi che arrivano a corpo freddo, morto e sfigurato.

Ok. Ora i genitori hanno idea di cosa è successo quella sera, solo che nessuno li ascolta, perchè è una storia di provincia, e poi perchè fino a quel momento ha indagato la Questura. I controllori che si autocontrollano, censurano, nascondano. Sono loro contro il sistema. Che fare?
Occorre muoversi, far conoscere la storia. E allora nasce l'idea del blog, gestito dalla mamma, che si occupa della vicenda, e che fa diventare nazionale un caso nato e quasi chiuso nella provincia emiliana.
Ora c'è un processo con imputati i 4 poliziotti. E poi c'è un processo bis con le rivelazioni dell'allora capo della Digos, amico di famiglia, il quale al padre disse in primavera:
In quell'occasione mi ha detto di essere a conoscenza di fatti specifici che riguardavano la vicenda di mio figlio e che fino a quel momento non aveva riferito per timore di ripercussioni sul suo lavoro. Ha detto che però non avrebbe dato a me quelle informazioni, ma che avrebbe parlato solo in una sede tutelata. E a questo proposito ha aggiunto che temeva un processo abbreviato che non gli avrebbe dato la possibilità di parlare
E' lui il teste chiave. Quello che potrà fare chiareza sull'intera vicenda. Perchè al momento è emerso ancora poco, solo che i verbali dei poliziotti sono stati, in qualche modo, manomessi.




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SOCIETA'
28 novembre 2007
L'altra storia di Baby Grace. Chi è Lois Gibson?
Di Baby Grace si sa più o meno tutto. Se n'è parlato sufficientemente anche in Italia, senza clamori che un caso del genere avrebbe potuto riservare, ma a volte le distanze spaziali contano. Per riassumere il tutto in breve ai pochissimi che non sanno niente:

Il 29 Ottobre scorso viene trovata morta una bambina dall'apparente età di due anni. Il suo corpo viene ritrovato dentro un contenitore di plastica in una spiaggia del Texas. Il corpo è irriconoscibile, il crano completamente spaccato, poi si potrebbe andare oltre, ma qui si tralascia, si passa la mano. Nessuno ha denunciato la scomparsa della bambina eappare subito un difficile caso da risolvere. Poi viene fatto un ritratto a colori da una disegnatrice. Il disegno fa il giro del mondo, la bambina senza nome diventa Baby Grace, per dare ulteriore umanità a un caso disgraziato, e qualche giorno fa la nonna materna riconosce in quel disegno la sua nipotina. Avvisa la polizia, che arriva. La madre viene arrestata, così come il suo convivente. La madre confessa il brutale omicidio a colpi di piastrelle e cinghiate. Il corpo messo nel contenitore e poi lanciato in mezzo al mare, mai più pensado che le correnti e il destino facesse arrivare il fardello della colpa su una spiaggia del texas. Una morte orribile.
Ora Baby Grace ha un nome e un'identità e l'America tira un sospiro di sollievo, per quanto lo si possa fare davanti a simili episodi disumani e barbari.
Però questa è la storia ufficiale, quella normale, quella del quotidiano. In tutto questo però c'è un'altra storia, altrettanto importante e decisiva per la soluzione del caso, ed è la storia di Lois Gibson.

Lois Gibson è una donna sulla quarantina, piacente. E' questa:



E' comparsa sul libro dei guinness dei primati. E' una disegnatrice, anzi è la più importante disegnatrice vivente, chiamata ovunque per fare i ritratti delle persone senza nome. E' chiamata prevalentemente da polizia e tribunali. Suo è il ritratto della piccola Baby Grace.

Ha un sito web a suo nome, collabora col tribunale del Texas, di cui è artista forense.
Arriva all'obitorio, dove si trova il corpo della piccola. Sa cosa si aspetta. Un corpo di una bambina, che è stato per sei settimane dentro a un contenitore di plastica. La realtà però supera la fantasia. Il medico legale aiuta in qualche modo la disegnatrice, allungando quello che rimane delle guance per strappare un sorriso a un corpo devastato dall'orrore. Ricorda:

She was so very, very small. She looked like the size of a child that you would change the diaper on, just laying there on a metal gurney like a giant stainless steel cookie sheet, If you are very, very small, then the iris, that colored part of your eye, takes up almost the entire eye opening.
Per certi versi poi, la decomposizione del corpo aiuta l'artista nel tratteggiare i lineamenti del viso, riprendendo le linee delle ossa. All'inizio ebbe difficoltà a rapportarsi col corpo, cali di pressione, cedimenti, cose normali, poi però ha prevalso la voglia di fare qualcosa per aiutare quel corpo che aveva davanti:

I turned into the artist. I was going to make the best picture possible and get every piece of anatomy right and find her name and get justice for her. I knew that she was beautiful, and the picture would reach out to people who knew her and loved her.
Il tutto è duranto poco. 3 minuti infatti sono bastati per immaginare la vera fisionamia, il vero volto, di Baby Face. E il risultato è stato ottimo. Infatti dopo appena 5 giorni dalla pubblicazione della foto, si è fatta viva la nonna materna della bimba, che ha riconosciuto in quella foto, sua nipote: Riley Ann Sawyer.






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SOCIETA'
27 novembre 2007
Articolo modificato.
Me n'ero reso conto già qualche tempo fa. Poi oggi mi è stato ancora più chiaro. In sostanza gli articoli di Corriere.it vengono modificati da un giorno all'altro, se ci sono aggiornamenti da fare, rivelazioni in più che non necessitano articoli a parte. Rimane il corppo del testo, e si aggiungono via via i nuovi particolari.
E' successo proprio oggi con l'articolo della morte del cornerback dei Washington Redskins, ucciso nella sua villa a Miami per un colpo d'arma da fuoco alla gamba durante una rapina. La morte è arrivata 24 ore dopo. Nel primo articolo si parlava solo di ricovero in gravissime condizioni. Con l'aggiornamento, si è aggiunta la triste notizia.
L'articolo è qui:



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SOCIETA'
27 novembre 2007
Alessandro Greco, Furore e il nulla.
Perchè ne parlo? Perchè il personaggio mi ha sempre incuriosito e sempre nel male, sia detto da subito. Ricordo che quando giovincello conduceva Furore  veniva considerato il nuovo volto della RAI, la faccia pulita e nuova, il dopo Baudo. Già anche allora si parlava di un dopo-Baudo. Poi c'è stata una lenta discesa agli inferi, dalle stelle alle stalle, e la sua parabola è stata talmente chiara e visibile che mi ha incuriosito. Perchè meglio della sua "carriera" non ce n'è per spiegare quanto sia traballante il mondo dello spettacolo e quanto alla fine conti qualcosa in più, forse, di un bel sorriso o l'aria da bravo ragazzo. Sto seguendo con lo stesso interesse il percorso lavorativo di Amadeus e noto molte analogie. Mi piaciono le parabole discendenti, e mi piaciono le reazioni di chi le subisce. Non è sadismo, è curiosità. Così osservo un Alessandro Greco che si defila in silenzio e che cerca di rimanere aggrappato al mondo dello spettacolo con televendite e reality show, vivendo addirittura un nuovo brevissimo spotlight televisivo in qualità di "marito di", per via della partecipazione della moglie (ex-seconda a Miss Italia o una cosa del genere) a un reality show di discreto successo. Poi ancora il buio, l'oblio, televendite e una realtà che dovrebbe fargli capire che proprio non ce n'è. Ma è difficile.

Amadeus si è comportato in modo completamente diverso. Amadeus ha anche una storia televisiva ben più sostanziosa, ricca e di successo rispetto a Alessandro Greco. Amadeus viene fuori dalla radio, da DeeJay, un po' come Fiorello. Passa alla tv con programmi musicali, stesso percorso anche di Gerry Scotty per esempio, e poi arriva a diventare il classico conduttore giovanile per giovani, adatto per il target di Italia 1 (Matricole, Meteore e via dicendo). Poi arriva il botto con "Quiz Show" in RAI, programma davvero bello, format fantastico e se la batteva con "Chi vuol essere miliardario?", all'epoca una novità televisiva e veniva programmato per qualche settimana all'anno. Poi "Quiz Show" finì perchè costava troppo, e Amadeus continua a presentare l'access time di RAI con "L'eredità". Va bene, è sempre superiore a "Passaparola". Ormai è uno degli uomini di punta della RAI, è quello che porta i soldi del preserale. Ed è qui che Amadeus commette i suoi errori fatali. Diventa sicuro di sè, borioso, si crede ilprincipino della RAI. Chiede contratti stellari. Poi però i suo comportamenti iniziano a creare problemi in RAI, la liason con la Civitilli crea qualche fastidio all'interno della vita quotidiana del programma, e poi arriva la botta definitiva. Music farm, reality condotto da Amadeus, viene assegnato alla Ventura. C'è da dire che all'epoca ci fu una discussione via giornali lunga qualche mese. Con frasi di Amadeus del tipo "Music Farm lo condurrò io" "Non vedo perchè dovrebbero darlo a un'altra persona, è un po' come un figlio mio", "Non credo che Simona Ventura condurrà Music Farm, è una mia amica, non mi farebbe questo". Tutte frasi dette da Amadeus, poi la storia ha detto Simona Ventura, Amadeus se l'è presa e se n'è andato a Mediaset firmando un contratto faraonico grazie al suo manager Lucio Presta. Ma perchè la RAI non ha dato Music Farm ad Amadeus? Perchè la RAI si è accorto che Amadeus non era un buon presentatore, ma un mestierante. Si è accorta che i successi di Amadeus sono tutti dovuti al format non al presentatore. Amadeus non ha un pubblico suo, non trascina audience. Basta mettere qualsiasi persona al programma "L'eredità" e si avrà lo stesso successo. Fu così, avevano ragione su tutta la linea. Amadeus in Mediaset è storia recente. Chiede e ottiene un contratto anche per la sua fidanza Civitillo, chiede, ma non ottiene un programma tutto per lei. Mediaset risponde che non è al momento possibile assegnarle alcunchè. Non ha dimostrato nulla e non bastano le referenze di Amadeus. Poi Amadeus conduce un programma su canale5 in acces time, ma viene chiuso subito. Non va bene. Si è tentato, ma nulla. Allora Amadeus va in giro per l'Europa alla ricerca di un format adatto a lui e all' Italia e se ne torna dopo qualche tempo con "1 contro 100", altro risultato non soddisfacente, al punto che Canale5 ha dovuto richiamare Gerry Scotti alla conduzione di "Chi vuol essere milionario..", nonostante le sue titubanze. Ma il denaro aiuta. E poi Gerry Scotti è una garanzia e vale tutto quello che prende, sia chiaro. Non vale il discorso per Amadeus, che è ancora al palo, dopo un anno e mezzo di Mediaset. E pure lui si considera il principino della televisione. Con la speranza che inizi a fare meno il pavone, gli si augura un futuro più felice.

Si è divagato forse un po' troppo su Amadeus, quando il vero focus del post doveva essere Alessandro Greco, su cui torno a bomba, riprendendo stralci di una intervista apparsa oggi su Il Giornale:
Non sto lavorando a niente. Sì, qualche ospitata, telepromozioni, convention, manifestazioni... Come intrattenitore, sa... Sono stato sotto contratto Rai sino al Duemiladue, in Mediaset, dopo La Talpa, mi hanno fatto un’esclusiva di 15 mesi, ma è passata anche quella... Comunque, oggi non ha senso essere legato per tempi lunghi, la logica della poltrona fissa, insomma, o almeno così la vedo io. Il lavoro è come un’altalena, va e viene: quando arriva lo faccio diligentemente, quando latita me ne sto in campagna, con mia moglie e i miei figli, mi diletto di enogastronomia, mi concedo qualche viaggio. No, non ho mai pensato di cambiare registro: mi sono arrivate proposte di film, di fiction, ma a me questa idea del cantante che fa il comico, del comico che fa il cantante, del conduttore che recita, dell’attore che conduce mi sembra un gran calderone senza qualità... Io fin da ragazzino volevo fare il presentatore, è la mia cifra naturale, il mio modo d’essere artistico. Lo so fare, penso di averlo dimostrato, e senza falsa modestia credo di saperlo fare bene. Quindi aspetto fiducioso. La vita in provincia ha anche questo di buono, ti dà concretezza, ti fa stare con i piedi per terra.

La musica è sempre stata qualcosa di connaturato al conduttore che Greco è e vorrebbe continuare a essere. «Io sono nato artisticamente con le radio private e le feste di piazza, cantavo, imitavo, conducevo, interagivo con il pubblico. È una buona scuola, ti aiuta a gestire l’imprevisto. Ho cominciato che avevo quindici anni, prima mi allenavo nel bagno di casa, davanti allo specchio... A venti partecipai come concorrente a Stasera mi butto, vinsi facendo la parodia di Zucchero e di Bruno Pizzul... A ventidue ho inciso un disco con il nome d’arte di Idem, musiche originali ma cantate con la voce di Pino Daniele, Eros Ramazzotti, Jovanotti... ha venduto 80mila copie... glielo dico per aiutarla a inquadrarmi meglio, non per altro. Mi sono diplomato alle magistrali, ho fatto il servizio di leva nei carabinieri, ho studiato giurisprudenza senza laurearmi, sono metodico, ordinato, pantofolaio.




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SOCIETA'
26 novembre 2007
Marie Digby: storia di una YouTubeStar.
Tutto nasce qualche mese fa. E' fine maggio, l'estate è alle porte e su YouTube compare un video di una ragazza americana di orgini giapponesi che con la sua chitarra reinterpreta in versione acustica "Umbrella", hit della cantante Rihanna. Per i strani destini del mondo che si spiegano praticamente mai, succede che il video viene linkato un po' ovunque, e arriva a superare i 2 milioni di views. Davvero tante per i non del giro. Il video è questo:

Poi lei se ne va in vacanza in Giappone a casa della nonna. Come al solito. Sembrava tutto normale. Poi all'improvviso inizia a cambiarle la vita, messaggi, centinaia di persone che la vogliono conoscere, migliaia di contatti giornalieri. Il caso inzia a uscire dall'anonimato del YouTube-mondo, e diventa di rilevanza nazionale con l'invito da parte della NBC di partecipare ad una loro trasmissione e di cantare dal vivo "Umbrella" di Rihanna. Così è stato e questo è il video:

A questo punto l'idea di fare musica e di cavalcare un po' il successo le è venuta e ha iniziato a postare video su YouTube di canzoni scritte completamente da lei. Tra le tante c'è questa.

Se avrà successo, ce lo dirà solo il tempo. La sua storia, invece, di successo ne ha già avuto molto.

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televisione
25 novembre 2007
I Red Hot Chili Peppers querelano Californication.
Vediamo. Per farla breve si dica che c'è una nuova serie tv americana che si chiama per l'appunto "Californication: è un telefilm molto atteso e pare seguito, con protagonista David Duchovny, da noi famoso per l'agente credente in X-Files. I Red Hot Chili Peppers in tutto questo centrano in quanto hanno sporto querela nei confronti della tv via cavo Showtime accusandola di aver copiato il nome di una loro popolarissima canzone del 1999, oltre che dell'omonimo album che la contiene. La causa parla di "competizione sleale, svalutazione del nome e arricchimento ingiusto", con l'aggiunta che il titolo è "distintivo, popolare e immediatamente associato nella mente del pubblico alla band californiana". Questa l'idea di Anthony Kiedis:

Californication firma un cd, un video e una canzone della carriera della band, e associarlo ad una serie tv che ci ruba così l'identità non è affatto corretto

Leggo su un quotidiano:
Secondo l'accusa, il telefilm presenta un personaggio di nome Dani, che richiamerebbe a "Dani California", titolo di un'altra canzone della band pubblicata nel 2006. Tom Kapinos, creatore e produttore esecutivo della serie, si giustifica affermando di aver sentito per la prima volta il termine negli anni '70, quando sui paraurti delle auto dell'Oregon sono comparsi gli adesivi con la scritta "Don't Californicate Oregon", e già da quel momento aveva pensato fosse un titolo fantastico per una serie tv.
La storia della non californicazione dell' Oregon è davvero fantastica. Al di là di come la si pensa, sulla rock band californiana e sulla querela in particolare, c'è da dire che "Californication" è un neologismo davvero azzeccatto, sia che a idearlo siano stati Frusciante e soci o degli oltranzisti dello stato vicino dell' Oregon.

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SOCIETA'
24 novembre 2007
Omertà, falsa testimonianza, sono innocente: il nuovo mondo del post-omicidio.
Non è un'analisi sociologica di qualcosa che sta diventando una quotidiana realtà. E' piuttosto la considerazione alla luce di 4 mesi di omicidi o "casi delittuosi", che hanno scosso l'Italia e sono stati lanciati in pasto alle discussioni post lavoro o da pausa-pranzo.

Se si parte da lontano, si deve partire da Cogne. Lì la verità è chiara. C'è una madre che in un impeto di ira e disperazione ha ucciso il proprio figlio. E' stata condannata in primo grado, poi anche in secondo. Manca poco e ci sarà anche il verdetto della Cassazione. A quel punto la Franzoni andrà in carcere. Ne è consapevole lei e la famiglia, al punto che in un'intervista dise proprio che in famiglia si stanno preparando a questa evenienza. Anche perchè, pensandoci bene, si tratta pur sempre, per i due bambini che ha, di un distacco tragico e definitivo almeno per tutta la loro infanzia e adolescenza. Non è semplice.
Anche in questo caso però c'è ancora qualcuno che ritiene la Franzoni innocente. E non pensiamo a Taormina che ha difeso sempre gli indifendibili pur di apparire. Parliamo di gente normale, che si incontra per strada, gente che si fà un'idea leggendo i giornali, con internet, perfino guardando i salotti televisivi. Ecco, questa gente ritiene la Franzoni innocente. Alla base c'è la convinzione che una madre avrebbe ceduto alla fine, non avrebbe continuato a dirsi innocente. MA il punto non è nemmeno questo, perchè di persone che si professano innocenti sono pieni le carceri in Italia e nel mondo.

Il punto è il dubbio. Ed è da qui che nasce il nuovo scenario degli omicidi di oggi. Il dubbio che può nascondere delle verità, le lascia intravedere, anche se non ci sono. Al dubbio si mescola anche la confusione. Più la situazione post-omicidio è confusa, più è facile nascondere la verità.

A Garlasco, stesso discorso. Qui non c'è ancora una verità processuale, ma c'è una presunzione di verità, diciamo pure una verità incontrovertibile, che non riesce ad essere chiaramente supportata da prove schiettanti.

Ma sono tutti diventati omicidi perfetti? E gli assassini sono migliorati?
La tv e la serialità à-la CSI sono forse la causa dell'affinamento della tecnica dell'omicida. Si pensi a Stasi: uccide la sua fidanzata in un orario mattiniero (il medico legale pare abbia sbagliato la suaprima diagnosi spostando l'orario intorno alle 13. Il problema dello sbaglio è riferibile al caldo di agosto che altera la temperatura dei corpi, e quindi risultava meno freddo, quindi più caldo, quindi morte più recente. Un medico legale dovrebbe sapere ste cose, ma tant'è..), poi ha tutto il tempo per eliminare qualsiasi prova della sua presenza. Vestiti e scarpe le elimina (e ricordiamoci che l'impronta delle scarpe sulla scena del delitto è quella di una nota marca di scarpe marchigiana, coi pallini sotto per indenrci, quindi inconfondibile, della stessa taglia di Stasi. Stasi dice di averle buttate il mese prima in Inghilterra. In realtà le ha buttate ad agosto, nella mattina in cui ha ucciso Chiara), si pulisce in casa di Chiara, giusto per non dare nell'occhio se mai incontrasse qualcuno. Usando il dispenser usa l'anulare, che è un movimento improprio (io uso il palmo, al massimo indice e medio insieme, ma l'anulare proprio mai, è innaturale, a meno che le mie altre dita non siano spoprche di grasso della macchina o nel caso di Stasi di sangue). Poi esce dalla casa, forse va a casa dove non c'è nessuno. Forse va nell'aziaenda del padre, dove non c'è nessuno. Lì si libera dei vestiti e delle scarpe, si ripulisce un'altra volta e poi scatta il piano. Fingere di stare a casa, di chiamare Chiara, poi di andar da lei, di entrare in casa, di trovarla, di chiamare la polizia.
Eppure, anche in uun quadro così chiaro, sembra mancare la prova schiacciante, perchè ormai gli assassini non confessano più. Non è più in uso. Meglio proclamarsi innocenti sempre, non sia mai che... Così fa Stasi. Il problema è che siamo abituati ad affrontare omicidi chiari con  assassini certi e l'unico problema e dubbio sono la pena che sconteranno. Poi c'erano i casi irrisolti (Via Poma ad esempio), ma sono eccezioni. Riamngono lì senza un perchè. Non è la normalità.

Perugia. Una ragazza viene uccisa nel suo appartamento dopo una serata di sesso e droga. Qui il discorso si fa più complesso e semplice allo stesso tempo. E più complesso perchè i protagonisti sono molti, legati tra loro, e tutti con una propria verità. Ci sono 3 persone collocabili sulla scena del delitto e tutte e tre hanno una versione diversa. Delle tre Sollecito è quello che si è al momento sempre dichiarato estraneo alla vicenda, ma ha chiesto di essere interrogato dal pm, per dire la sua verità. Amanda ha cambiato versione 3 o 4 volte, versioni diverse della stessa storia. Ciò la rende poco credibile, persona evidentemente fuori dal mondo, probabilmente anche in una situazione particolare di leggera astinenza. Se quella sera, com'è probabile, era sotto effetto di droga, e normale che i ricordi siano confusi. Ma la confusione non può essere tout court, occorrono delle certezze che Amanda non dà. Per non parlare del ragazzo arrestato in Germania. La sua vita passata deve lasciar intendere di prendere le sue dichiarazioni con il beneficio del dubbio, almeno quello. Dice, dalla Germania, di aver baciato di Meredith, di essere andato in bagno e di essere poi tornato, ha visto Meredith sgozzata, le si è avvicinato e lei gli ha detto le iniziali dell'omicida. Proprio così le iniziali. Come nel telefilm "La signora in giallo". Una persona morente si mette a dire le iniziali, ha il tempo di fare questo ragionamento contorto. Piuttosto dice il nome intero o il cognome, e se non ci riesce tronca il tutto a metà. E invece no. Il ragazzo ha cercato con questa dichiarazione di spiegare i suoi resti biologici in bocca a Meredith e in bagno nello sciacquone. Si è dimenticato di una cosa però: che i suoi resti biologici sono stati purtroppo trovati anche da altre parti e che spiegano incontrovertibilmente che Meredith è stata violentata da Rudy. Ma Rudy fa parte dei nuovi killer, e quindi non ammette la propria colpa. "Non so come sia finito lì il mio sperma, boh,.. forse Amanda che colleziona di queste cose,l'hai poi usato per..." E ci sarà gente, disposta a crederci, perchè nell'incertezza, nel dubbio si crede a tutto, a Dio, al diavolo, agli alieni, a Scientology.
Questo spiega perchè il caso Perugia è complicato. Ma in realtà il caso è anche semplice, perchè ci sono ben 2 persone che hanno ammesso la loro presenza al momento della morte di Meredith. Insomma mentre la ragazza veniva uccisa, Amanda e Rudy erano in quella casa, che non è proprio una reggia, ma un appartamento per studenti. Ed è per questo che si potrà arrivare più facilmente ad una chiarezza degli eventi. E poi c'è Sollecito, che ora si è smarcato da Amanda, e che forse potrebbe dare la parola definitiva. Sempre che non si facciano troppi ragioni freudiani: dle tipo che Sollecito ha una figura paterna molto forte, autoritaria e quindi ricerca nelle persone protezione. E' successso con Amanda, che lo ha manovrato come un burattino...
Scemenze...

In attesa del prossimo caso.

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SOCIETA'
22 novembre 2007
La pornoprof e gli extracomunitari.
Ormai la vicenda è nota a tutti. Ci sta una tipa a Pordenone, insegna e fa film porno. Due cose che allo stato attuale non si conciliano. Sul web aveva lei stessa messo a disposizione un video in cui girava per le strade di Berlino discintamente, provocando e dedicandosi all'amore. E' stato di fatto l'ultimo azzardo, perchè da oggi la porno prof è sospesa.
Di tutta la vicenda, l'aspetto più surreaele e divertente è che:
In passato, sempre a causa di un video hard, l'insegnante era già stata trasferita da una scuola media a un corso serale per extracomunitari adulti.
Evidentemente classe più consona alle sue abitudine extrascolastiche...

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POLITICA
22 novembre 2007
Berlusconification 2.
Ci va giù al solito pesante Ezio Mauro, figlioccio di Eugenio Scalfari. L'antiberlusconismo è stato da sempre uno dei temi cari al giornale di Milano, e la legge sul conflitto d'interessi una bandiera costante, che mai ha trovato efficaci riscontranze in politica, nemmeno col centro-sinistra al governo. Le belle parole in campagna elettorale ("il conflitto d'interessi verrà risolto nei primi tre mesi di governo") si sono sbriciolate davanti ad una realtà di ingovernabilità, con un paio di voti traballanti al Senato.

Ezio Mauro, alla luce di quanto pubblicato sul suo giornale, cavalca ancora una volta l'onda del conflitto di interessi, e rievoca scenari un po' fantapolitici per la verità in cui siamo un po' tutti manipolati. La realtà è un'altra, come al solito, ma non meno drammatica. Che Berlusconi sia un'anomalia tutta italiana (e thailandese) lo rileva anche il più fervente sostenitore di FI, che Berlusconi non debba fare politica è un concetto che difficilmente potrà passare.

In un mondo ideale Berlusconi non dovrebbe fare politica, non dovrebbe essere concesso a un industriale così potente, proprietario dell'impero mediatico privato italiano, di fare politica. Per una ragione di buon senso. Alla luce dei 13 anni di politica berlusconiana, si è rivelato ciò che era chiaro ai meno: che Berlusconi è sceso in campo perchè temeva di perdere le proprie aziende, di andare in carcere e di pagare i conti con la giustizia. I motivi sono questi, poi fatti passare come "sono sceso in campo perchè altrimenti sarebbero saliti i comunisti". I comunisti per Berlusconi sono i nemici, e lo sono anche paradossalmente anche per i suoi elettori, che in realtà poco avrebbero da aver paura. I comunisti in realtà non sono altro che persone di moderato buon senso, con un senso di giustizialismo medio, nati e rifondati dalle ceneri del PCI e confluiti nel PDS. Gente di buon senso, non cattivi personaggi, biechi invidiosi del soldo berlusconiano.

Al governo Berlusconi ha cercato di mantenere lo status quo televisivo e mediatico ed è riuscito a mantenere tutte le licenze che deteneva, ha accelerato sul digitale terrestre, su cui Mediaset ha investito molti miliardi, prevedendo anche leggi di vendita agevolata dei decoder. E al fratello Paolo dava soldi pubblici per una società di costruzione e vendita di decoder. Poi si sa, Paolo è Paolo, e quindi la società è fallita.
A livello giudiziario è intervenuto direttamente sul codice penale, ha usato tutti gli strumenti politici e di tutela parlamentare per allungare i processi riuscendo in tutti i casi a prescrivere il reato. La prescrizione poi viene spacciata per Berlusconi come assoluzione, ma non è così. Stesso discorso per la "mancanza di reato".

In 13 anni di politica Berlusconi ha fatto crescere di molto il fatturato della sua azienda, portandola ad essere uno dei più grandi player internazionali, capace di comprare la Endemol in vendita sul mercato internazionale con molti concorrenti alla finestra.

Ma Berlusconi ha fatto molto anche per i suoi elettori. Ha agevolato soprattutto le piccole-medie imprese, eliminando molta burocrazia, e soprattutto quella burocrazia più fastidiosa che aveva il sapore del controllo. Ha allentato i controlli della Guardia di Finanza, riducendo in modo impressionante il numero dei riscontri sull'evasione. Ha usato i soldi pubblici, indebitandosi, per le infrastrutture (Ponte dello stretto e via altri) e per la diminuzione delle tasse. Certo le tasse sono scese, ma poi sono salite (centro-sinistra) per riequilibrare il bilancio. I conti si fanno sempre alla fine e li paga sempre il cittadino, non è questione di destra e di sinistra. Se le tasse scendono e non si hanno entrate, poi occorre rialzare le tasse, e alla fine c'è un buono (Berlusconi) che abbassa le tasse indebitandosi e un cattivo (Prodi) che alza le tasse eliminando il debito. Poi andrebbe spiegato agli italiani che il debito si paga e si paga con gli interessi ogni anno, come un mutuo.
E poi Berlusconi ha fatto bene a tutti gli evasori, a chi si è costruito abusivamente un piano della propria villetta, o l'intera casa, o una finestra, o una servitù o altro. A tutti questi una serie di condoni che hanno salvato la vita e la faccia. Il fallimento non era più da codice penale, ma aveva solo una valenza amministrativa. Per i falliti niente più carcere. Sai che sollievo... (con tutto poi, che è plausibile pensare all'esclusione del carcere per i falliti, ma con pene più severe riguardo ad esempio a future attività intraprese. Un fallito non dovrebbe più svolgere attività imprenditoriali, e dovrebbe col proprio lavoro aiutare la comunità per un certo determinato numero di anni. Questasarebbe uan giusta pena, senza carcere, ma con l'obbligo ai servizi sociali per tot anni, e l'interdizione eterna all'imprenditorialità).

Tutti questi - e in un paese che vive di medio-piccole imprese, di piccoli imprenditori e di artigiani sono tanti -, devono ringraziare Berlusocni e lo fanno votandolo. Sono gli stessi poi che ora scendono in piazza, che nei bar parlano di Prodi come di un comunista che fa pagare solo le tasse. Argomenti piccoli, da bar per l'appunto, che lasciano il tempo che trovano, e la giustificazione nell'insipienza politica e sociale. Ma si sa che è tutta una questione di interesse personale.

In conclusione, al netto delle paranoie di Ezio Mauro, va considerata una volta per tutte l'anomalia italiana. Il problema è che ora siamo in un momento in cui Veltroni e Berlusconi sembrano andare a braccetto, almeno viste le ultime dichiarazioni d'apertura di Berlusconi. Il punto è che non ci può essere sempre un "ma ora non è il momento". Il momento deve essere il prima possibile, perchè eliminare Berlusconi dalla scena politica non è un atto di tirannide, ma un atto democratico.

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permalink | inviato da JPier il 22/11/2007 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
SOCIETA'
21 novembre 2007
L'albero di Natale a NY: una novità.
La storia la sappiamo tutti e ce la ripetono ogni anno. Fatto scorrere sul fiume Hudson, l'albero di natale arriva al Rockfeller Center e, una volta illuminato, dà inizio al periodo natalizio di New York.
La novità di quest'anno è che in cima a uno dei grattacieli del Rockfeller Center è stata installata la più grande piattaforma di pannelli solari di Manhattan. L'energia solare prodotta verrà utilizzata anche per illuminare l'albero di Natale.

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permalink | inviato da JPier il 21/11/2007 alle 20:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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