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23 settembre 2008
Eutanasia.


Oggi parla Bagnasco, presidente della CEI. La Stampa titola con una leggere propensione al positivo "La Chieasa apre al testamento biologico", che letta così, senza dire o leggere altro, sembra una cosa più che positiva. L'articolo stesso di fatto è la riproduzione dii quanto detto da Bagnasco e non si legge niente di così "evolutivo" del pensiero della CEI su un tema caldo.
Riporto il testo, come da articolo.

Questi mesi estivi sono stati segnati dalla vicenda di Eluana Englaro, la giovane lecchese che, per un incidente stradale occorsole sedici anni fa, vive in stato vegetativo conseguente a un coma da trauma cranico. La partecipazione commossa alla sorte di questa giovane, la condivisione e il rispetto per la situazione di sofferenza nella quale versa la famiglia, sono i nostri primi sentimenti. È una condizione, quella di Eluana, che peraltro interessa circa altri due mila nostri concittadini sparsi per il territorio nazionale. Per loro e le loro famiglie, come pure per altri malati gravemente invalidati, è necessario un efficace supporto da parte delle istituzioni. Non è questa la sede per richiamare l’iter abbastanza complesso che, rendendo questo caso emblematico, ha nel contempo evidenziato la nuova situazione venutasi a determinare in seguito a pronunciamenti giurisprudenziali che avevano inopinatamente aperto la strada all’interruzione legalizzata del nutrimento vitale, condannando in pratica queste persone a morte certa. Si è imposta così una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che – questa l’attesa - riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito – fuori da gabbie burocratiche - di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza. Dichiarazioni che, in tale logica, non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie. Una salvaguardia indispensabile, questa, se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi. Quel che in ultima istanza chiede ogni coscienza illuminata, pronta a riflettere al di fuori di logiche traumatizzanti indotte da casi singoli per volgersi al bene concreto generale, è che in questo delicato passaggio – mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico - non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano. La vita umana è sempre, in ogni caso, un bene inviolabile e indisponibile, che poggia sulla irriducibile dignità di ogni persona (cfr Benedetto XV, Discorso di saluto e accoglienza ai giovani, Sydney, 17 luglio 2008), dignità che non viene meno, quali che siano le contingenze o le menomazioni o le infermità che possono colpire nel corso di un’esistenza. Alla luce di questa consapevolezza iscritta nel cuore stesso dell’uomo, e che non è scalfibile da evoluzioni scientifiche o tecnologiche o giuridiche, noi guardiamo con fiducia alle sfide che il Paese ha dinanzi a sé, sicuri che il nostro popolo - con l’aiuto del Signore - saprà trovare le strade meglio corrispondenti alla sua voglia di futuro e alla sua concreta vocazione.

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22 settembre 2008
L' ibis migratore.


Questa cosa che bisogna rieducare gli uccelli alle migrazioni è interessante.

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21 settembre 2008
Moschee / Bibblioteche nel deserto.
Leggevo delle biblioteche nel Sahara tra Mali, Marocco e Mauritania. Questi edifici sono costruiti in mezzo al deserto e fatti per lo più di mattoni e fango. Sono costruzioni “provvisori” e ogni anno sono oggetto di manutenzione e rinforzo per evitarne la distruzione.

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21 settembre 2008
Casablanca.
Perchè il nome di Casablanca è associato, oltre che al celeberrimo film, al cambiamento del sesso? Diventando quasi linguaggio comune “Sei andato a Casablanca?” “Vai a Casablanca!” Ebbene, il motivo è presto sppiegato. Negli anni ‘60 si sviluppò un centro di medicina avangaurdistica che si specializzò proprio nel cambiamento del sesso. Questo insieme a costi inferiori rispetto ai paesi occidentali (un terzo in meno generalmente) e a liste di attesa brevi hanno fatto di Casablanca un luogo rinomato per chi volesse cambiare sesso. Rapidamente e spendendo meno. E, cosa non meno impotante, lontano dal proprio paese, dalla propria città, dalla propria nazione.

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20 settembre 2008
Mc Guffin.

Da Wikipedia:

Mc Guffin è un termine coniato dal celebre regista Alfred Hitchcock; con questo vocabolo si identifica un espediente attraverso il quale si fornisce dinamicità alla trama.Il Mc Guffin è un qualcosa che per i personaggi del film ha un’ importanza cruciale, attorno al quale si crea enfasi e si svolge l’azione ma che non possiede un vero significato per lo spettatore. Un celebre Mc Guffin è quello attorno al quale ruota il “mistero della valigetta” in Pulp Fiction: alla fine del film lo spettatore non sa cosa contenga la valigetta (che rappresenta il Mc Guffin), ma grazie a questo espediente il regista ha potuto giustificare diverse sequenze narrative.Ciò che caratterizza il Mc Guffin rispetto ad un altro espediente narrativo è che non ha importanza cosa l’oggetto in questione sia specificamente, poiché non ha altro impatto sulla storia oltre a quello di fornire ai personaggi una motivazione - tanto che, come nel già citato Pulp Fiction oppure nel film Ronin, la sua vera natura a volte non è nemmeno svelata.Al contrario, l’Anello nel romanzo Il Signore degli Anelli di Tolkien non è un Mc Guffin, poiché i suoi poteri risultano rilevanti sia dal punto di vista narrativo che da quello tematico.




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18 settembre 2008
Finanziamenti al cinema.
Ogni anno il Ministero dei Beni Culturali ha un budget di 80 milioni per finanziare il cinema, generalmente film (che abbiano quanto meno un interesse culturale), ma anche festival. 80 milioni ogni anno. I risultati al botteghino dei film finanziati sono spesso imbarazzanti. Uno dei problemi è che i finanziamenti per i film di registi all’esordio (le opere prime per intenderci) possono essere finanziate anche per il totale (un po’ meno) dei costi. Mentre per tutti gli altri film il finanziamento può arrivare al massimo al 50% del totale dei costi, la restante metà devono mettercela i produttori. Ecco così che l’Italia è esplosa di opere prime, proprio per giovare di questa legge, ed accanto a rarissime eccezioni (su tutte “La ragazza del lago”), il resto è sconfortante. Società nate all’improvviso con registi improvvisati giusto per ricevere i finanziamenti, intascare i soldi girare un film che mai nessuno vedrà. Nè al cinema, nè in dvd, e chissà mai se in televisione. Altro problema è forse ancora più scandaloso: la società/regista che chiede il finanziamento, una volta ottenuta la delibera del finanziamento, ha tempo un anno per trovare il restante denaro per comprire il budget del film per l’intero e firmare quindi la delibera: a questo punto non ci sono altre scadenza, cioè il film puù essere girato oggi, domani tra tre anni, chissà quando. Ecco perchè ci sono tanti film finanziati dal Ministero che sono in stallo o nella fase iniziale di post-produzione, cioè non ancora iniziati, pur con il finanziamento pubblico intascato.

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18 settembre 2008
Red Bull, Toro Rosso. e Dietrich Mateschitz.

La Toro Rosso è la ex Minardi. La Red Bull ha invece acquistato la licenza di correre in Formula 1 dalla Jaguar, che ebbe breve vita in F1. La Toro Rosso venne poi acquistata per il 50% da Gerald Berger. La Red Bull ha motore Renault (che non vanno proprio benissimo), mentra la Toro Rosso ha motore Ferrari (che gli permette di ritrovarsi spesso prima del fratello maggiore Red Bull). La sede della Toro Rosso è a Faenza e nonostante una proprietà, come detto, tutta austriaca (Berger + Red Bull) ha cuore italiano, motore italiano, stabilimenti italiani e l'inno italiano è quello che si è sentito quando Vettel ha vinto il GP di Monza. A marzo il capo della Red Bull, Dietrich Mateschitz, annuncia che la Toro Rosso è in vendita, perchè dall'anno prossimo non si potranno utilizzare macchina progettata e costruite da altre scuderie (come avviene adesso con la Toro Rosso che ha motori Ferrari), ma tutto deve essere progettato e costruito all'interno della scuderia.

Storia in pillole della Red Bull. Dopo 10 anni di Università, Dietrich Mateschitz decide di laurearsi. Entrato nel mondo del lavoro si occupa prevalentemente di marketing: lavora anche per un'azienda di dentifricio che lo manda per lavoro in Thailandia. Lì scopre una energy-drink, la Krating Daeng, fenomenale per sconfiggere il jet-lag. Decide di importarla in Europa con qualche modifica per renderla più vendibile ai sapori occidentali. Succede che poi, da navigato esperto di marketing, si focalizza quasi esclusivamente sul mondo giovanile come target di riferimento. Punta quindi sullo sport e sulle auto in particolari. Da qui la discesa in campo nel mondo della F1, dapprima come semplice sponsor (segnatamente la Sauber), poi come vero e proprio proprietario.

Si è parlato a lungo degli effetti "pericolosi" della Red Bull. Io non ho una posizione al riguardo nè però bevo la Red Bull. Ho trovato un sito che pare tenti di fare chiarezza. Forse.


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permalink | inviato da JPier il 18/9/2008 alle 21:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
17 settembre 2008
Forse si è tornati..
Forse..
sicuramente più brevi..

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permalink | inviato da JPier il 17/9/2008 alle 21:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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