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POLITICA
28 gennaio 2008
Breve storia della bandiera dell' Iraq.
L'Iraq esiste dal 1921, e nei suoi 87 anni di vita ha avuto 5 diverse versioni della propria bandiera. Andiamo con ordine:

Dal 1921 al al 1959



La bandiera scelta ricalca esattamente quella della rivoluzione araba disegnata dagli inglesi, tra le altre cose, che alla fine della Prima Guerra Mondiale fu usata come modello per disegnare le bandiere di stati quali Siria, Giordania, Palestina e per l'appunto Iraq. Il nero rappresenta il califfato di Baghdad, uno dei più importanti nel mondo arabo, il verde rappresenta il califfato di Fatimid, il bianco quello di Umayyad. Il trapezio rosso (a volte sostituito con un triangolo per la verità) simboleggia la dinastia degli Hashemite. Le due stellette bianche identificano invece l'etnia dei curdi e quella degli arabi. Le due etnie prevalenti in Iraq.

Dal 1959 al 1962:



Poi succede che arriva la rivoluzione, la monarchia finisce e con essa anche la vecchia bandiera. Nuovo stato, nuova bandiera. E allora ecco il nuovo vessillo con nero,bianco e verde in tricolore verticale. La novità sta nel mezzo, con una stella rossa a 8 punte (che rappresenta la minoranza assira) e il sole giallo che da sempre è simbolo dell'etnia curda.

Dal 1963 al 1991:



Nel 1963 un colpo di stato porta al potere Saddam Hussein, che ci resterà per 40 anni esatti. Fino alla sua cattura e alla decisione di condannarlo alla pena di morte. Strisce rossa, bianca e nera orizzontali e tre stelle verdi. Le stelle verdi inzialmente indicavano il tentativo ideologico di unione araba tra Siria e Egitto, che nelle loro bandiere avevano due stelle. Tuttavia l'Unione tra questi tre stati fu abortita in partenza e negli anni successivi si dovette pensare ad un nuovo significato per le tre stelle. Dopo consultazioni interminabili si arrivò alla conclusione che le tre stelle verdi stavano a significare i tre valori fondanti del partito Baath (quello di Saddam Hussein, ça va sans dire): unità, libertà, socialismo.

Dal 1991 al 2004:



All'inizio del 1991 non tirava una bella aria in Iraq, e certo invadere il Kuwait non ha aiutato il tutto. Fatto sta che a gennaio di quell'anno Saddam Hussein decide di dare una spolveratina alla bandiera e inserisce tra le stelle verdi la scritta "Allah è grande", usando la propria grafia. In questo modo c'era una forte personalizzazione del dittatore, visto che il carattere usato per scrivere la scritta è quello della sua scrittura, e poi perchè si voleva dare un senso pan-arabo, islmaico-religioso, al conflitto in via di definizione con il mondo.

Dal 2004 al 2007:



Saddam Hussein non c'è più, ma è pieno di americani, che si sono pure costruiti in pieno centro quella che viene chiamata "Esmerald City" o "Green Zone". Uan città nella città, tutta per gli americani, con McDonald e Wal-Mart. Oltre agli americani ci sono anche molti terroristi che sono entrati per fare un po' di casino. E poi c'è un governo che cerca di fingere di essere democratico, e magari lo è anche. Allora succede che nella bandiera venga abbandonata la grafia di Saddam Hussein per un più sobrio scipt Kufic, che sembra tutta un'altra scritta se paragonata alla kakografia di Saddam.

Dal 2008 al 2009:



Visti i ritmi con cui si modificano le bandiere in Iraq, una nuova flag potrebbe essere dietro l'angolo. E lo sarà, visto che questa bandiera è stata definita "flag ad interim". Per il momento è stata scelta questa, con l'eliminazione dell'ultimo elemento che faceva riferimento a Saddam Hussein: le tre stelle del partito Baath. Il verde splendente si è un po' inscurito, come gli umori di chi pensava morte Saddam = libertà. Contemporaneamente è stato creato un tavolo di discussione per farne una tutta nuova. Attendiamo lìcon ansia il prodtto della notoria inventiva del popolo iracheno, culla della civiltà per secoli e secoli amen.
Mi auguro poi che Baghdad diventi un posto sicuro, dove sia possibile organizzare un bel viaggetto turistico, perchè prima di morire vorrei davvero mettere piede in quelle terre ricche di storia con i famosi fiumi Tigri e Eufrate, che insieme ai Fenici sono le uniche cose che uno si ricorda della storia mediorientale, quando esce dalle elementari.


Nel 2009, dopo un brainstorming di qualche centinaia di intelletuali, diplomatici e capi tribù si dovrebbe trovare il vessillo definitivo.

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CULTURA
27 gennaio 2008
Perchè Shoah e non olocausto.
C'è bisogno di fare un po' di chiarezza. O il bisogno l'ho sentito solo io, soprattutto dopo aver letto e sentito interviste risibili a studenti risibili dell'università La Sapienza di Roma, che sono risuciti a legittimare qualsiasi critica prossima ventura nei loro confronti.
Iniziamo con il basic: Shoah e olocausto sono sinonimi. Shoah NON vuol dire "esodo", come alcuni spregiudicati hanno frettolosamente risposto. Sono sinonimi, dicevo, ma anche no.
Vado a spiegare.
La parola "olocausto" nell'accezione che usiamo noi, nel senso cioè di sterminio, venne per la prima volta utilizzata da Elie Wiesel, ebreo, premio nobel per la letterattura e scampato ad Auschwitz. Con il termine Wiesel intendeva presentare lo sterminio degli ebrei sullo stesso piano del sacrificio di Isacco. Questo termine è stato per lo più accettato dalla cominità mondiale. Così dalla fine della Guerra fino agli inizi del 2000, "Olocausto" individuava precisamente lo sterminio degli ebrei, e per estensione con il termine si identificò ogni tipo di sterminio.
Nonostante questa accettazione condivisa, vi erano anche alcuni esponenti ebraici e intellettuali che preferivano non utilizzare la parola olocausto, perchè la mal digerivano (spiego subito dopo il perchè), e tra questi anche Primo Levi (che ha portato alla conoscenza dei campi di concentramento i bambini di due generazioni che si sono ritrovati a leggere il suo "Se questo è un uomo"). Primo Levi andava dicendo spesso:
Io uso questo termine "Olocausto" malvolentieri perché non mi piace. Ma lo uso per intenderci
Ma perchè non piaceva a Primo Levi? E perchè negli ultimi anni c'è stato un tentativo, peraltro riuscito, di usare la parola Shoah al posto di olocausto?

Facendola breve. Olocausto deriva dal greco: olon=tutto, kaustos=rogo. Un rogo totale. Ed è per questo, o anche per questo che venne facilmente associato alle nefandezze naziste nei campi di concentramento.
Il problema ha però ragioni ben più antiche e religiose. L'olocausto infatti indicava qualsiasi sacrificio di animali fatti bruciare per onorare il proprio Dio. L'olocausto era un sacrificio a Dio. Identificava un comportamento virtuoso di devozione, un gesto pio, e dunque era irriguardoso anche solo ipotizzare un legame ancorchè metaforico con una scientifica distruzione di massa. Vista in questa accezione, ben si può comprendere il motivo per cui la comunità ebraica si sia opposta all'identificazione di uno sterminio razziale con un sacrificio divino.

Da qui una campagna per mandare in soffitta la parola "olocausto" e per rendere più familiare il termine "Shoah", che in ebraico vuol dire "distruzione". Ad oggi "Shoah" è il termine politicamente corretto per indicare lo sterminio subito dagli ebrei nella prima metà del XX secolo.


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SPORT
27 gennaio 2008
Il calcio democratico di Platini: la fine del G-14.
Per 8 anni ci siamo subite le esternazioni divertenti di Galliani, che prevedeva un campionato europeo per pochi invitati, quelli più ricchi. Del resto è l'idea politica di Berlusconi tradotta nello sport dal compagno Adriano, servo servente dell'uomo di Arcore.
Bene, per 8 anni abbiamo sentito parlare del G14, di riunioni che si tenevano periodicamente in cui i grandi capi dei più grandi club d'Europa si riunivano per spartirsi la torta dei soldi e degli interessi. Il G14 voleva in sostanza due cose: la tutela dei club, anche nei confronti delle nazionali, e quindi il rimborso per eventuali infortuni dei giocatori durante il loro impiego con la maglia della propria nazionale e quindi il diritto dei club di poter oppore il proprio niet alla convocazione di propri giocatori seguendo la scia ideologica del "Sono io che li stipendio, fanno quello che dico io". Il secondo obiettivo era la creazione di un Campionato Europeo a numero chiuso, in sostituzione dei campionati nazionali, che sarebbero rimasti, ma private delle 3/4 squadre più titolate. In sostanza una Serie A senza Milan, Inter, Juve, Roma. Una Liga senza Real Madrid, Barcellona e Valencia. Una Premier League senza Manchester, Liverpool, Arsenal e via dicendo. Si voleva di fatto esportare il modello NBA in Europa, creando un enorme carrarmato economico che avrebbe creato fatturati da brividi e profitti inimmaginabili per il gotha del calcio europeo. Avrebbe anche ridotto al quasi nulla i campionati nazionali, ma a Galliani e company non è mai interessato nulla degli altri.

Bene questo progetto, il 21 Gennaio, ha trovato la sua lenta e definitiva morte. Il 21 gennaio infatti il G14 si è sciolto definitivamente dopo 8 anni di esistenza e di idee malsane su calcio e dintorni. Ha vinto l'UEFA, ha vinto Platini, che si è sempre battuto a difesa dei campionati nazionali e di tutte le squadre che non hanno dei macenati alle spalle in grado di costruire squadre di livello internazionale.
Ha vinto, per una volta nel calcio, la passione sul soldo.
Alla faccia di Galliani, che sognava ad occhi aperti scenari megalomani.
Niente campionato europeo, rimarrà la Champions League, a cui si accederà, come avviene ora, per meritocrazia. Sopravvivenza dei campionati nazionali. Nessun pagamento per i club che si ritrovano con giocatori infortunati durante le partite della nazionale. Nè potranno dire no alla convocazione dei propri giocatori.
Ha vinto il buon senso, per una volta!

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musica
26 gennaio 2008
Sign of the Times: musica portabile.
No, non ha niente a che vedere con Prince.
Però con la musica sì.
In questi giorni, nel freetime, quindi diciamo dalle 19:30 alle 2:00 mi ritrovo molto speso sdraiato per terra, con computer acceso e una marea di cd per terra, un sacco della spazzatura e il programma di rippaggio in azione sul nuovissimo pc. In sostanza sto definitivamente abbandonato il formato CD, ho deciso che basta. E' finita un'epoca e ora mi digitalizzo tutto e butto via i cd. Tranne quelli originali.

Facendo questa cosa, mi è tornato in mente quando, 10 anni fa, feci una cosa simile con le MC. Allora si trattava semplicemente di buttar via tutte le MC direttamente nella spazzatura, avendo l'accortezza di segnarsi titolo e autore, per poi rimediarlo coi metodi noti. Fu un passaggio epocale, ma necessario. Ricordo certe MC che mi rimasero in mano per qualcosa di più di 5 minuti.
Mi tornavano alla mente immagini, vacanze, amori, sapori, luoghi. Altre invece passavano con velocità cinica dalla polvere alla spazzatura. Alcune MC erano consumate, altre mai ascoltate.
La differenza è che in quel caso buttai via anche le MC originali, invece i cd originali me li tengo. Sia mai che mi venga la voglia di metterli su ebay per finanziarmi un nuovo stereo per digital music e un week-end lungo sulla neve.

Anche ora, con i cd che mi scivolano sotto mano, saltano fuori luoghi, amori, sapori, persone, vicende, e altro.

Tra gli amici sono il primo che ha fatto questa scelta così radicale. E' stata una scelta sofferta e a cui ho molto pensato. Negli ultimi mesi mi sono però reso conto che non ascoltavo più lo stereo di casa, ma preferivo mettere la musica sul pc e ascoltarmela con le cuffie. Mi sono reso conto che in macchina usavo sempre di più il mio ipod e sempre meno l'autoradio. Spesso collego il mio stereo con il computer via aux e mi ascolto sulle casse dello stereo la musica digitale che possiedo.

Insomma il cd era un oggetto ormai del tutto scomparso dal mio uso quotidiano. E la musica digitale ha preso sempre di più il sopravvento sul resto.
Le case discografiche continuano a mandare i promo cd, e quando arrivano anche a me, certo non rifiuto e non li butto. Però, rispetto a prima, ho notato che li rippo sul computer, per avere anche una copia digitale, da far girare un po' sul computer quando ne ho voglia, o caricarmelo sull'ipod, quando ho voglia di sentirmela mentre sono in giro. E il promo cd rimane un oggetto in uno scaffale, che probabilmente non riprenderò più in mano.
Anche perchè ad un certo punto si smette pure di fare il galletto con gli amici sventolando la scritta promo-copy sul cd che ti è arrivato via Goodfellas o Promorama. Lo fai per il primo mese, poi diventa la routine e capita che lo regali a qualche amico che vuole provare l'ebrezza di avere un promo nella propria collezione e fare a sua volta il galletto.

Magari tra un po' le case discografiche mi invieranno un link e una password per ascoltare lo streaming del disco per una settimana. E lì sarà ancora tutto più nebuloso, perchè con lo streaming non avrei la disponibilità del disco in forma fisica, e dovrei rimediarlo in altro modo. Cosa che invece mi viene data gratis, in quanto svolgo il ruolo di intermediario tra chi compra e chi vende. Insomma, non verrei retribuito dalle case discografiche.
Ma poi questo è ancora un altro discorso.

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POLITICA
25 gennaio 2008
Prodi boom, povera Italietta.
Alla fine il governo è caduto. Berlusconi ha ripetuto per 600 giorni che il governo sarebbe caduto come un mantra, e alla fine "chi la dura la vince". A bocce ferme posso dire con l'assoluta tranquillità di chi sta dalla parte dello sconfitto, che chi ho votato nell'aprile 2006 non mi ha rappresentato. o ho votato per una coalizione riformista, che rivedesse le regole istituzionali (legge elettorale, riforma del Parlamento, poteri del premier), il rigore fiscale (e questo c'è stato, fortunatamente, dopo anni di dissennati condoni e evasioni, che andavano a riempire il buco del debito), la riforma della giustizia (che si è tentato di fare solo in parte), le liberalizzazioni (che sono state fatte molto più morbide di quanto pensavo), la difesa dei diritti e la libertà (con i Pacs, divorzio veloce), l'eliminazioni di tutti i privilegi feudali e l'inizio della meritocrazia come sistema paese, la riforma scolastica (che cancellasse di default la scellerata passata riforma che permetteva al ragazzino più stupido di didplomarsi senza alcuna perdita di anni, senza alcuna verifica, nè nulla).
C'era questo e molto altro nella mia scelta politica. Sono temi che mi stanno tutti cari. Sono temi prevalentemente riformisti, non conservatori, prevalentemente di sinistra o centro-sinistra, o democratici, o come si vuole chiamare. Per questo motivo, conscio del prezioso strumento che è il mio voto, continuerò a perdurare nello sbaglio di votare a sinistra, perchè è la coalizione che tutela e difende quello che io ritengo primario. Quindi voterò PD anche domani, tra un mese, sei, un anno.

Ora che è tutto fermo, tutto bloccato, la speranza è che Napolitano riesca a trovare una grande coalizione politica che possa prendere ad interim in mano il governo con lo scopo di riscrivere le regole del gioco, nella forma di una legge elettorale che premi una cosa: la governabilità (con premio di maggioranza anche al Senato e uno sbarramento alto al 5% che levi dalle scatole tutti i partitini che per un pugno di voti mettono in scacco al paese).

Si parla anche di Mastella. E a Mastella associo una serie di cose, tra cui il meraviglioso inno, cantato da una band con un vocalist dalla cadenza strisciante in stile Pelù. Di Mastella non voglio dire niente, salvo una cronaca politica svelata oggi: Prodi ha proposto a Mastella uno scambio, 30 nomine all'ENI in cambio del voto favorevole in senato. Come ben si sa Mastella ha rifiutato. D'altri tempi avrebbe accettato. In realtà non mi viene da dire nulla su Mastella, se n'è parlato troppo, anche qui nei mesi scorsi. Certamente è una persona che non tollero, di cui condivido poco di quello che pensa e dice, se non alcuni grandi tempi che di fatto sono stati il collante tra l'UDEUR e il centro-sinistra. Ora se ne tornerà al centro e a seconda del tipo di legge elettorale, si fonderà con Casini nella cosa bianca o si alleerà con il centro-destra. Insomma, i maligni, e fanno bene, penseranno che Mastella, vista l'aria che tirava in tema di legge elettorale (con l'aut aut del referendum o della proposta veltronberlusconiana, che avrebbero ucciso il suo partitino famigliare), ha preso l'occasione ghiotta dell'attacco alla sua famiglia per far saltare il banco. E seguendo questo ragionamento, nei prossimi giorni chiederà a gran voce di andare alle elezioni. Perchè?
Perchè è vero che il suo partio è piccolino, e di fatto è ininfluente alla Camera, ma diventa importantissimo al Senato. Il motivo sta nella ripartizione regionale dei seggi al Senato, e la Campania ha parecchi seggi. E in Campania l'UDEUR raccoglie moltissimi voti, è un partito forte. Tanto da dare 3 seggi alla coalizione di centro-sinistra.

Alla fine si è parlato anche di Mastella. Ma non volevo.
Per il futuro non so che dire. Io ritornerò a parlare e a crearmi utopicamente un governo in grado di rispondere alle domande principali che pongo come prioritarie nella gestione del paese.
Se saranno elezioni, che siano.
e sarà sconfitta, che sia.
Mi terrorizza, però, che ci possano essere altri 5 anni di Berlusconi. Soprattutto in chiave economica, dove Tremonti e il capo hanno dimostrato parecchia insipienza. E soprattuto insipienza nella spesa pubblica. Mentre sarebbe utile non giocare troppo con i risparmi degli italiani, inseguendo idee peregrine come il Ponte sullo Stretto.
E poi domani parlerò di deresponsabilizzazione.

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cinema
23 gennaio 2008
La morte di Heath Ledger.


Aveva 28 anni, una figlia e una serie sterminata di ex. Di fatto la sua carriera cinematografica era appena iniziata, dopo aver recitato per un paio d'anni la parte del "fidanzato di". Dopo la tortuosa relazione con Naomi Watts, il 2005 diventa il suo anno di svolta. L'incontro con Ang Lee è il turning point della sua carriera, un po' perchè l'interpretazione del cowboy gay gli darà la prima e unica nomination agli Oscar e un po' perchè sul set del film incontra Michelle Williams (diventata famosa qualche anno fa nel serial-tv "Dawson's Creek, dove interpretava la biondina che viveva con la nonna; ora anche lei è lanciatissima nel cinema impegnato tra Ang Lee e Scorsese) con la quale avrà una figlia, oggi di 2 anni. Nei due anni successivi lavora sodo e con ottimi risultati ("I Fratelli Grimm", "Io non sono qui"). Poi 3 mesi fa si lascia con Michelle Williams, e si dedica al sequel di Batman "The Dark Knight" di Christopher Nolan, dove la sua interpretazione di Joker era al centro di attenzioni da parte di critica e stampa. La sua carriera stava certamente prendendo la strada giusta.
Poi, improvvisa, la notizia della sua morte, e le speculazioni di rito. Quello che si sa è pochissimo, quello che non si sa verrà chairito dal medico legale. La tesi più credibile è quella del suicidio, stante sia vera la presenza di una scatola vuota di sonniferi nella stanza. Alcuni parlano di droga e overdose, ma non si hanno notizie. La famiglia ha chiesto il silenzio, giustamente. L'ultima notizia rivela che il giovane attore soffriva di una malattia polmonare.
Quello che sia, ora non c'è più.

Non stupiscono più, poi, prese di posizioni estreme come quella della Chiesa Battista di Westboro, notizia rilanciata anche da cineblog, che condannano all'inferno Heath Ledger, perchè interprete di un cowbloy gay. Cose dell'altro mondo, sono d'accordo, fatto sta che questi personaggi, che si nascondono dietro ad una ragione sociale religiosa (segnatamente è una chiesa protestante indipendente, giusto per dire che il male e l'intolleranza c'è ovunque), hanno deciso di picchettare il funerale dell'attore con striscioni di condanna al morto.

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televisione
22 gennaio 2008
Il trans al GF.
Alla fine se ne finisce per parlarne. Poi magari non lo vedi nemmeno, ma leggi qualcosa, ti fai un'idea, giusto per dire la tua mentre prendi il caffè al bar prima che inizi la giornata. Ieri sera anche da questi parti non si è visto il GF. Nel senso tradizionale del termine: la tv non era accesa. Quello che era acceso invece era internet, e su kataweb per un ora e mezza c'è stata una videochat con Marco Liorni. Che vista oggi, 12 ore dopo, può essere il nerdismo al cubo o l'avanguardia snob. Quello che sia, io me lo sono visto, un po' come una radio, mentre trafficavo su internet per stare sempre up to date sulla notizia della crisi di governo. Detto questo, un po' a giustificazione, forse, ma anche no, passo al pensierino da bar appunto.



Sì insomma, a me il fatto che al GF sia stata scelta una transessuale e che questa avesse i suoi genitori in studio mi ha fatto pensare. Si perchè, anche nei film di Ozpetek, dove c'è la community alternativa, il trans è un freak, una cosa un po' fuori dalla norma, che diventa normale solo e proprio in quella comunità. In generale poi la sensazione popolare, lasciando stare Ozpetek,  è che il trans sia una roba molto prossima alla prostituta. Anche perchè la transessualità arriva sui giornale generalmente perchè associata proprio al tema della prostituzione. Festino con transessuali, due transessuali stuprano.. e via dicendo. Il che in fondo è anche vero, perchè la transessaulità di per sè ha a che vedere solo col sesso, o comunque con il sesso in particolare. Poi è una scelta, un'elaborazione psicologica e tutto quello che si vuole, ma il fatto è lì, nel volere scambiare il cetriolone con la patatina. Che poi è già il passo definitivo, perchè generalmente il transessuale è a metà strada: è una donna col cetriolone. Insomma come Eva Robbin's (donna bellissima, ma con l'affarino tra le gambe).

Ebbene, che una trasmissione nazional-popolare, su una rete nazional-popolare, faccia vedere la normalità di una transessuale mi ha colpito. Poi esce subito e tanti saluti. Però i genitori che vedevano il loro ex figlio, ora figlia, seduti sulle poltrone in studio, insieme agli altri genitori è stata una bella immagine di fratellanza, uguaglianza, libertà.

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SOCIETA'
21 gennaio 2008
La iena ferita.
Sortino pensava di fare quello che fa sempre. Andare da uno, fargli quattro domande scomode che nessuno fa e poi confezionare il tutto nel solito servizio standardizzato de "Le Iene". Niente di male, per carità, anzi: meglio "Le iene" che il TG5, tanto per dire.
Solo che non considerava la possibilità di incontrare Elio Mastella, figlio di Mastella, che alla seconda domanda l'ha messo sotto, chiedendogli del padre. Insomma, ne usciva un Sortino raccomandato, che ci può anche stare, io non lo so, ma è pur sempre credibile. O meglio, come dice bene Elio Mastella, si può insinuare il dubbio che sia un raccomandato, anche se non lo è. Poi Mastella Jr ha fatto la figura di quello che ha zittito per la prima volta una iena, che in effetti è stata muta e non ha reagito. Colpito e affondato, si pensava e si pensa. Poi che Mastella non sia un raccomandato e la vita se la sia guadagnata, io avrei almeno un paio di dubbi. Dice di essere un ingegnere che si prende 1700 al mese, ma dimentica le sue collaborazioni fruttifere come consulente del governo. Dice di pagare il mutuo, come fanno tutti, e che non è un figlio di papà, altrimenti se la sarebbe fatta comprare dal papi, ma dimentica che il mutuo lo paga l'Udeur attraverso i finanziamenti pubblici. In sostanza, secondo l'inchiesta de L'Espresso, Mastella famiglia ha comprato a costi ridottisimi dei locali, che poi ha dato in locazione al Campanile, giornale del partito. Il canone d'affitto è, guarda un po', dello stesso importo della rata del mutuo che paga Elio Mastella. E' giusto? Legalmente sì, è immorale, è un malcostume, ma lo farebbero più o meno tutti. Di probi uomini ce ne sono giusto un paio e se ne stanno, gaurda a caso, lontano dalla politica. Insomma anche il supereroe Elio Mastella è un privilegiato. Magari anche solo allo stesso livello di chi ha il babbo che gli compra casa quando si sposa. Ma è per l'appunto un privilegiato, con l'aggravante della politica, che epr l'Udeur, e presumibilmente per quasi tutti i partiti, è roba per la famiglia. Così, in un'intervista, il benzinaio sottocasa Mastella diceva che anche il figlio si riforniva addebitando il tutto al padre, che aveva, su quel benzinaio, i buoni rimborsi dello stato. Quindi Elio Mastella usava la macchina e non pagava la benzina, perchè la benzina gliela pagava papà attraverso la politica. Non è un privilegio?
E se lavori come consulente al governo, non è una raccomandazione? Anche se prendi 500 euro al mese lordi...

E alla fine di tutto, torniamo a Sortino, che finalmente ha risposto alla domanda di Elio: "Ma tu, dimmi, quanto guadagni? Dai dimmelo, voglio saperlo, tu vuoi sapere il mio, io il tuo!"
Al Corriere ha detto che prende dai 100 ai 200 mila euro lordi. Non so se sono tanti o sono pochi per l'ambiente. Per l'ambiente in cui vivo io, sono davvero un mucchio di soldi. Roba da quadro di livello molto alto.

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POLITICA
21 gennaio 2008
Una politica in retromarcia.
Si d'accordo, stasera non si può non parlare di Mastella e della crisi di governo che sta nascendo. In questo momento il gotha del PD sta riunito ad un tavolo, che in questi due anni, non è mai stato rotondo, alla ricerca di una uscita di scena morbida. Magari sperando che piazzando un uomo Udeur al posto di Mastella, si possa risolvere nel breve anche questo problema. Chissà, vedremo.
Quello che è certo è che il governo Prodi non ha mai accelerato e la atanto politica riformista non c'è stata. Certo si dirà, contano i numeri, con i numeri si governa e Prodi non aveva i numeri. Vero. Non condivido invece chi pensa che non si doveva governare con così pochi voti. Quelli sono e quelli si tengono, il problema è stata la campagna elettorale fatta da gente con in testa "tanto vinciamo noi", senza considerare la forza mediatica di Berlusconi e il colpo di teatro a "Porta a Porta" sull' ICI. Non si è fatta nemmeno questa volta la legge sul conflitto d'interessi. Si è fatto ben poco a dir la verità, gli unici grandissimi meriti arrivano da Bersani con le liberalizzazioni, da Padoa Schioppa e Visco sul recupero del nero, e da Fioroni con la riforma scolastica che renderà i Licei qualcosa di più simile a un liceo. Non si può uscire da un liceo classico e non sapere il greco, perchè ti sei portato il debito fin dall'inizio. Non puoi uscire dal liceo scientifico senza sapere matematica. E poi la responsabilizzazione che si deve dare anche ai ragazzi. Va bene, altri discorsi. Troppo lunghi. Che poi riassumo dicendo che, se si votasse domani, io andrei a votare e piazzerei la mia X su PD. Questo perchè l'Italia è davvero divisa in due, con due modi diversi e opposti di intendere la vita, e il mio sta a sinistra, poche storie.
Nonostante le illusioni e disillusioni. Nonostante la delusione. Perchè la delusione è tantissima.
E se per caso stanotte cade tutto, mi auguro che almeno si faccia la riforma elettorale. Almeno quella. Se non si fa, vince di nuovo la vecchia politica, e due anni di casta, di Stella, di Grillo (che qui ho criticato quasi sempre), di 650 mila firme per il referendum, non sono serviti a nulla. Altrimenti si ritorna indietro. E poi non ci si lamenti dell'anti-politica.

E ancora una politica in retromarcia la si può leggere oggi in Serbia, dove le elezioni hanno dato i due nomi che andranno al ballottagio: il presidente uscente Tadic e il nazionalista Nikolic. Nikolic ha vinto anche in termini assoluti (con 3 punti percentuali in più rispetto a Tadic) perchè si è presentato come l'uomo dell'autorità, dell'orgoglio serbio, dell'anti-europeismo, del no assoluto all'indipendenza del Kosovo (tema che diventerà caldissimo nell'agenda politica dei prossimi mesi), della Russia di Putin come unico referente e alleato. Tadic è invece decisamente filo-europeo, non condivide l'indipendnza del Kosovo, ma non ne fa una battaglia. Ritiene che l'obbiettivo primo della Serbia sia quello di entrare in Europa, solo così si potrebbero risolvere tutti i problemi di una nazione nata dalle ceneri di odio razziale che ha sconquassato l' Europa. Per Tadic prima l' Europa, e se si deve cedere sul Kosovo, va bene. E infatti i negoziati fatti negli ultimi mesi erano proprio in questa direzione. Ma i serbi hanno scelto al momento la politica ferma di Nikolic, che è una vecchia politica, simil Milosevic, con la Mother Russia come partner economico e politico, e con una sola ragione in tasca, la propria. E' preoccupante che 300 mila morti non abbiano cambiato di un millimetro i pensieri delle menti di questa gente, automartoriatasi per cosa? Orgoglio di razza, religione e finanche politico. Ebbene con Nikolic al potere è un ritorno indietro.

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POLITICA
19 gennaio 2008
Cattolicesimo integrato.
Alla fine di tutto il casino si sono capito un paio di cose. Che la lettera dei professori dissidenti de La Sapienza era stata inviata direttamente al Rettore a Novembre e che il Papa ha dunque deciso di non presenziare all'apertura dell'anno accademico per il chiassoso casino mediatico saltato fuori.
Ora, da queste parti, non si pensa che ci siano troppi santi in giro, e stando bassi la decisione del Vaticano è certamente d'immagine e politica: un Papa non può essere contestato, non è ammesso nel protocollo che sfili in mezzo a qualche centinaio di persone che protesti anche chiassosamente.

I tanti discorsi sulla censura fanno un po' sorridere, se è vero che in discussione non era l'esclusione del Papa dall' Università, ma una sana protesta nei confronti di un Papa, di quello che negli ultimi due anni ha detto e fatto, di quello che è stata la sua dottrina come cardinale e ora come Papa. Il Papa ha diritto di andare alla Sapienza e di fare la propria lectio, come tutti hanno il diritto di esprimere il proprio dissenso.

E qua però lo sconfinamento deve essere chiaro. Se il motto è "protestare", allora non si spiegano due cose: la prima è perchè occupare il Rettorato, a quel pro? Forse la risonanza da dare ai giornali, risonanza che, a detta oggi dei manifestanti, è stata strumentalizzata dal Papa. In sostanza la protesta è stata molto forte da parte dei collettivi studenteschi e oltre all'occupazione del Rettorato, avevano minacciato di intralciare in ogni modo la visita del Papa, attraverso anche la musica techno sparato a volumi altissimi. Insieme altre opere e gesta di disturbo.

Questo significa protestare? Esprimere dissenso? Forse, ma il limite con il desiderio di censurare un intervento è davvero labile. Insomma, in questa vicenda, è davvero sottile stabilire se sia protesta o sia censura. Nel primo caso si è sbalgiato nell'applicazione della propria idea originale: non si può "ostacolare" l'intervento/lectio di un personaggio che ha idee/opinioni diverse dalle proprie. Anche se ritenga che Galileo era l'ultimo dei cani. Non ha senso. Le opinioni, anche bizzarre, anche sbagliate, anche antistoriche, devono essere accettate, sempre nei limiti dell'ordine pubblico (del resto la propaganda di idee fasciste è vietata in Italia).

Da quello che si capisce è che i professori, o certuni, hanno manifestato forte dissenso alal scelta del Retorre. Rettore, si legge, tra l'altro poco amato nell'ambiente per via delle baronie, come al solito: nel caso specifico la magistratura sta indagando su due posti di ricercatori dati alle sue due figlie e un terzo dato al genero. L'ambiente quindi era già in tensione, e qualsiasi cosa sarebbe potuto diventare oggetto di discussione, fogurarsi poi la scelta di un Papa pe rl'inaugurazione dell'anno accademico. Visto dall'esterno, un atto per pulirsi un po' la coscienza e l'immagine di barone che si è delineata attorno a lui.

Si è trasceso invece nelle proteste dei collettivi studenteschi, che non hanno fatto altro che allargare la protesta all'inciviltà, all'illegalità e alla censura.
Poi che su questo il Vaticano abbia tratto tutti i vantaggi, optando per la scelta migliore per sè, si è d'accordi tutti. Ma ci dovrebbe essere convivenza tra laicismo e cattolicesimo, altrimenti si rischia che diventi il nuovo scontro ideologico dopo gli anni di piombo.

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permalink | inviato da JPier il 19/1/2008 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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